Abbonati. Sostieni l'informazione indipendente


Cose da sapere

Articoli fondamentali per comprendere problemi e soluzioni dell'Italia (e del mondo) che Cambia, cose importanti, cose da sapere.

I temi che trattiamo
In evidenza
Ambiente

Ambiente

Podcast

La redazione affronta e sviscera problemi e soluzioni del mondo contemporaneo, cercando di comprendere e interpretare la realtà in modo onesto e approfondito.

Ascolta
In evidenza

Ispirazioni

Storie, esempi, riflessioni stimolanti e replicabili per cambiare la propria vita e il mondo, per realizzare i propri sognie e apprezzare frammenti concreti di Italia che Cambia.

Leggi
In evidenza
Calabria sarai Tu

Calabria sarai Tu

Guide al cambiamento

Vuoi sapere tutto, ma proprio tutto su un determinato tema? Con le nostre guide al cambiamento puoi farlo scegliendo quanto e quando approfondire.

Leggi
In evidenza
Io non lascio tracce

Io non lascio tracce

Focus

Inchieste, reportage, approfondimenti verticali che - tra articoli, video, podcast e libri - ci aiutano a mettere a "focus" la realtà.

Leggi
In evidenza
Convivere con il lupo

Convivere con il lupo

Il lupo è tornato: nei boschi vicino casa, nei pascoli, nelle campagne italiane. Un'inchiesta su cosa significa davvero condividere il territorio con un predatore che l'uomo aveva quasi cancellato: le paure degli allevatori, il lavoro di chi media il conflitto, le strategie che funzionano e quelle che no.

Evolvere la democrazia

Evolvere la democrazia

Guerre nel mondo

Guerre nel mondo

La guerra è una guerra, è UNA guerra, è una guerra

Territori

Il giornalismo, quello vero, si fa consumandosi le suole delle scarpe per andare nei territori e toccare con mano problemi e soluzioni.

I portali territoriali
In evidenza

Sardegna


Gli strumenti del cambiamento

Bacheca cerco/offro

Per mettere insieme la domanda e l'offerta di cambiamento e costruire insieme il mondo che sogniamo.

Mappa delle realtà del cambiamento

Scopri le realtà incontrate durante i viaggi o segnalate dalla community ritenute etiche e in linea con la nostra visione.


Scopri italia che cambia
30 Luglio 2026
Podcast / Io non mi rassegno

Il dilemma delle uova biologiche – 30/7/2026

Le uova biologiche hanno un impatto climatico doppio rispetto a quelle da allevamenti in gabbia; il fallimento dei pozzi scavati dalle Ong nel Sahel; un editoriale sulla crisi della democrazia Usa.

Autore: Andrea Degl'Innocenti
Cover Rassegna Home 1130 x 752 px 33 1

Questo episodio é disponibile anche su Youtube

Guardalo ora

Trascrizione episodio

Ieri il Guardian, nella sezione ambiente, titolava così: “Organic eggs have worse impact on climate than eggs from caged chickens”. L’articolo, a firma di Damien Gayle, racconta di un recente studio pubblicato su Royal Society Open Science, condotto dall’Università di Oxford, che ha preso i dati degli allevamenti di galline ovaiole britannici e ha provato a calcolare cosa succederebbe se il Regno Unito convertisse tutta la sua produzione di uova al modello biologico cosiddetto free-range, in cui le galline non stanno chiuse in gabbia, ma possono muoversi liberamente dentro un capannone e uscire all’esterno, in spazi aperti, almeno per un certo numero di ore al giorno.

Il risultato è stato abbastanza preoccupante: le emissioni di CO2 equivalenti sarebbero praticamente il doppio rispetto a quelle di un sistema in cui le galline stanno in gabbia.  2.316.000 tonnellate contro 1.184.000 tonnellate. Allo stato attuale, che è un mix di vari sistemi, si attesta intorno a 1.439.000 tonnellate.

Ora, perché succede questo? Perché gli allevamenti biologici emettono di più? In realtà la spiegazione è molto semplice e sensata. Non è che gli allevamenti biologici emettono di più, ma che producono meno. Cioè, il meccanismo degli allevamenti intensivi in cui le galline sono in gabbia è pensato per massimizzare l’efficienza (ovviamente a discapito dell’etica, del benessere animale e così via). 

