Dopo Francesca Albanese, un altro caso italiano: gli Usa sanzionano il collettivo digitale Autistici/Inventati
Il Dipartimento di Stato Usa ha inserito il collettivo italiano Autistici/Inventati nella lista dei terroristi globali. Chi è il collettivo nato nel 2001, perché è finito nel mirino di Washington e come ha risposto.
Il 26 agosto 2026 il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, insieme al Dipartimento del Tesoro, ha inserito con un ordine esecutivo il collettivo italiano Autistici/Inventati (A/I) nella lista degli Specially Designated Global Terrorist, ovvero l’elenco con cui Washington individua i soggetti considerati responsabili di sostenere, finanziare o fornire supporto materiale al terrorismo internazionale. si tratta dello stesso strumento con cui in passato sono stati colpiti trafficanti d’armi o finanziatori di reti jihadiste, e che ora viene applicato per la prima volta a un fornitore di servizi digitali.
La designazione arriva nello stesso provvedimento con cui Washington ha sanzionato anche l’organizzazione britannica Palestine Action e il gruppo transnazionale Masar Badil, nell’ambito di quella che l’amministrazione statunitense definisce una strategia contro le reti dell’estremismo di sinistra.
È un precedente significativo: per la prima volta gli Stati Uniti colpiscono con questo strumento non un soggetto accusato direttamente di violenza, ma un fornitore di infrastruttura digitale (email cifrate, hosting, strumenti di anonimato) ritenuto responsabile dell’uso che ne fanno terzi.
Autistici/Inventati nasce nella primavera del 2001 dall’incontro di due esperienze diverse: gli hacklab milanesi, che si autodefinivano “autistici” per il loro modo di mediare le relazioni attraverso la tecnologia, e un gruppo di giornalisti indipendenti fiorentini legati al mondo dei centri sociali, gli “inventati”. Le due realtà unirono le forze per costruire un server autogestito, online da marzo 2001, con l’obiettivo di offrire gratuitamente caselle email e spazi web nel rispetto di anonimato e privacy.
Il collettivo affonda le sue radici in esperienze precedenti come l’European Counter Network, Isole nella Rete e gli Hackmeeting italiani, e i suoi primi anni si intrecciano con la nascita del nodo italiano di Indymedia, tanto che nel 2001, durante il G8 di Genova, la redazione di Indymedia allestita alla scuola Diaz fu tra i bersagli della perquisizione della polizia. Da allora A/I ha attraversato venticinque anni di attività, sopravvivendo a denunce, sequestri e inchieste giudiziarie, mantenendo lo stesso principio fondativo: nessuna raccolta dati superflua, nessuna censura preventiva dei contenuti.
È proprio questo modello a renderlo un bersaglio per l’amministrazione Trump. Il collettivo si descrive come antifascista, antirazzista, anticapitalista e antimilitarista, e fornisce da decenni gli strumenti di comunicazione a movimenti, centri sociali e realtà dell’area antagonista italiana ed europea. La Counterterrorism Strategy Usa del 2026 individua l’estremismo violento di sinistra tra le principali minacce terroristiche per gli Stati Uniti: in questo quadro, offrire infrastrutture di comunicazione sicure a soggetti che Washington associa genericamente all’area “Antifa” è bastato a far scattare la designazione, senza che venisse contestato al collettivo alcun atto materiale.
Le conseguenze pratiche si sono fatte sentire nei giorni successivi: il dominio autistici.org è attualmente irraggiungibile (1 settembre 2026) per via del blocco imposto dal Public Interest Registry, l’ente statunitense che gestisce i domini .org, mentre l’account PayPal usato per le donazioni e parte dei servizi email sono rimasti bloccati.
In Italia, Banca Etica ha comunicato al collettivo che potrebbe dover chiudere il conto corrente, per il rischio di sanzioni secondarie a cui si espone chi collabora con soggetti nelle liste Ofac; l’Ofac ha comunque concesso, con la General License 36, una finestra fino al 25 settembre 2026 per chiudere ordinatamente i rapporti in corso.
Nella sua dichiarazione pubblica, A/I ha definito ingiusta la designazione del Dipartimento di Stato, accusando l’amministrazione statunitense di voler congelare server e conti “con un decreto unilaterale, arbitrario”. Il collettivo si è descritto come un David contro Golia, sostenendo che in gioco non sia la propria sopravvivenza ma il futuro di internet come spazio libero, e ha annunciato l’intenzione di continuare a costruire, insieme ad altri, “l’internet che ancora non esiste”.
Il caso richiama da vicino quello di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati, sanzionata dagli Stati Uniti nel 2025: anche allora Banca Etica si era trovata nell’impossibilità di aprirle un conto proprio a causa delle liste Ofac. Il presidente di Banca Etica Aldo Soldi ha condannato pubblicamente l’uso politico di questi strumenti, chiedendo alle istituzioni europee di ridurre la dipendenza dalle infrastrutture finanziarie digitali controllate da operatori statunitensi.







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