Burocrazia energetica: la prima Comunità energetica eolica d’Italia è in attesa da un anno
CERqua, la prima CER eolica italiana, nata a Gubbio nel 2024, è bloccata da richieste di integrazione inevase dal GSE. E non è la sola. ènostra chiede procedure separate e tempi certi per sbloccare migliaia di CER in tutta Italia.
A Gubbio, in provincia di Perugia, c’è una comunità energetica che, sulla carta, dovrebbe contare 120 membri, un impianto eolico da 1 MW e oltre un gigawattora di energia condivisa ogni anno. Se però si va a verificare sul portale del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), CERqua risulta ferma ai dati di luglio 2025: appena 41 membri e circa il 5% di energia condivisa.
L’impianto eolico di CERqua funziona regolarmente e continua a immettere e condividere elettricità, ma il registro ufficiale del GSE – quello da cui dipendono il calcolo degli incentivi e la chiusura dei conti – è fermo da oltre un anno. Cinque richieste di integrazione inviate via PEC risultano senza risposta, più un’ultima domanda “in validazione” dal giugno 2026 che ha bloccato ogni aggiornamento della configurazione.
Le conseguenze si vedono nei conti. Il GSE eroga mensilmente gli incentivi su una quota di energia condivisa presunta, salvo ricalcolarla l’anno successivo sulla base dei dati definitivi. Nel caso di CERqua, il ricalcolo effettuato sui soli 41 soci ufficiali ha comportato uno storno di oltre 67.000 euro sugli 81.400 incassati nel 2025, cifra che dovrà essere corretta di nuovo, questa volta a favore della cooperativa, quando i nuovi soci saranno finalmente riconosciuti con decorrenza retroattiva.
Fino ad allora, però, quei fondi restano sospesi: non è possibile chiudere il bilancio di esercizio e restano bloccati anche i finanziamenti per i progetti sociali del territorio, che secondo il regolamento di CERqua dovrebbero assorbire circa il 40% degli incentivi.
CERqua è la prima CER eolica d’Italia, nata nel luglio 2024 grazie a una turbina da 999 kW messa a disposizione da ènostra, cooperativa che produce elettricità rinnovabile e che dal 2021 accompagna oltre un centinaio di comunità energetiche in tutta Italia. «Come può una CER crescere, farsi conoscere, coinvolgere nuovi cittadini e imprese e costruire credibilità sul territorio», si chiede il presidente Federico Bufalini in un comunicato diffuso da ènostra, «se i membri che hanno fatto richiesta più di un anno fa non risultano ancora censiti?».
Secondo ènostra, il caso di Gubbio non è isolato. Sara Capuzzo, direttrice e responsabile advocacy della cooperativa, cita dati ufficiali aggiornati ad agosto: 6.161 configurazioni CER attive, con una media di appena 10 membri ciascuna, un numero che secondo l’esperienza raccolta tra le CER partner potrebbe salire da tre a cinque volte se le pratiche fossero sbloccate.
La causa, spiega Capuzzo, è che dall’estate 2025 l’attenzione amministrativa del GSE si è concentrata quasi interamente sulle oltre 48.000 richieste legate al PNRR, lasciando in coda i progetti che non hanno chiesto quel contributo.
Il ritardo pesa sui bilanci. Così come per CERqua, anche per le altre Comunità energetiche il GSE eroga mensilmente gli incentivi sulla base di una quota di energia condivisa presunta, salvo poi ricalcolare i dati definitivi l’anno successivo.
Di fronte alla situazione, ènostra non si è limitata a denunciarla: ha inviato al GSE una lettera con cinque richieste operative precise.
- gestire separatamente le pratiche PNRR dai progetti che maturano solo la tariffa premio in modo da garantire opportuno presidio e tempestivo supporto alle CER già registrate;
- sbloccare rapidamente le richieste di integrazione rimaste in sospeso dal 2025 (alcune da oltre 15 mesi!) e comunicare alle CER i dati di condivisione definitivi del 2025 (includendo nel consuntivo tutti i membri ancora in sospeso);
- anticipare la data di comunicazione dei dati di condivisione relative all’anno concluso entro il mese di febbraio (marzo al massimo) in modo da consentire alle CER di chiudere i bilanci e di ripartire le quote di incentivo dovute a consumer, prosumer e produttori terzi e di mettere a terra i progetti territoriali;
- introdurre tempi massimi di risposta e un sistema di monitoraggio dello stato delle pratiche;
- semplificare la richiesta dei dati tecnici relativi agli impianti da inserire in configurazione, considerato che le stesse informazioni sono già presenti sia nel portale GAUDI di Terna che negli archivi dei distributori locali.
La transizione energetica dal basso dipende, oggi, anche dalla capacità della macchina amministrativa di stare al passo con chi la sta già facendo. Separare le pratiche PNRR da quelle ordinarie, fissare tempi massimi di risposta e anticipare a febbraio i dati di condivisione significa permettere a centinaia di comunità energetiche (e a cascata di famiglie, aziende, persone) di programmare investimenti, chiudere bilanci e reinvestire gli incentivi nei progetti sociali per cui sono nate, invece di restare sospese in attesa di un riscontro.








Commenta l'articolo
Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi
RegistratiSei già registrato?
Accedi