Il lago Trasimeno è invaso dagli insetti
La proliferazione dei chironomidi sul Trasimeno, legata alla siccità e al calo del livello del lago, riaccende il dibattito politico. Ma la crisi idrica resta sullo sfondo.
Nelle ultime settimane il lago Trasimeno è invaso dai chironomidi, piccoli insetti simili a zanzare (ma che non pungono) capaci di formare sciami tanto fitti da rendere difficile la vita all’aperto per le persone nelle ore serali.
Il fenomeno si ripete ciclicamente da decenni nella stagione calda, ma quest’anno ha assunto proporzioni tali da diventare un caso. La stampa locale ne parla da settimane e il Consiglio regionale dell’Umbria ne ha discusso in aula il 9 luglio, dopo un’interrogazione di un consigliere di Fratelli d’Italia.
Alla base di fenomeni di questa portata ci sono due cause principali: la siccità e l’eutrofizzazione. Il Trasimeno si trova da mesi a 1,7 metri sotto lo zero idrometrico; le sue acque sono talmente basse da renderlo per ampie zone non navigabile. La minore quantità di acqua comporta un aumento delle temperature e le temperature più elevate accorciano il periodo di vita delle larve degli insetti, che si sviluppano nei fondali. Quindi il ciclo riproduttivo si velocizza e si moltiplicano più generazioni nella stessa stagione.
Inoltre i chironomidi proliferano soprattutto in acque eutrofizzate, ovvero dove c’è elevato carico organico (nutrienti, nitrati, fosfati) e scarsità di predatori naturali.
Le misure in campo restano per ora quelle collaudate: trattamenti larvicidi biologici distribuiti con un’imbarcazione della Provincia di Perugia, affiancati da dispositivi come le lampade Tofolamp e la cosiddetta “Isola B”, una piattaforma galleggiante entrata in funzione nel maggio 2025 che avrebbe intercettato quest’anno circa 40 milioni di chironomidi.
La Regione sta inoltre sperimentando lampade a luce rossa e gialla, e ha avviato un confronto tecnico con l’Ungheria, dove il lago Balaton conosce un fenomeno analogo.
Tra le richieste avanzate in aula dall’opposizione un maggiore utilizzo degli insetticidi e un intervento di manutenzione più incisivo sui canneti del lago. Interventi che però potrebbe sortire effetti contrari a quelli sperati. In un ampio reportage che avevamo pubblicato lo scorso anno, a firma di Costanza Coloni, lo storico del lago Ermanno Gambini, pur riconoscendo l’importanza della manutenzione, affermava ad esempio che il taglio ripetuto delle sponde impedisce ai canneti di espandersi e irrobustirsi verso l’acqua, minando la salute complessiva del lago.
Il dibattito politico, in effetti, si concentra quasi esclusivamente sull’emergenza immediata: la tutela di bar, ristoranti, la salvaguardia della stagione turistica, lasciando sullo sfondo le cause strutturali del problema.
Nel suo articolo Costanza Coloni oltre a ricostruire le cause profonde dell’abbassamento del lago, dal prelievo eccessivo di acqua per l’agricoltura, alla mancanza di manutenzione di fossi e canneti, fino al taglio ripetuto delle sponde, raccontava anche le soluzioni strutturali attualmente allo studio. Come il trasferimento di acqua dalle dighe di Montedoglio e del Chiascio, o il lavoro di cittadini organizzati in rete per sollecitare dragaggi e interventi di cura del bacino, in assenza di un coordinamento efficace tra le istituzioni competenti.
Rispetto a quell’analisi, le misure oggi in discussione per contrastare i chironomidi appaiono sintomatiche piuttosto che strutturali: si concentrano sul contenimento dell’insetto, con trattamenti larvicidi, lampade, ristori alle attività commerciali, ma non toccano la causa.
Negli ecosistemi acquatici, la crescita abnorme di una singola specie è quasi sempre il sintomo di uno squilibrio più profondo. La proliferazione dei chironomidi è la spia di un lago che fatica a mantenere il proprio equilibrio. Intervenire soltanto sul sintomo, disinfestando, tagliando, o illuminando le sponde di luci gialle, può alleviare il disagio nell’immediato, ma rischia di lasciare intatte, o persino di aggravare, le condizioni che hanno reso possibile la proliferazione.








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