Fotovoltaico galleggiante per risolvere la crisi idrica del lago Trasimeno
Da Ecofuturo una proposta che avrebbe diversi effetti positivi sia sulla situazione delle acque del lago che sulle comunità della zona: il fotovoltaico galleggiante.
Il lago Trasimeno sta attraversando una crisi idrica sistemica e senza precedenti. Anni di politiche e scelte strategiche miopi – spesso finalizzate solamente a favorire lo sfruttamento delle acque lacustri da parte di attività produttive, turistiche e commerciali – hanno determinato la situazione attuale. Soprattutto negli ultimi anni sembra che istituzioni e opinione pubblica si siano rese conto della gravità della situazione, anche se le soluzioni proposte sinora hanno le sembianze di pezze messe al volo per tamponare un’emergenza. E, ancora una volta, seguono logiche più economiche che ecologiche.
Un esempio? Qualche mese fa, per affrontare un abbassamento dei livelli delle acque che in alcuni punti era stato così marcato da rendere impossibile la navigazione da parte dei traghetti turistici, era stato proposto di utilizzare imbarcazioni alternative fornite da privati con pescaggio ridotto e quindi in grado di muoversi anche in acque molto basse. Nessuna strategia significativa incentrata sulla riduzione dell’impatto delle attività antropiche che hanno contribuite a genera la crisi idrica è stata pensata e tanto meno attuata.
Pochi giorni però è arrivata un’idea che unisce effetti positivi sul principale problema del lago – l’evaporazione dell’acqua, che lo sta progressivamente svuotando – a una buona pratica ecologica che andrebbe a vantaggio della popolazione della zona ovvero la produzione di energia elettrica a impatto quasi zero. La proposta è stata ideata dal team di Ecofuturo, rete di aziende e altre realtà che si occupano di energia e sostenibilità che ogni anno organizza un festival e pubblica una rivista bimestrale su questi temi.
Il fulcro della proposta, presentata nei giorni scorsi a Teleambiente dall’imprenditore energetico Fabio Roggiolani, è il fotovoltaico galleggiante. La tecnologia è relativamente recente: arrivata dal Giappone nel 2007, è da una quindicina d’anni che si sta diffondendo anche in Europa e in Italia, dove il primo brevetto risale al 2008. Si tratta di una soluzione che utilizza strutture modulari galleggianti poste su specchi d’acqua su cui vengono installati dei pannelli fotovoltaici. Cavi d’acciaio ancorati alla riva mantengono gli impianti di fotovoltaico galleggiante in posizione, collegati alla terraferma tramite cavi. Il vantaggio principale di questa tecnologia è che il freddo dell’acqua garantisce una temperatura di esercizio più bassa di quella dei classici pannello fotovoltaici, migliorando le rese energetiche fino al 15%.
Ma, come spiega Roggiolani, i vantaggi individuati da Ecofuturo sarebbero soprattutto per il lago Trasimeno: “Ogni metro quadro di flottante evita l’evaporazione di 2,6 metri cubi di acqua, che evapora non solo a causa del caldo attuale, ma anche di quello degli ultimi anni”. L’imprenditore ne sottolinea altri, come “i sistemi di ecodragaggio a circuito chiuso, senza muovere la sabbia, per salvare l’ecosistema del lago, senza uccidere quindi per soffocamento i pochi pesci rimasti”. Una soluzione che permetterebbe anche a tutti gli abitanti rivieraschi del lago di avere l’energia al prezzo di costo.
Per quanto riguarda la compatibilità con due delle attività principali delle comunità del Trasimeno – la pesca e il turismo –, Ecofuturo ha delle proposte: “Questo è un progetto che abbina varie soluzioni, per esempio anche l’alleanza con i pescatori per far ripartire la pesca ed altri aspetti. Il fotovoltaico galleggiante può essere anche un’opera d’arte e una attrazione turistica. Ci sono molti esempi, ed alcuni li ha presentati anche in un post l’assessore Thomas De Luca in cui si dimostra che si può fare flottante facendo bellezza, e quindi diventa una forma di attrazione”.
Essendo quella del fotovoltaico galleggiante una tecnologia relativamente recente, sono ancora allo studio i suoi possibili impatti negativi sull’ambiente. Pur non essendoci ancora uniformità tuttavia, sono diverse le ricerche – una delle più complete è stata effettuata nel 2021 in Olanda dall’Università di Scienze Applicate Hanze di Groningen – che hanno rilevato che gli effetti sarebbero minimi, soprattutto in termini di irraggiamento e ossigenazione delle acque e degli esseri viventi che le abitano. Anzi, sono stati individuati elementi migliorativi come la protezione dall’erosione e la conseguente crescita di vegetazione.







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