Gli attivisti incontrano Conad: “Finché non rinunciano ad abbattere gli alberi non ce ne andiamo”
Conad ha incontrato l’assemblea di Bosco Ospizio: all’ordine del giorno il progetto di abbattimento di un’area verde urbana necessario per la costruzione di un grande supermercato.
È un testa a testa che probabilmente durerà ancora a lungo. È questa la sensazione che è arrivata dall’incontro fra l’assemblea di Bosco Ospizio e Conad, tenutosi l’altro ieri a Reggio Emilia. Da un lato il progetto di salvaguardia delle associazioni di cittadini e cittadine che chiedono di rinunciare alla cementificazione dell’area verde; dall’altro Conad, che ha promesso che analizzerà la controproposta ma al tempo stessa ha chiarito che non può e non vuole rinunciare alla costruzione del centro commerciale. In mezzo il Comune.
«Le prospettive sono abbastanza cupe, la promessa di valutare la proposta in qualche giorno l’abbiamo strappata con le unghie e con i denti». mi spiega Alessia, attivista di Extinction Rebellion, una delle sigle che fanno parte dell’assemblea di Bosco Ospizio. «Sulla riduzione della parte di cementificazione c’è stato un no senza margine di trattativa. Loro hanno detto che sono già stati fatti investimenti milionari è tornare indietro è impossibile».
Nonostante le prospettive di trovare una soluzione condivisa e soddisfacente per tutte le parti in causa siano remote, l’incontro con Conad è considerato da attivisti e attiviste un successo e un punto importante della mobilitazione. “Per più di due anni – scrivono – ci è sembrato miracoloso che trenta o cinquanta persone, con qualunque meteo, in qualunque stagione e anche a Ferragosto, venissero una volta a settimana alla nostra assemblea permanente. Miracoloso ma giusto, un tesoro di comunità che avremmo voluto far comprendere a tutti. Da quasi un mese viviamo insieme al Campo di Marte, di assemblee ce ne è una al giorno, e le persone là, e ieri in piazza, si sono moltiplicate per dieci”.
Il fatto di aver ottenuto la possibilità di sedersi al tavolo delle trattative è considerata una vittoria della mobilitazione dal basso: “Abbiamo ottenuto di poter parlare, finalmente, delle condizioni climatiche che ci impongono questi ragionamenti e le posizioni che abbiamo assunto. Abbiamo ottenuto, soprattutto, la convinzione di avere tanta parte della città dalla nostra parte. Bosco Ospizio vive ancora grazie a noi, dove sappiamo, ma anche in questi momenti di socialità calda e viva”.
Nel concreto tuttavia Alessia mi confessa che le speranze di aver un riscontro positivo da parte di Conad sono davvero minime e anche il Comune non sembra avere una posizione supportiva: «Si sono presi due o tre giorni per valutare la controproposta e ci hanno chiesto anche di lavorare insieme su quella che sarà la piccola parte di verde rimanente, mentre il Comune ha ribadito l’invito a pensare ad altre zone della città in cui fare progetti di verde, lasciare perde Bosco Ospizio e andare a casa. Si è percepito un certo fastidio sia per il boicottaggio che per questo presidio prolungato».
Ciononostante l’entusiasmo dell’assemblea Bosco Ospizio non accenna a diminuire: «Nel caso in cui da Conad arrivi – come temiamo – una risposta negativa, noi comunque non abbiamo alcuna intenzione di mollare il presidio. Qui ancora l’energia non è calata, non è ancora arrivato il freddo, anzi c’è ancora molto caldo, la gente continua a dormire in tenda, a venire la mattina alle 6».







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