23 Giugno 2026 | Tempo lettura: 7 minuti
Guide / Animali come noi: guida al benessere animale

Petizioni e sit in contro la legge sulla caccia selvaggia. Il parere dell’etologa

Oggi si vota in Senato per il DDL 1552, il disegno di legge sulla “caccia selvaggia”. Mobilitazioni e proteste previste a Roma, mentre l’etologa Chiara Grasso spiega perché è fondamentale che il testo non venga approvato.

Autore: Francesco Bevilacqua
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Sono ore decisive per il DDL 1552, ribattezzato “sparatutto” poiché apre le porte alla caccia selvaggia, rimuove dispositivi normativi fondamentali per la tutela dell’ecosistema e del benessere animale, aumenta i rischi per la sicurezza delle persone e, nel fare tutto ciò, contravviene diverse leggi europee. Ore decisive dicevamo: nella serata di oggi infatti è previsto il voto al Senato, dove il testo è riapprodato mercoledì scorso dopo il passaggio in Commissione.

Quali saranno le conseguenze della caccia selvaggia?

«Dal punto di vista etologico ed ecologico la questione è che il DDL1552 considera la fauna selvatica come una risorsa da gestire, soprattutto attraverso le uccisioni, invece una componente fondamentale degli ecosistemi, cosa che è», spiega Chiara Grasso, etologa, giornalista e ricercatrice. «Quello che contesto sono diverse cose: la prima è l’estensione dei periodi di caccia con la possibilità di cacciare in aree oggi tutelate».

«Addirittura si potrà cacciare di notte utilizzando visori notturni, quindi sarà molto più letale di oggi. Inoltre si potrà cacciare in periodi di migrazione e di nidificazione, che sono momenti cruciali nel ciclo di tante specie. L’interferenza va quindi oltre l’uccisione del singolo animale: la pressione venatoria influenza il processo riproduttivo e quindi la sopravvivenza delle popolazioni nel breve e nel lungo periodo».

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L’etologa Chiara Grasso

«Un altro grosso problema è che avrà un peso minore l’ISPRA, che è l’istituto scientifico che oggi regolamenta la fauna selvatica e quindi la caccia, che potrà fornire un parere solo consultivo», aggiunge l’etologa. «A rischio anche alcune specie come l’oca selvatica, il lupo o lo sciacallo dorato, che sono specie che contribuiscono a mantenere gli equilibri degli ecosistemi regolando le popolazioni degli ungulati. La cosa grave è che si cerca di far passare il messaggio che questo DDL favorirà gli agricoltori ma non è così, è esattamente il contrario».

Secondo Chiara Grasso, l’impatto non sarà solo sugli esemplari uccisi, ma innescherà una reazione a catena: «Ogni specie è interconnessa con altre, svolge un ruolo ecologico, controlla le popolazioni di insetti, di roditori, di erba, contribuisce ai cicli dei nutrienti, mantiene equilibri complessi. Alterare tali equilibri con la caccia avrà effetti a cascata che oggi non possiamo prevedere, ma sappiamo già che saranno enormi. Quello che succederà è quindi che la caccia selvaggia comprometterà la sopravvivenza delle popolazioni anche quando i numeri delle uccisioni sembreranno sotto controllo. E visto che facciamo parte dell’ecosistema, tutto questo impatterà anche su di noi».

La mobilitazione

Una grande mobilitazione è in atto da tempo anche all’interno della società civile ed è coordinata da alcune delle principali associazioni animaliste d’Italia, che hanno lanciato la petizione “Fermiamo la caccia selvaggia“, che sinora è stata sottoscritta da più di 230.000 persone. “Non lasceremo nulla di intentato per contrastare questo intollerabile attacco istituzionale agli animali e all’ambiente facendosi beffe dell’articolo 9 della Costituzione”, dichiarano le associazioni.

“Chiediamo al Governo italiano di fermare questo assurdo provvedimento contro natura e di garantire ai cittadini e alle cittadine il diritto a vivere la Natura senza paura per la propria incolumità; di garantire la tutela della fauna selvatica come patrimonio collettivo; di basare le decisioni sulla gestione della natura su dati scientifici e non su pressioni lobbistiche; garantire il diritto alla protesta per chi vuole proteggere la biodiversità”, chiarisce il WWF Italia, fra gli enti promotori dell’iniziativa.

