Nel lago Trasimeno c’è così poca acqua che non si riesce più a navigare
La crisi idrica ha raggiunto livelli da record sul lago Trasimeno. Oltre alla situazione in sé, a preoccupare è anche la tipologia di interventi allo studio, finalizzati quasi esclusivamente alla tutela delle attività commerciali.
Una crisi idrica senza precedenti sta colpendo il lago Trasimeno e sta influenzando pesantemente tutte le attività delle comunità che si affacciano sullo specchio d’acqua. Ma non si tratta di un fulmine a ciel sereno, anzi. La crisi idrica è in atto da anni ed è sistemica: gli effetti del cambiamento climatico – in particolare la scarsità di piogge e l’aumento delle temperature – hanno innescato portato il Trasimeno verso un punto di non ritorno.
In questi giorni si parla molto di un dato preoccupante: l’acqua del lago è 1,7 metri sotto lo zero idrometrico – un valore di riferimento che si usa per monitorare l’innalzamento e l’abbassamento del livello dell’acqua nei laghi. È però opportuno specificare che è dal 2022 che, pur non avendo mai raggiunto questi livelli, l’acqua è sotto lo zero idrometrico.
La risonanza che hanno gli allarmi lanciati in questi giorni riguarda una precisa attività umana: la navigazione. Busitalia infatti, la società che gestisce i traghetti che collegano San Feliciano – sulla sponda est del Trasimeno – con l’Isola Polvese – la maggiore del lago – ha interrotto le corse. Il livello dell’acqua infatti è troppo basso e le imbarcazioni rischiano di arenarsi sul fondale. Sono allo studio soluzioni di emergenza, come la sostituzione dei traghetti con barche private più piccole e con un pescaggio ridotto, in grado di navigare anche in acque basse.
Questo provvedimento rischia di avere effetti negativi molto forti sulla comunità locale, per cui il turismo è un comparto fondamentale. La Polvese infatti ospita diverse attività ricettive, rassegne culturali, spazi di comunità, bar e ristoranti che ovviamente, senza un collegamento attivo, non possono lavorare. Fra le polemiche che questa situazione ha sollevato c’è anche quella su ritardi e negligenze nelle opere di dragaggio e pulizia dei fondali, che potrebbero aumentare la facilità di navigazione.
L’aspetto più preoccupante tuttavia è quella che sembra essere una diffusa incapacità di vedere la big picture, ignorando o quantomeno sottovalutando la crisi idrica finché non provoca – come sta avvenendo in questi giorni – danni concreti e tangibili alle attività umane. Eppure, come detto in apertura, i problemi del Trasimeno si trascinano da decenni. “Nella seconda metà degli anni ’50 ci fu una crisi così forte che si poteva arrivare ad Isola Maggiore a piedi”, scrive Costanza Coloni in una approfondita analisi che ha realizzato per Italia Che Cambia sul tema.
Nei giorni scorsi le temperature dei principali centri della Regione hanno sfiorato i 40°C e l’acqua del lago sta letteralmente evaporando. Ciononostante, sinora sono state proposte solo soluzioni a breve termine volte a risolvere la situazione contingente. È l’interruzione dei flussi turistici che viene percepita come emergenza, non la crisi ambientale gravissima che perdura da anni, aggravandosi costantemente.
Per anni – nonostante l’istituzione dell’Unione dei Comuni per gestire i fondi, soprattutto europei, destinati al Trasimeno – non è stato fatto nulla e finanziamenti già stanziati sono rimasti fermi a causa della burocrazia e del mancato coordinamento fra le varie istituzioni. Lo scorso anno è stato stanziato un milione di euro per interventi sistemici. Un’azione importante che però non convince: tre quarti della cifra sono destinati a opere funzionali alla navigazione, come dragaggio dei fondali nei pressi dei pontili, manutenzione delle darsene e altri interventi volti a “garantire la piena fruibilità degli scali lacustri”.
Un piano straordinario era stato promesso a fine 2024, contestualmente allo stanziamento dei fondi sopra citati per gestire l’emergenza immediata, ma mai realizzato. L’opposizione in Regione ha sollecitato la Giunta nei giorni scorsi ma chiedendo esclusivamente interventi di carattere economico per sostenere le attività imprenditoriali danneggiate dalla crisi idrica. Eppure, secondo un ex operatore balneare locale intervistato da Costanza Coloni per la sua mini inchiesta, “sono stati gli interessi economici ad aver alimentato la cattiva gestione del territorio nel tempo. Se ci si fosse davvero preoccupati della salute del lago, che qui è parte integrante della comunità, non si sarebbe arrivati a questo punto”.






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