5 Lug 2024

Tartapedia: l’associazione in difesa delle tartarughe, custodi dei mari e delle terre

Nel cuore della Campania, tra le incantevoli coste del Tirreno e le rigogliose colline napoletane, opera l’associazione Tartapedia che dedica le sue energie e risorse alla protezione delle tartarughe in tutta Italia. Questa organizzazione, nata dalla passione di un gruppo di ambientalisti locali, si è rapidamente affermata come un punto di riferimento per la salvaguardia di queste antiche e affascinanti creature.

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Campania - Quando la propria passione diventa una missione vengono su realtà che meritano di essere conosciute, ed è proprio il caso di un’associazione a me molto vicina, a Sant’Antonio Abate: Tartapedia, la quale nonostante sia ai piedi dei Monti lattari, naviga per terra e per mare per salvaguardare le tartarughe.

Sebbene l’associazione abbia recenti natali, fondata nel 2024, la sua attività ha radici ben più mature: nel 2009 Domenico Vitiello – presidente dell’associazione Tartapedia – ha aperto una pagina Facebook per gli amanti dei cheloni, termine scientifico per identificare le tartarughe. In breve tempo la pagina ha avuto una crescita esponenziale, che ha portato nel 2011 alla nascita di tartapedia.it, il quale nonostante i suoi 13 anni resta a oggi l’unico portale italiano interamente dedicato al mondo dei cheloni.

DA GRANDI POTERI DERIVANO GRANDI RESPONSABILITÀ

Nonostante la citazione sia apparentemente fuori luogo, Tartapedia è un punto di riferimento per tutti coloro i quali sono appassionati di tartarughe sia di terra, sia d’acqua dolce che di mare: sul loro sito è possibile trovare schede di allevamento per chi ha esemplari in casa, informazioni sulle specie marine, articoli scientifici, notizie dall’Italia e dal mondo. Domenico Vitiello, ideatore e fondatore di Tartapedia è intervenuto dicendo: «negli ultimi anni siamo diventati referenti nazionali del conteggio dei nidi di tartarughe marine in Italia. A novembre 2023 anche l’Ispra – lstituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – ha utilizzato delle nostre slide con i dati che abbiamo raccolto grazie ai contatti in tutta la nostra penisola».

La continua richiesta a utilizzare i dati da loro raccolti all’interno di conferenze, di giornate di formazione, ma anche di tesi universitarie, hanno dato l’input alla crescita di questo progetto e alla registrazione dell’associazione Tartapedia. «Avendo un trascorso già così tanto forte e stabile come il nostro, diventare associazione è stato molto semplice e al tempo stesso ci ha reso più forti: ciò che in questi anni abbiamo fatto e ciò che attualmente facciamo come associazione, il nostro impegno e la nostra passione non sono diminuiti anzi tutt’altro».

tartapedia

«Noi attualmente siamo i referenti referenti per la fascia costiera da Torre del Greco a Vico Equense. In caso di segnalazione, in attesa dell’arrivo degli esperti della stazione zoologica di Napoli, ci rechiamo noi in spiaggia: il nostro lavoro è quello di sensibilizzare e cercare di diffondere quante più notizie possibili sulla salvaguardia e la tutela di questi animali che ancora oggi sono poco conosciuti dai più. Cerchiamo di essere molto presenti, difatti nell’arco della settimana svolgiamo turni di monitoraggio attivo insieme ai volontari del progetto a cui partecipa Tartapedia».

Nell’alto napoletano, lungo la costa di Pozzuoli, Bacoli, e Licola vi è l’associazione Domizia che insieme a Tartapedia fa parte del progetto “Caretta in vista” della stazione zoologica Anton Dohrn. «Nella zona di Torre Annunziata non sono mai stati identificati dei nidi, ma ci sono sempre state negli anni diverse segnalazioni di hatchlings sull’arenile. La zona quest’anno è stata identificata con un alto potenziale per ospitare i nidi».

I PERICOLI E LE MINACCE PER LE TARTARUGHE

Il litorale e le zone dove Tartapedia svolge monitoraggio sono da sempre, soprattutto durante la stagione estiva, zone ad alto tasso demografico; ciò non facilita il lavoro e minaccia la nidificazione delle tartarughe: «la principale minaccia per le tartarughe marine è innanzitutto l’inquinamento luminoso: la costa napoletana è molto antropizzata anche di notte, quindi gli esemplari, che siano adulti in deposizione o piccoli in schiusa invece di essere attratti dall’orizzonte marino sono attratti dalle luci della strada, dalle luci dei locali sulla spiaggia e si spostano rischiando così di andare incontro alla morte.

