Cala Finanza: ok del Governo al mega resort di lusso in un’area protetta dove non si può costruire
Grazie a una particolare procedura, il Consiglio dei Ministri ha approvato un progetto di cementificazione nell’area di Cala Finanza, davanti all’isola di Tavolara, in un’area naturale marina protetta.
Quella di Cala Finanza è una piccola spiaggia che si trova nel nord-ovest della Sardegna. Qui non ci sono servizi e l’ambiente è quasi incontaminato. Dal litorale si può vedere l’isola di Tavolara, separata dalla costa da un tratto di mare che fa parte di un’area specialmente protetta d’importanza mediterranea istituita nel 1997. Cala Finanza è situata nella zona C della riserva, in cui sono consentite attività di balneazione e pesca ma con particolari restrizioni per proteggere il delicato ecosistema dell’area.
Restrizioni che però sembrano non valere per tutti. È scoppiato in questi giorni un acceso dibattito su Tavolara Bay, il progetto di un insediamento turistico mastodontico che dovrebbe sorgere a monte di Cala Finanza e che prevede un resort a cinque stelle con cinquanta camere, un porto, un eliporto, trenta ville private, spazi commerciali e un campo da golf. L’iniziativa è targata Tavolara Bay SRL, società in mano al gruppo brasiliano JHSF Participações.
Ma com’è possibile che questo mega progetto, incompatibile con l’equilibrio ambientale e sociale dell’area di Cala Finanza, sia stato autorizzato? In realtà la conferenza dei servizi e la Sovrintendenza hanno espresso un parere negativo: “Oltre al palese contrasto con la normativa di salvaguardia costiera e la disciplina di pianificazione paesaggistica, nessuna sottoposizione della proposta variante alla preventiva procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.) né, tantomeno, sottoposizione alle necessarie procedure di verifica di assoggettabilità a valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) dei progetti esecutivi”, fa notare il Gruppo d’Intervento Giuridico.
Il filotto di pareri negativi giunti dalla Sardegna – unica eccezione quello del Comune di Loiri Porto S. Paolo – si è scontrato con il via libera giunto da Roma in virtù dell’autorizzazione unica ZES – che sta per Zona Economica Speciale –, richiesta dal gruppo immobiliare a concessa dal Consiglio dei Ministri. Si tratta di una procedura semplificata proposta per agevolare gli investimenti nel Mezzogiorno, che sostituisce tutte le autorizzazioni necessarie con un’unica procedura digitale gestita dalla Struttura di Missione ZES, in capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Questa procedura ha consentito dunque di bypassare il divieto assoluto di edificabilità nella zona di Cala Finanza imposto dal Piano Paesaggistico Sardo nonché il parere negativo vincolante della Sovrintendenza. Oltre a destare forti preoccupazioni sul futuro del delicato ecosistema dell’area, il caso ha evidenziato anche un atteggiamento prevaricatorio del Governo centrale nei confronti delle autorità sarde – e non solo, visto che la Sovrintendenza fa riferimento al Ministero della Cultura –, accendendo uno scontro politico con la Regione Autonoma della Sardegna.
«Le leggi della Sardegna non si possono aggirare. Difenderemo fino in fondo le prerogative della nostra autonomia. Parliamo di un intervento che interessa una zona di altissimo pregio ambientale e paesaggistico, sulla quale la Regione, gli enti locali e i cittadini avevano già espresso osservazioni, dubbi e contrarietà. Riteniamo che le competenze regionali, le norme urbanistiche e gli strumenti di tutela del paesaggio debbano essere pienamente rispettati», ha dichiarato la Presidente Alessandra Todde su Cala Finanza.
Sulla stessa sponda i comitati locali – che hanno lanciato anche una petizione –, singoli cittadini e associazioni nazionali come Legambiente e Italia Nostra. “Lo spudorato tentativo di speculazione immobiliare sul litorale di Cala Finanza – Punta La Greca ha ampiamente superato i mezzi d’informazione locali e regionali, su carta stampata e online, nonché l’informazione televisiva. E il cemento speculativo non passerà”, ammonisce ancora il Gruppo d’Intervento Giuridico.
La partita prosegue sul piano politico e su quello legale. Diversi parlamentari hanno presentato interrogazioni urgenti; la Regione Autonoma della Sardegna sta preparando un ricorso al TAR che supererà un primo già presentato ma relativo a una fase antecedente dell’iter approvativo; al ricorso si è aggiunto anche il GrIG, che chiude commentando: “Si tratta di un tentativo scandaloso e smaccatamente illegittimo di scardinare la normativa di salvaguardia costiera e la disciplina di pianificazione paesaggistica vigenti”.
Vuoi approfondire?
Sul tema dello sfruttamento turistico leggi anche l’articolo sull’Area Marina Protetta di Capo Spartivento.







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