Le galline in gabbia producono più uova con meno risorse, quindi ne servono meno per arrivare allo stesso quantitativo finale. 

Le galline in ambienti free-range invece a parità di mangime e di calorie incorporate, producono meno uova. Questo avviene perché, banalmente vivono meglio, consumano più energia muovendosi all’aperto e regolando la temperatura corporea contro gli agenti atmosferici, il che riduce l’efficienza di conversione del mangime. Fra l’altro devono mangiare mangime biologico, e anche questo ha una resa minore per ettaro rispetto all’agricoltura convenzionale. 

Quindi gli allevamenti bio e free-range richiedono più animali, e anche più spazio per ciascun animale, per ottenere lo stesso numero di uova. E più animali significa più mangime, più terra, più acqua, più emissioni. 

Fra l’altro Il modello biologico, secondo lo studio, se la cava peggio anche su altri fronti: tipo l’eutrofizzazione delle acque, l’acidificazione, l’uso del suolo. Di nuovo perché serve più spazio, e poi le galline mangiando di più – suppongo – producono più escrementi, che finiscono nei fiumi o nelle falde e fanno proliferare la vegetazione (eutrofizzaizone appunto) e così via. 

Ora. Interessante. Ci sono però delle considerazioni da fare. Innanzitutto, l’autrice stessa dello studio dice che questo si concentra su un set specifico di indicatori, come clima, uso del suolo, inquinamento ma non tiene conto di altri fattori chiave. Dice al Guardian: «Il biologico potrebbe risultare migliore per quanto riguarda la tossicità dei pesticidi e forse anche la biodiversità all’interno delle aziende agricole».

Mentre Lee Holdstock, un esperto di agricoltura biologica, dice che la ricerca «mette in evidenza alcuni elementi importanti», ma offre «un quadro incompleto dell’impatto ambientale».

«Sebbene i sistemi intensivi possano produrre minori emissioni per unità di prodotto, perché i volatili utilizzano il mangime in modo più efficiente, questo rappresenta soltanto una parte del quadro. Un sistema alimentare davvero sostenibile deve considerare anche gli effetti sulla natura, sulla salute del suolo, sulla qualità dell’acqua, nonché l’uso di prodotti di sintesi e il benessere degli animali.»

C’è un ulteriore elemento che dobbiamo considerare. Che non viene mai nominato in questa società, e che quindi non prendiamo proprio in considerazione, non contempliamo. L’articolo mette nelle premesse il fatto di mantenere invariato il numero di uova, anzi a un certo punto dice che i mercati prevedono una crescita della domanda. Ecco, forse questo è il punto principale. Se due opzioni ci sembrano entrambe insostenibili, significa che dobbiamo modificare le premesse.

Il fatto principale che emerge da questo articolo è che la produzione e il consumo mondiale di uova attuale è insostenibile. E quindi dovremmo mangiare meno uova. Non dico solo come scelta individuale, ma come direzione politica. Dovremmo privilegiare le proteine vegetali, i legumi, e mangiare molte meno uova. 

Al solito questo ci fa scontrare con i limiti di un sistema progettato sull’idea di crescita infinita, che ha davvero pochi strumenti per decrescere, sia complessivamente che in alcuni suoi settori. Eppure è proprio quello che dobbiamo imparare a fare. 

Nel 1968 le piogge, nel Sahel, smisero di arrivare. La siccità che seguì, fino al 1974, uccise tra le 50.000 e le 250.000 persone e milioni di animali.

Il mondo occidentale rispose nell’unico modo che conosceva. Migliaia di pozzi profondi vennero trivellati in tutta la regione da governi, agenzie internazionali e Ong, per un costo stimato fino a 200.000 dollari a pozzo.

Ma se scavare un pozzo è un problema complicato, scavare un pozzo per risolvere i problemi di accesso all’acqua di un villaggio di pastori è un problema complesso (come qualsiasi problema in cui ci sia di mezzo la componente umana).

Ecco cosa successe: i pastori Peul erano tradizionalmente semi-nomadi, si spostavano seguendo l’acqua e il pascolo, lasciando alla terra il tempo di rigenerarsi. Con un pozzo che non si esauriva mai, iniziarono a fermarsi. Le mandrie crebbero, anche grazie a un’assistenza veterinaria che riduceva la mortalità del bestiame. Sempre più animali, sempre fermi, sempre nello stesso raggio attorno alla stessa fonte.

