Il 3 ottobre ci sarà una grande manifestazione contro gli inceneritori, a Roma
Oltre trenta realtà tra associazioni, comitati e forze politiche scendono in piazza a Roma contro l’inceneritore di Santa Palomba e altri impianti, a pochi giorni dall’udienza del TAR prevista per il 7 ottobre.
Il 3 ottobre 2026 Roma sarà attraversata da un corteo nazionale di protesta contro la costruzione gli inceneritori. Il percorso, da via Barberini lungo via del Tritone fino a Palazzo Chigi, è stato scelto da oltre trenta realtà tra associazioni, comitati territoriali, sindaci e forze politiche che promuovono la manifestazione, nata attorno alla vicenda del termovalorizzatore di Santa Palomba ma pensata come momento di convergenza nazionale, aperto a tutte le comunità che in Italia si oppongono alla costruzione di nuovi inceneritori o chiedono la chiusura di quelli esistenti.
Il tragitto non è casuale. Secondo quanto dichiarato dalla Rete Tutela Roma Sud, promotrice dell’iniziativa insieme a decine di altre sigle, attraversare il centro della città serve innanzitutto a rompere il silenzio su un progetto raccontato per anni come inevitabile, nonostante le criticità ambientali e democratiche sollevate dai comitati.
Lungo il percorso si incontrano inoltre alcune sedi riconducibili al gruppo Caltagirone, coinvolto nella vicenda su due fronti: quello economico, attraverso Vianini Lavori — una delle imprese a cui sono stati affidati direttamente i lavori di costruzione dell’impianto — e quello dell’informazione, attraverso il quotidiano Il Messaggero.
La mobilitazione arriva quattro giorni prima di un appuntamento cruciale: il 7 ottobre il TAR del Lazio esaminerà nel merito i quattro principali ricorsi contro l’impianto. Secondo i promotori della manifestazione, per la prima volta i giudici entreranno nelle questioni di fondo, tra cui il presunto conflitto di interessi di Roma Capitale, che nella gestione del procedimento riveste al tempo stesso il ruolo di autorità competente, di committente e, tramite la partecipata Acea, di azionista del soggetto proponente — una configurazione che una recente sentenza della Corte di Giustizia europea avrebbe esplicitamente escluso. Si contesta inoltre la mancata valutazione delle criticità legate alla localizzazione dell’impianto in fase di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), come richiesto dal Consiglio di Stato, insieme ad altre presunte violazioni procedurali, per una delle quali è stato presentato anche un esposto penale.
Il manifesto nazionale della mobilitazione, dal titolo “Il futuro non si brucia”, allarga lo sguardo oltre il caso romano e avanza al governo una serie di richieste: l’aggiornamento del Programma nazionale di gestione dei rifiuti, una legge che renda obbligatorio il biomonitoraggio ambientale e sanitario indipendente nelle aree con impianti di smaltimento, una moratoria sui nuovi inceneritori e la dismissione progressiva di quelli esistenti, oltre alla piena trasparenza sui contratti di concessione e alla revoca dei poteri commissariali utilizzati, secondo i firmatari, per derogare alle normative a tutela dei cittadini.
Proprio i termini del contratto per l’impianto di Santa Palomba sono al centro delle critiche: la concessione, affidata al raggruppamento RenewRome – di cui fanno parte Acea Ambiente, Suez, Kanadevia Inova, Vianini Lavori e RMB – avrebbe una durata di 33 anni e 7 mesi, con una fornitura minima garantita di 600mila tonnellate di rifiuti l’anno a prezzo fissato per l’intera durata del contratto. Una scelta, sostengono i promotori del corteo, che vincolerebbe per decenni le politiche pubbliche sui rifiuti a un unico modello industriale.
Il corteo si chiuderà davanti a Palazzo Chigi anche per un motivo istituzionale: il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha portato avanti il progetto grazie ai poteri di Commissario straordinario del Governo, un incarico che i promotori della manifestazione chiedono non venga prorogato né trasformato in un assetto permanente. Tra le altre richieste avanzate nel manifesto figura anche la contestazione della proroga concessa dalla Commissione europea sull’esenzione dell’impianto dal sistema ETS di scambio delle quote di emissione.
Il tema degli inceneritori è da sempre controverso. La gerarchia dei rifiuti stabilita dalla direttiva UE colloca prevenzione, riuso e riciclo prima del recupero energetico, relegando l’incenerimento a soluzione residuale. Tuttavia, molti degli impianti esistenti restano al momento necessari per gestire ampie quote di rifiuti non ancora intercettate da riciclo e differenziata, ma la stessa Commissione europea considera l’incenerimento un modello destinato a essere superato, non da consolidare, in una prospettiva di reale economia circolare.
Il rischio, sottolineato anche dai promotori della manifestazione, è che la costruzione di nuovi impianti di grandi dimensioni generi un lock-in tecnologico: strutture pensate per funzionare per decenni finiscono per richiedere flussi costanti di rifiuti per essere sostenute economicamente, condizionando così le politiche pubbliche future e frenando proprio quella riduzione dei rifiuti che dovrebbe essere l’obiettivo primario.







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