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Per quanto riguarda le tartarughe libere in mare, i rischi più grandi li incorrono quando entrano nel raggio d’azione delle reti dei pescatori: spesso pescatori catturano loro nelle reti e le rilasciano anche quando hanno bisogno di cure». Stessa sorte, se non peggio, è per le cosiddette tartarughe di acqua dolce – a tutti nella vita è capitato di comprarne una! «Il discorso è molto ampio: in Italia c’è una sola specie autoctona che è l’Emys orbicularis,» aggiunge il presidente di Tartapedia «che purtroppo è sempre meno presente, sia per una questione di riduzione di habitat, sia per una questione di specie invasive».

I progetti lungo tutto lo stivale sono molteplici, ma il numero di piani ad hoc non è abbastanza a fronte del sempre più eccessivo abbandono di specie invasive. La disinformazione sulle tartarughe è davvero raccapricciante e la vendita e il successivo abbandono in natura è sempre in crescita.

TARTAPEDIA COS’È? CONSIGLI E PRATICHE TARTA-SOSTENIBILI

L’impegno di questa associazione tocca gli animi di tutti, anche di coloro i quali si approcciano per la prima volta al mondo delle tartarughe. Le loro campagne di sensibilizzazione e la loro collaborazione con altre associazioni è mirata soprattutto all’informazione: Tartapedia è impegnata a 360 gradi anche con le istituzioni scolastiche, all’interno delle quali svolgono convegni e giornate di educazione ambientalista e animalista. «L’approccio di Tartapedia è un approccio diretto: non abbiamo filtri e cerchiamo sempre di presentarci di persona, cerchiamo di proporre e pubblicizzare le nostre idee anche attraverso i canali social».

la principale minaccia per le tartarughe marine è innanzitutto l’inquinamento luminoso: la costa napoletana è molto antropizzata anche di notte

Il mondo dei cheloni è un mondo ancora vasto da scoprire e la continua disinformazione ne è l’esempio lampante: «ciò su cui ci battiamo è l’informazione soprattutto dei più giovani. Io sono un docente e quindi sono a contatto quotidianamente con ragazzi e ragazze. Quando chiedo loro notizie sulle tartarughe mi rendo conto ci sia ancora tanta ignoranza al riguardo, ma negli ultimi anni grazie al nostro lavoro in sinergia con altre associazioni qualcosa sta cambiando», sottolinea Domenico, presidente di Tartapedia.

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Per ovviare al problema degli abbandoni e della messa in natura di specie non autoctone, hanno istituito sul loro portale una bacheca annunci per far adottare le tartarughe. La loro missione continua anche nelle aziende: «siamo presenti e partecipiamo anche a fiere di settore non solo sul nostro territorio. Negli ultimi anni la nostra lotta si è concentrata sulla cosiddetta vaschetta lager, talmente piccola che spesso la tartaruga non riesce nemmeno a muoversi. Il consiglio è sempre quello di informarsi». Senza l’informazione non può esserci cultura!

PROTEZIONE E PREVENZIONE PER LE NOSTRE TARTARUGHE

In Italia, le leggi che regolano la protezione delle tartarughe sono diverse e variano in base alla specie e al contesto. La base di tutte è la legge internazionale: la CITES, Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione. A seguire vi sono leggi e decreti legislativi che regolamentano il comportamento nelle aree marine protette, nelle riserve naturali e vietano a esempio il passaggio in spiaggia con mezzi quali i fuoristrada. «Il problema reale è che non sempre queste norme vengono rispettate e ancor peggio che molto spesso non vi sono delle sanzioni».

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Il nostro sistema avrebbe bisogno di una reale scossa: bisognerebbe punire chi compie atti illeciti nei confronti di queste specie e altresì bisognerebbe comprendere come il cambiamento climatico stia impattando con la natura. Chiara Mancino, consigliere di Tartapedia, ha condotto uno studio che ha evidenziato come le tartarughe marine, in particolare l’unica specie che nidifica in Italia, la caretta caretta, sta spostando le sue aree di nidificazione dal Mediterraneo est al Mediterraneo ovest. «Questa è una notizia non del tutto positiva, in quanto le tartarughe si stanno spostando sempre più verso regioni dove l’autunno arriva prima e dove mareggiate e piogge che minacciano la schiusa».

Altro problema dovuto all’aumento delle temperature è il sesso dei nascituri: le tartarughe non decidono il sesso con la genetica, esso varia in base alla temperatura di incubazione, per cui a causa delle temperature sempre più calde stanno nascendo quasi tutte femmine. Ciò comporta una diminuzione della specie, sino ad arrivare a una completa estinzione.

Sul territorio campano collaborano con tante associazioni, non solo con quelle che rientrano nel progetto “Caretta in vista”: rilevante è la cooperazione con l’associazione Fondalicampania che nelle scorse settimane è stata nostra ospite. «Il progetto Caretta in vista ha continuamente bisogno di volontari per monitorare il tratto di litorale a Torre Annunziata per la ricerca di nidi». Il progetto e le nostre coste hanno bisogno di tutti noi!

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