Il risultato è visibile ancora oggi dai satelliti: una cosidedetta piosfera, un anello di degrado che si espande dal pozzo verso l’esterno. Suolo compattato dal calpestio continuo, piante resistenti ma povere di nutrienti al posto di quelle più fragili, una terra che ha smesso di respirare.

Lo stesso schema si è ripetuto quasi identico in ogni pozzo profondo del Sahel, contribuendo negli anni a rendere la siccità ancora più strutturale.

E questo non è l’unico fallimento di chi ha provato a rendere accessibile l’acqua nell’Africa sub-sahariana.

Ne parlo nella nuova puntata di entangled – tutto è conneso, la mia newsletter gratuita su Substack.

Torniamo sul Guardian dove qualche giorno fa è uscito un editoriale molto interessante sulla salute della democrazia Usa. A scriverlo è Robert B. Shpiner, un professore clinico di medicina polmonare e terapia intensiva negli Usa. Dettaglio importante perché durante tutto l’articolo usa metafore cliniche. 

Inizia così: “La presunzione che le elezioni statunitensi siano legittime è morta la scorsa settimana a Washington. Aveva 237 anni. Non è morta per una sola ferita. È morta per tre, inferte nell’arco di un’unica giornata, in pieno giorno e agli atti. E il paese, precipitandosi verso la più rumorosa, non ha mai esaminato quella che aveva maggiori probabilità di risultare fatale.

In terapia intensiva distinguiamo il meccanismo della morte dalla sua causa. Il meccanismo è stato un giovedì. La causa era cronica, progressiva e non trattata.

A quel punto l’articolo racconta che queste 3 ferite sono tre discorsi, pronunciati da 3 persone diverse. E dice anche che sebbene i media si siano concentrati soprattutto sul discorso più rumoroso, quello di Donald Trump, non è stato quello il colpo più letale. 

Al mattino, il segretario di Stato americano Marco Rubio annuncia davanti a rappresentanti di oltre 60 paesi che l’architettura antiterrorismo costruita contro il jihadismo va “riconvertita” contro la sinistra interna, indicata come nemico transnazionale legato – a suo dire e senza addurre prove – a Iran e Cuba. Nel discorso include anche un attacco preventivo alla credibilità di giornalisti e di centri studi che potrebbero provare a smentirlo.

Poi, a mezzogiorno il vicecapo di gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller ha rincarato la dose con un linguaggio esplicitamente disumanizzante: ha definito il “terrorismo politico di sinistra” un “cancro fatale della civiltà”, descrivendo i manifestanti antifascisti come fisicamente “deformi” nell’aspetto, e invocando misure concrete contro di loro: ostacolare, identificare, tagliare fuori da finanziamenti e servizi bancari, arrestare, perseguire penalmente.

È qualcosa di gravissimo, che nemmeno i regimi più autoritari si sognano oggigiorno. Pensate all’India, dove una frase del presidente della Corte Suprema che ha definito i manifestanti degli scarafggi ha avviato un movimento goigantesco che sta mettendo in crisi il governo Modi. E ora paragonatelo a questo discorso. 

Poi si arriva alla sera, quando il presidente in prima serata dichiara illegittimo il sistema elettorale, afferma che sia assurdo che una potenza straniera – la Cina – possieda i dati di 220 milioni di elettori, accusa la propria intelligence di insabbiamento e i servizi elettorali di frode.

L‘autore dell’articolo denuncia quindi un “errore di triage” mediatico: dice che tutta l’attenzione è andata appunto alle affermazioni serali sulle elezioni, mentre le dichiarazioni mattutine, quelle che disumanizzano una parte della popolazione, sono passate quasi sotto silenzio. Io non so dire se la democrazia Usa abbia ancora degli anticorpi o meno. Di sicuro le prossime elezioni di metà mandato ci diranno qualcosa. Ma di certo, al momento somiglia molto di più a uno stato autoritario, e credo che così dovremmo trattarlo.

