Area Marina Protetta di Capo Spartivento: tutela ecologica o sfruttamento turistico?
La recente istituzione dell’Area Marina Protetta di Capo Spartivento desta alcuni sospetti: e se quella che dovrebbe essere un’iniziativa per tutelare delicati ecosistemi fosse invece un modo per favorire il turismo di massa?
L’Area Marina Protetta di Capo Spartivento entra nella sua fase operativa dopo oltre dodici anni di iter amministrativo, ma il punto forse più interessante non riguarda soltanto la nascita della nuova AMP. Riguarda il tipo di territorio su cui questa protezione interviene: una costa già profondamente attraversata dal turismo internazionale, dalla trasformazione immobiliare e dalla progressiva costruzione del paesaggio come esperienza economica. A differenza dell’immaginario tradizionale delle aree protette, idealizzati come luoghi remoti, ancestrali, sottratti all’intervento umano, Capo Spartivento si colloca invece in una delle aree turistiche più esposte della Sardegna.
Le giornate del 23 e 24 aprile al Chia Laguna hanno ufficializzato l’avvio operativo dell’AMP, istituita nel 2023 e affidata al Comune di Domus de Maria. Intorno allo stesso tavolo si sono riuniti Ministero dell’Ambiente, Regione Sardegna, ISPRA, Capitaneria di porto, direttori delle aree marine protette sarde, ambientalisti, ricercatori, operatori turistici e pescatori. Il lessico dominante è stato quello ormai tipico delle politiche ambientali contemporanee: biodiversità, sostenibilità, valorizzazione, governance. Ma dietro queste parole emerge una questione più concreta: che cosa significa proteggere un paesaggio quando quel paesaggio è già diventato infrastruttura turistica?
L’area protetta si estende per circa 3.700 ettari e comprende una fascia costiera di straordinario valore ecologico. Le praterie di Posidonia oceanica, i fondali profondi, la presenza di cetacei e le rotte migratorie dell’avifauna sono stati alcuni dei temi affrontati durante la sessione scientifica dell’evento. Tuttavia, la scelta di istituire proprio qui un’area marina protetta non nasce soltanto dalla biodiversità. Nasce anche dalla lunga tensione tra conservazione e sfruttamento turistico che negli ultimi vent’anni ha caratterizzato il litorale di Chia e Capo Spartivento.

Gli studi preliminari che portarono alla definizione dell’AMP risalgono infatti già al 2006, quando Legambiente Sardegna avviò una serie di analisi ambientali e socioeconomiche per individuare le aree considerate più vulnerabili e meritevoli di tutela. Successivamente, nel 2017, i rilievi effettuati dai tecnici ISPRA attraverso campagne oceanografiche individuarono nelle secche di Su Giudeu e di Capo Spartivento alcune delle zone più sensibili dal punto di vista ecologico.
Una costa storicamente attraversata
Capo Spartivento è un territorio attraversato da secoli di presenza umana, rotte commerciali e controllo marittimo. Poco distante sorgeva Bithia, antico centro fenicio-punico costruito in una posizione strategica per il commercio mediterraneo. Ancora oggi, nell’area di Chia restano tracce archeologiche delle mura e degli insediamenti che collegavano la costa sarda ai traffici del Mediterraneo antico.
Anche il faro di Capo Spartivento racconta questa lunga relazione tra territorio e controllo dello spazio marittimo. Costruito nel 1854 dalla Marina sabauda, il faro segnava uno dei punti più esposti della navigazione nel sud della Sardegna. Bombardato durante la Seconda guerra mondiale e successivamente restaurato, è diventato negli ultimi decenni uno degli esempi più emblematici della trasformazione del patrimonio costiero in struttura ricettiva di lusso.
Questa continuità storica è importante perché mostra come Capo Spartivento non sia mai stato uno spazio “vuoto” da preservare in senso romantico. È sempre stato, piuttosto, un territorio strategico: prima per la navigazione e i commerci, poi per il turismo internazionale. L’area marina protetta si inserisce dentro questa lunga storia di utilizzo economico del paesaggio.

Il paesaggio come costruzione economica
Negli interventi istituzionali dell’evento è tornata spesso l’idea secondo cui la tutela ambientale possa convivere con lo sviluppo economico del territorio. La sindaca di Domus de Maria e presidente dell’AMP Maria Concetta Spada ha parlato di un percorso costruito per «tutelare e valorizzare un patrimonio unico», sostenendo che protezione ambientale e crescita economica debbano procedere insieme.
Questa impostazione richiama molte riflessioni della geografia contemporanea sul rapporto tra ambiente e capitalismo turistico. Il geografo francese Henri Lefebvre sosteneva che lo spazio non è mai neutro, ma viene continuamente “prodotto” attraverso interessi economici, poteri istituzionali e pratiche sociali. Anche le coste turistiche quindi non sono semplicemente paesaggi naturali: sono spazi costruiti politicamente ed economicamente. In Sardegna questo processo è particolarmente evidente.
A partire dagli anni Sessanta, con l’espansione del turismo costiero, molte aree marine e litorali hanno progressivamente assunto valore non soltanto ecologico ma anche immobiliare, simbolico e commerciale. La stessa idea di “natura incontaminata” è diventata parte della narrazione turistica dell’isola. Da questo punto di vista, le aree marine protette contemporanee hanno una natura ambivalente. Da un lato introducono limiti, regolamentazioni e strumenti di conservazione. Dall’altro contribuiscono ad aumentare il valore simbolico del territorio, rafforzandone l’attrattività turistica. Non è un caso che molte AMP italiane vengano oggi raccontate come marchi territoriali oltre che come strumenti ecologici.

La gestione quotidiana del mare
La fase operativa dell’Area Marina Protetta di Capo Spartivento renderà ora concrete questioni finora rimaste soprattutto teoriche: controllo degli ancoraggi, regolamentazione della pesca, gestione dei flussi nautici, monitoraggio ambientale, accesso alle aree più sensibili. Durante la seconda giornata dell’evento si sono confrontati ricercatori, operatori turistici e pescatori proprio sul rapporto tra tutela e attività economiche.
La direzione scientifica è stata affidata alla biologa marina Stefania Pinna, specializzata in ecologia marino-costiera e conservazione della biodiversità. La sua nomina rappresenta il tentativo di rafforzare la dimensione scientifica della gestione dell’AMP. Resta però aperta una questione che attraversa oggi molte politiche ambientali: chi decide concretamente come deve essere usato il paesaggio?
Le aree marine protette non proteggono soltanto ecosistemi. Ridefiniscono anche accessi, pratiche economiche e rapporti di potere sul territorio. A Capo Spartivento questa ridefinizione avviene in uno dei luoghi più esposti della trasformazione turistica sarda. Per questo la nuova AMP non racconta soltanto il tentativo di proteggere il mare, ma anche il modo in cui ambiente, turismo e valore economico stanno cambiando il significato stesso delle coste mediterranee.
Vuoi approfondire?
Sul tema della turistificazione dell’isola leggi anche La Sardegna e il mito dei borghi autentici: quando il paese diventa vetrina e l’identità resta in ombra.










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