Per la prima volta nella storia, nel 2026 non si pratica sci alpino d’estate sulle Alpi
A metà agosto 2026 hanno chiuso gli ultimi impianti ancora attivi dedicati allo sci alpino estivo. Un sintomo di come i cambiamenti climatici stanno colpendo l’alta montagna.
Il 15 agosto 2026 la Società Impianti Funiviari Allo Stelvio, che gestisce il ghiacciaio e gli impianti del comprensorio, ha annunciato che a causa delle condizioni del ghiacciaio stesso non sarebbe stato possibile proseguire le attività sciistiche. Può sembrare strano parlare di sci alpino nel pieno dell’estate, ma i grandi ghiacciai alpini in quota hanno sempre garantito le condizioni per praticare questo sport durante tutto l’anno. Fino all’estate 2026.
L’allarme è stato lanciato dal ricercatore e appassionato di alpinismo Giovanni Baccolo, che dalle pagine del Dolomiti fa notare l’anomalia, evidenziando come sia un segnale molto preoccupante del degrado dei ghiacciai italiani e in generale degli effetti dei cambiamenti climatici. “È una piccola perdita rispetto alle molte trasformazioni che stanno investendo l’alta montagna – spiega Baccolo –, ma racconta con efficacia quanto rapidamente il cambiamento climatico stia modificando i ghiacciai e le attività che per oltre un secolo abbiamo potuto esercitare grazie a essi”.
A maggio scorso era stata annunciata l’inaugurazione della stagione sciistica estiva al passo dello Stelvio, nei pressi del ghiacciaio del Livrio, che si sarebbe dovuta protrarre sino al 30 novembre. “Il ghiacciaio dello Stelvio – promettevano i gestori – ospiterà appassionati sciatori, famiglie e squadre internazionali di sci tutti giorni (condizioni permettendo) fino al 1° novembre 2026. L’area offre circa 20 chilometri di piste tra i 2.758 metri del Passo Stelvio e i 3.450 metri del Monte Cristallo, con un dislivello di 700 metri servito da sei impianti di risalita”.
Nella sua riflessione. Baccolo ragiona anche sullo sci alpino estivo come elemento di sfruttamento ormai anacronistico e insostenibile dell’ambiente montano: “Ho iniziato invece a vedere nella perseveranza a tutti i costi di questa pratica una manifestazione di mal-adattamento al cambiamento climatico, il tentativo di conservare un’attività nata in condizioni ambientali diverse, investendo risorse crescenti per compensare artificialmente ciò che il nuovo clima non riesce più a garantire. Spremere fino l’ultima goccia di un succo che ormai è finito. Ed è così che il 15 agosto 2026 è finita la storia dello sci alpino estivo come la conoscevamo”.
Il ricercatore non è l’unico ad aver posto l’attenzione su questo tema. Un’altra perona a farlo è stata una vera e propria addetta ai lavori: Federica Brignone, campionessa olimpica e mondiale di sci alpino. In un video postato sui suoi canali social a inizio mese, Brignone ha mostrato lo scenario delle piste di Zermatt, dove si stava allenando, che a causa delle condizioni del ghiacciaio del Plateau Rosa, hanno chiuso i battenti ancora prima del comprensorio dello Stelvio.
Gli fa eco anche l’alpinista valdostano Hervé Barmasse, che si rivolge prima di tutto ai suoi stessi colleghi, invitandoli a cambiare la narrazione: ” Questo mutamento climatico è una chiamata alla responsabilità e serve una presa di coscienza. Ma se gli alpinisti continuano a parlare di inverni gelidi e imprese invernali siderali quando i dati metereologici dicono l’opposto come si fa? Con questa comunicazione non aiutiamo di certo una transizione”.
“Le estati europee di questi anni sono troppo estreme per i ghiacciai superstiti”, conclude Giovanni Baccolo. “Lo squilibrio tra la loro condizione e il nuovo clima è troppo profondo. I ghiacciai non sono più i luoghi che avevamo imparato a conoscere negli scorsi decenni. Sono l’ombra affannata di quel che erano e ciò ha conseguenze dirette per chi frequenta l’alta montagna“.
Vuoi approfondire?
Leggi anche il nostro articolo Turismo di montagna: come farlo in maniera sostenibile?.







Commenta l'articolo
Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi
RegistratiSei già registrato?
Accedi