Ieri la Russia ha emesso oggi un mandato di cattura internazionale contro Pavel Durov, il fondatore e CEO di Telegram. L’accusa dell’Fsb, i servizi di sicurezza russi, è pesantissima: complicità nel terrorismo, per non aver rimosso canali, chat e bot usati dai servizi di intelligence ucraini e da “organizzazioni estremiste”. Durov, che ha passaporto russo, francese ed emiratino, si trova attualmente in Francia, dove tra l’altro è già sotto stretta sorveglianza giudiziaria dal 2024 per un’altra indagine legata alla moderazione dei contenuti su Telegram. L’imprenditore è ormai stretto tra due fronti giudiziari opposti, Mosca che lo accusa di essere troppo permissivo con l’opposizione, Parigi che lo accusa di esserlo con i contenuti criminali, a conferma di quanto sia diventata delicata, e politicamente esplosiva, la gestione di una piattaforma di messaggistica globale.

Un terremoto di magnitudo 7.1 ha colpito martedì il sud del Giappone, nella prefettura di Kumamoto, sull’isola di Kyushu. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di almeno 13 morti e oltre 100 feriti, con diverse persone ancora disperse sotto le macerie di un centro commerciale distrutto da un’esplosione seguita al sisma. Sono state evacuate circa 300.000 persone, di cui oltre 9.000 ospitate nei centri di accoglienza. C’è stata anche un’allerta tsunami, poi rientrata. Considerate che quella zona non è nuova a questo tipo di disastri: nel 2016 un terremoto di magnitudo 7 aveva già colpito Kumamoto, causando oltre 270 morti.

Infine facciamo un rapido aggiornamento sugli incendi in Europa. La situazione resta pesante su tutto il fronte mediterraneo. In Francia la situazione sembra in via di stabilizzazione, per quanto gravissima. Macron ha descritto l’incendio di Gironda come la situazione più difficile dalla Seconda Guerra Mondiale. In Spagna preoccupa la nuova ondata di caldo, e in più si sono aggiunti grossi incendi in Grecia, nei pressi di Salonicco.

Segnala una notizia

Segnalaci una notizia interessante per Io non mi rassegno.
Valuteremo il suo inserimento all'interno di un prossimo episodio.

Commenta l'articolo

Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi

Registrati

Sei già registrato?

Accedi

Ultime news

Associazione OIA'Daniela BartoliniFrancesco BevilacquaLodovico BevilacquaFilippo BozottiSara Brughitta - Sardegna OltreCinzia CatalfamoPaolo CigniniFabrizio CorgnatiSalvina Elisa CutuliValentina D'AmoraEleonora D'OrazioAndrea Degl'InnocentiLisa Ferreli - Sardegna OltreFilòAngela GiannandreaChiara GrassoIndipEzio MaistoSelena MeliFulvio MesolellaPaolo PiacentiniSusanna PiccinElena RasiaAlessia RotoloEmanuela SabidussiMarta Serra - Sardegna OltreDaniel TarozziValentina TibaldiBenedetta TorselloLaura TussiRoberto ViettiLaura Zunica

Italia che Cambia

L’informazione ecologica dal 2004

Italia che Cambia è il giornale web che racconta di ambiente, transizione energetica e innovazione sociale in Italia. Raccontiamo storie che ispirano e spieghiamo i problemi con approccio costruttivo. Offriamo strumenti concreti per chiunque voglia essere parte attiva di questa trasformazione. È il punto di riferimento per chi cerca esempi di sostenibilità, etica imprenditoriale e iniziative civiche che dimostrano che un altro mondo non solo è possibile, ma è già in costruzione.

Abbonati Registrati
Associazione OIA'Daniela BartoliniFrancesco BevilacquaLodovico BevilacquaFilippo BozottiSara Brughitta - Sardegna OltreCinzia CatalfamoPaolo CigniniFabrizio CorgnatiSalvina Elisa CutuliValentina D'AmoraEleonora D'OrazioAndrea Degl'InnocentiLisa Ferreli - Sardegna OltreFilòAngela GiannandreaChiara GrassoIndipEzio MaistoSelena MeliFulvio MesolellaPaolo PiacentiniSusanna PiccinElena RasiaAlessia RotoloEmanuela SabidussiMarta Serra - Sardegna OltreDaniel TarozziValentina TibaldiBenedetta TorselloLaura TussiRoberto ViettiLaura Zunica