Sul tema si è pronunciato anche Papa Leone XIV, che rispondendo a una lettera della LIPU ha assicurato che la Santa Sede si adopererà per far sì che vengano garantiti “il rispetto e la tutela del creato, dono incomparabile di Dio, sia con il Magistero del Sommo Pontefice sia con gli interventi degli Osservatori permanenti presso i vari Organismi internazionali”. La significativa presa di posizione politica del Papa suscita una domanda: come mai in un paese in cui il 94% delle persone – secondo un sondaggio commissionato dalla Fondazione Cappellino – vuole abolire o limitare la caccia, un disegno di legge che incoraggia invece la caccia selvaggia ha così tanta forza politica?

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«I sondaggi degli ultimi anni ci hanno fatto capire che gli italiani sono contrari alla caccia o comunque vorrebbero limitarla sempre di più, sia per etica che per sicurezza che per inutilità», spiega Chiara Grasso. «Il DDL viene presentato come uno strumento per risolvere i problemi legati all’agricoltura e all’allevamento, ma in realtà non lo fa. Se la caccia al cinghiale per esempio funzionasse, non ci troveremmo con gli stessi problemi, se non di più, di dieci o vent’anni fa. È scientificamente provato – fra gli altri, lo sostiene anche l’ISPRA – che la caccia al cinghiale peggiora il problema della sovrappopolazione perché gli individui si riproducono di più e si disperdono nei territori».

Agricoltori e allevatori sono favorevoli a questa legge perché credono che risolverà i loro problemi, ma non sarà così: «Se il lupo perderà il suo status di animale protetto gli indennizzi per le predazioni saranno molto minori. Il problema è che ci sono interessi da parte dell’industria delle armi collegate al settore venatorio che sono enormi, anche se il numero di votanti è basso» – 400.000 in tutta Italia, in continua diminuzione e con un’età media molto elevata.

Ma l’opposizione al DDL 1552 non si ferma. Le associazioni promotrici della petizione contro la caccia selvaggia hanno indetto un sit in per oggi pomeriggio per accompagnare il voto del DDL: “Nella serata di martedì 23 giugno al Senato si terranno le votazioni sul famigerato disegno di Legge sulla caccia voluto dal Ministro Lollobrigida, a causa del quale saranno ridotte le aree protette, aumentato il numero di specie cacciabili e il periodo di caccia, ripresa la cattura degli uccelli migratori da utilizzare come richiami vivi e favorito il bracconaggio”, scrivono in una nota.

Intanto aumentano le adesioni di rappresentanti delle comunità scientifiche. Fra esse quelle di Romeo Di Pietro, Presidente della Società Italiana Scienze della Vegetazione, e Biagio D’Aniello, Presidente Unione Zoologica Italiana; Carlo Blasi, Presidente Fondazione per la Flora Italiana; Marco Alberto Bologna, Presidente della Società Entomologica Italiana e Presidente del Comitato Scientifico per la Fauna d’Italia; Rita Cervo, Presidente Società Italiana di Etologia; Elisa Anna Fano, Presidente Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente; Barbara Rosa Ines Manachini, Presidente Società Italiana di Nematologia; Antonella Penna, Presidente Società Italiana Biologia Marina; Lorenzo Peruzzi, Presidente Società Italiana di Biogeografia; Maurizio Sarà, Presidente Centro Italiano Studi Ornitologici; Luca Sineo, Presidente Società Italiana di Antropologia ed Etnologia; Marco Zuffi, Presidente Societas Herpetologica Italica.

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Il voto di oggi

Le associazioni ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU e WWF chiamano a raccolta i cittadini e i gruppi politici “per dare un chiaro segnale contro quello che si prospetta come il peggiore attacco frontale agli animali selvatici, alla natura e ai valori della nostra Costituzione. Oggi, martedì 23 giugno, dalle ore 17 alle 19:30, in concomitanza con la discussione in Senato, le associazioni allestiranno uno speaker’s corner a Roma, in piazza della Rotonda, di fronte al Pantheon, dove ognuno sarà invitato a esprimere la propria contrarietà e le proprie considerazioni in merito a questo atto del Governo e della maggioranza parlamentare, che ha l’unico scopo di favorire ancora di più la lobby dei cacciatori”.

Ma questo voto – a prescindere dal suo esito – non può mettere la parola “fine” alle mobilitazioni contro la caccia selvaggia. «Anche nello scenario peggiore la partita non sarebbe finita. Alcuni provvedimenti sarebbero sottoposti a ricorsi amministravi e verifiche di compatibilità – che già sappiamo non esserci – con la normativa europea sulla tutela della fauna e degli habitat. Il rischio è che siano i cittadini a rimetterci poiché le multe per le procedure di infrazione le pagano le nostre tasse. Sarà quindi importantissimo continuare a fare divulgazione perché l’informazione è lo strumento più potente che abbiamo», conclude Chiara Grasso.

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