Il Burkina Faso ha vietato alle Ong di pubblicare immagini umilianti sugli aiuti umanitari
Una misura di tutela della dignità, che si inserisce però in una più ampia stretta sulla società civile.
Il 2 luglio 2026, durante il Consiglio dei ministri presieduto dal capitano Ibrahim Traoré, a capo del governo insediatosi dopo il colpo di stato del settembre 2022, il Burkina Faso ha adottato un decreto che vieta alle organizzazioni non governative e agli enti umanitari di scattare, esporre o diffondere immagini e video che ritraggano i beneficiari degli aiuti in modo giudicato degradante o sfruttatorio, in particolare nell’atto di ricevere donazioni.
Si tratta delle classiche immagini da campagna di raccolta fondi: il bambino scalzo o con il ventre gonfio fotografato mentre riceve un sacco di riso o una cassetta di beni di prima necessità, la fila di persone in attesa davanti a un furgone con il logo dell’ong bene in vista, gli scatti “prima e dopo” pensati per mostrare il contrasto tra la sofferenza e l’intervento salvifico dell’organizzazione. Immagini che da decenni accompagnano appelli su manifesti, spot televisivi e più di recente post sui social media, costruite apposta per suscitare compassione immediata e spingere alla donazione, spesso senza il consenso informato delle persone ritratte e a scapito della loro dignità.
Secondo la ministra della Famiglia e della Solidarietà, l’obiettivo dichiarato del provvedimento è porre fine all’uso della povertà e della sofferenza umana come strumento promozionale o di raccolta fondi, garantendo alle persone vulnerabili un trattamento rispettoso della loro dignità.
Il tema, di per sé, non è nuovo nel dibattito internazionale sulla comunicazione umanitaria: da anni organizzazioni ed esperti di etica dell’informazione discutono del cosiddetto “poverty porn”, ovvero l’uso di immagini di sofferenza estrema per suscitare compassione e donazioni, spesso a scapito della dignità delle persone ritratte. Su questo fronte, la misura burkinabé si inserisce in una sensibilità condivisa da molte reti umanitarie internazionali, che negli ultimi anni hanno adottato codici di condotta volontari sulla rappresentazione dei beneficiari.
Il decreto, tuttavia, non si ferma alle sole immagini. Introduce anche un obbligo di accreditamento per le organizzazioni umanitarie, che permetterà allo Stato di avere “uno sguardo particolare” sulla loro distribuzione sul territorio nazionale e sulle rispettive zone di intervento.
Un dettaglio che va letto insieme al contesto più ampio in cui la misura arriva: il Burkina Faso contemporaneo, sotto il governo militare insediatosi dopo il colpo di stato del settembre 2022, affianca misure di emancipazione e sovranità a una stretta sulla società civile.
Ad aprile 2026 sono state sciolte 118 organizzazioni non governative e associazioni, mentre da fine 2025 le ong sono tenute a richiedere un “visto statistico” prima di condurre ricerche o sondaggi sul campo. L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, sospeso a inizio anno, chiuderà definitivamente le proprie attività nel Paese entro il 30 novembre.
Il quadro umanitario in cui si muovono queste misure resta critico: secondo la Commissione europea, nel 2026 circa 4,5 milioni di persone in Burkina Faso avranno bisogno di assistenza umanitaria, e oltre 1,6 milioni necessiteranno di aiuti alimentari d’emergenza a causa del conflitto in corso contro i gruppi jihadisti, degli sfollamenti e delle condizioni climatiche avverse.
Le stesse organizzazioni internazionali segnalano crescenti difficoltà operative, tra restrizioni agli spostamenti, rischi di sicurezza e la richiesta, da parte delle autorità, di un coordinamento sempre più stretto tra ong e amministrazione statale.








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