Rai Scuola chiude dopo 62 anni. Oppure no?
Dal 1° ottobre lo storico canale Rai Scuola verrà sostituito da Italiana, un nuovo format sulle radici nazionali. La decisione ha suscitato polemiche, appelli e dibattiti.
È iniziato tutto con un post di Silvia Bencivelli – giornalista di punta di Rai Scuola e divulgatrice scientifica – che salutava il pubblico dello storico canale della televisione pubblica dopo aver appreso che sarebbe stato chiuso. Il post in questione ha sollevato un polverone mediatico che ha innescato proteste e petizioni, tanto da obbligare la Rai a diramare un comunicato in cui spiega la decisione e di fatto ribadisce che Rai Scuola non chiude davvero ma si trasforma. Eppure neanche questa puntualizzazione sembra aver portato chiarezza.
Quello che innegabilmente succederà è che il canale 57, fino a oggi dedicato a Rai Scuola, verrà assegnato al nuovo prodotto editoriale dal titolo “Italiana”, che sarà dedicato “interamente dedicato al racconto dell’identità del Paese sui territori”. La maggioranza di Governo – attaccata da opposizioni, opinione pubblica e diversi addetti ai lavori – chiarisce che la programmazione di Rai Scuola non cessa ma semplicemente si sposta sulla piattaforma streaming RaiPlay – con il programma a RaiPlay Scuola e Learning – dove dovrebbe essere più fruibile.
Le giustificazioni addotte sono di due. La prima riguarda appunto la fruibilità, che secondo la Rai sarebbe maggiore sulla piattaforma streaming, più adatta all’utilizzo didattico e più in linea con le abitudini di un pubblico giovane e digitalizzato. La secondo è di ordine commerciale. I numeri di RaiPlay sono in costante caduta: “Nel 2024 0,14%, nel 2025 0,13% e nei primi mesi del 2026 circa 0,09-0,10%”, sottolineano da via Mazzini.
Una spiegazione che non ha convinto. La stessa Silvia Bencivelli ha spiegato perché in un’intervista rilasciata a Domani: “È un comunicato stampa che ci tratta da sprovveduti, per non dire altro. Partiamo da un dato reale: qual è l’età media degli spettatori di RaiPlay? È abbondantemente sopra i sessant’anni. I ragazzi non frequentano quella piattaforma, ed è pura miopia pensare che ci andranno solo perché spegniamo il digitale terrestre”.
Anche i dati sul pubblico hanno una spiegazione. Negli ultimi due anni infatti, le risorse che la Rai ha destinato al suo canale didattico sono state progressivamente e massicciamente tagliate, tanto che la stragrande maggioranza della programmazione era ormai costituita da repliche. Questo ha avuto come naturale conseguenza una progressiva disaffezione del pubblico e il crollo dei numeri di Rai Scuola.
Bencivelli riporta anche altre conseguenze che si verificheranno alla chiusura del canale, come quella che riguarda i diritti dei programmi acquistati: “Moltissimi dei bellissimi documentari stranieri, francesi o inglesi, che acquistavamo e trasmettevamo con successo, non possono essere inseriti su RaiPlay per complesse questioni di diritti internazionali. Potevano essere trasmessi solo sul canale lineare. Spegnendo il canale 57, l’accesso a quei materiali di altissimo livello va perduto per sempre“.
Nel frattempo lo scontro si è trasformato nel solito botta e risposta partitico, con esponenti di Fratelli d’Italia e PD che hanno iniziato a scambiarsi accuse e giustificazioni a ben vedere piuttosto strumentali. Ma sta anche circolando una petizione che “chiede alla RAI e alle Autorità competenti di mantenere aperto Rai Scuola, investendo nei contenuti educativi che hanno arricchito la nostra società e formato generazioni di italiani”.
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