La crisi climatica al lago Trasimeno va oltre l’emergenza immediata
Crisi climatica, sfruttamento eccessivo e politiche che intervengono solo sull’emergenza senza una visione a lungo termine hanno provocato una crisi idrica gravissima per il lago Trasimeno, che rischia addirittura di prosciugarsi.
L’Europa si sta riscaldando molto in fretta. I dati del programma Copernicus, gestito dalla Commissione Europea, raccontano di un continente che si sta surriscaldando due volte più velocemente della media mondiale. Con piogge meno uniformemente distribuite nel corso dell’anno e temperature sensibilmente in aumento, le riserve d’acqua soffrono e le zone umide sono in pericolo. Con loro, rischiano di scomparire anche ecosistemi ricchi e variegati, economie e memorie locali e persino le capacità stesse del territorio di resistere all’aumento di calore previsto; le riserve d’acqua possono infatti aiutare a regolare le temperature.
Tra queste, il lago Trasimeno è, suo malgrado, cartina al tornasole di una crisi ben più ampia. Quarto in Italia per dimensioni, il lago è più grande dell’intero Comune di Firenze. Ma dal momento che il suo livello dipende dalle precipitazioni – e vista la sua tendenza all’evaporazione con le alte temperature –, il Trasimeno si trova oggi a un metro e ottanta al di sotto della sua soglia di riferimento. I panorami sono ancora suggestivi e i turisti sono felici di godersi la quiete del paesaggio. Ma i residenti sanno bene che le spiagge hanno cambiato il loro perimetro negli ultimi anni, che ora c’è sabbia dove prima c’era acqua.
In questo scenario, finalmente si discute del Trasimeno a livello nazionale. Se ne parla sui programmi di informazione delle reti principali, ma i toni della comunicazione sono sempre quelli dell’emergenza più immediata. Si denuncia che in alcuni Comuni, come San Feliciano, Passignano e Castiglione del Lago, piccoli insetti chiamati chironomidi sono proliferati a causa del caldo, rendendo le serate estive meno piacevoli.

O ancora, del fatto che i traghetti per l’Isola Polvese sono stati sospesi per la mancanza d’acqua, anche se la tratta è ancora navigabile tramite un servizio di barche più piccole offerto dalla regione. Ma ormai l’emergenza è all’ordine del giorno. Solo un anno fa si discuteva di un’altra crisi in atto: ci si preoccupava dei pesci carassi morti a riva, resi immunodepressi dalle alte temperature dell’acqua.
Si cercano di risolvere i problemi più immediati, come è giusto. Ma le difficoltà non sono destinate a scomparire con la fine dell’estate o nei prossimi anni. Piuttosto, è stato proprio uno sguardo a breve termine che ha portato alla situazione di oggi, sia su scala locale che globale. A ogni livello è mancata lungimiranza. Su scala globale è ben noto che lo sfruttamento indiscriminato delle risorse fossili a scapito dell’equilibrio con l’ecosistema ha causato e continua a causare l’aumento delle temperature in tutto il pianeta.
Anche al Trasimeno lo sfruttamento intensivo del territorio ha messo in pericolo il lago stesso nei decenni passati. Basti pensare a quando, nella prima metà del Novecento, il lago fu chiuso in quello che gli storici Gambini e Massarelli chiamano “una camicia di forza” per allargare il perimetro delle terre coltivabili intorno a esso. Anche a causa di queste scelte, negli anni successivi il lago scese di più di due metri sotto lo zero idrometrico, una situazione che è stata superata soltanto attraverso l’immissione di acqua dai torrenti limitrofi.
A queste scelte critiche di politica locale si è sovrapposto il riscaldamento globale. Copernicus riporta che nell’estate 2025 il lago Trasimeno ha avuto la terza peggiore variazione di temperatura superficiale dell’acqua in Europa Centro-Meridionale. Vista la sua scarsa profondità, non si tratta affatto di una buona notizia. E mentre dopo la crisi degli anni ’50 si poteva sperare in un clima migliore, oggi sappiamo che le temperature globali peggioreranno, un dato su cui la comunità scientifica è assolutamente concorde.

Già nel 2013 Ludovisi e altri colleghi dell’Università di Perugia applicavano le previsioni dell’IPCC – l’Intergovernmental Panel on Climate Change, l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamento climatico – al caso Trasimeno in un paper scientifico, evidenziando i rischi strutturali per il lago legati al cambiamento climatico. Il team ha calcolato che, senza interventi, il lago potrebbe scomparire entro la fine di questo secolo.
Il modello risale a più di dieci anni fa e andrebbe aggiornato perché da allora qualche intervento è stato apportato: dopo anni di trattative, è stata addotta l’acqua dalla diga di Montedoglio, che porterà al lago circa 10 centimetri di acqua all’anno. Ma a fronte di perdite che possono toccare persino qualche centimetro a settimana nei mesi estivi, l’apporto del Montedoglio rimane soltanto il tassello di un puzzle più grande.
Se anche nei prossimi mesi e nelle prossime estati la situazione del lago dovesse migliorare, come è possibile che avvenga se dovesse piovere di più, sarà comunque indispensabile tenere a mente che il trend complessivo tende al drastico peggioramento e che è fondamentale agire con lungimiranza poiché l’emergenza è profonda e strutturale. Lo sfruttamento miope dell’ecosistema, opposto a una politica di vita in equilibrio con l’ambiente, è problematico a tutti i livelli. L’attenzione sulla questione climatica deve rimanere al centro soprattutto nei periodi di quiete, su scala locale, Europea e globale, anche quando la pressione dell’emergenza immediata sembrerà calare.
Informazioni chiave
L’allarme di Copernicus
I dati del programma europeo sul clima raccontano di un continente che si sta surriscaldando due volte più velocemente della media mondiale.
Il caso del Trasimeno
Il lago Trasimeno, particolarmente sensibile all’aumento delle temperature, sta attraversando una profonda crisi idrica.
Sovrasfruttamento
Una delle concause è lo sfruttamento del territorio a fini agricoli e produttivi, che nel corso dei decenni ha aggravato la crisi.
Manca una visione a lungo termine
La quasi totalità degli interventi realizzati in questi anni è stata guidata da una logica emergenziale, mentre mancano proposte di soluzioni sistemiche.










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