Acqua Bene Comune: a Napoli tutto pronto per la privatizzazione dell’acqua pubblica
ABC – che sta per Acqua Bene Comune –, l’azienda speciale che gestisce “dal basso” l’acqua a Napoli, sta per avviarsi verso la privatizzazione diventando una società per azioni.
Acqua Bene Comune è un’azienda speciale a controllo pubblico che gestisce l’acqua nella città metropolitana di Napoli. Come indica chiaramente il nome, è un esperimento virtuoso nato dal percorso del referendum del 2011, quando 27 milioni di persone si espressero a favore dell’acqua pubblica. Napoli fu la prima e sinora unica città che recepì la volontà popolare e creò un soggetto ad hoc appoggiandosi all’articolo 114 del Testo Unico degli Enti Locali, che sostituì la vecchia società, la Arin.
Quello di Acqua Bene Comune è stato un caso eccezionale e quasi unico non solo in Italia, ma anche nel resto d’Europa, un esempio di applicazione dei principi di democrazia diretta fortemente voluto da Luigi De Magistris, allora sindaco di Napoli. Tutto questo fino a venerdì scorso, quando una delibera di Giunta ha avviato il percorso verso la privatizzazione di ABC, la cui nuova denominazione sarà Acqua Bene Comune Napoli S.p.A. Società benefit. L’azienda sarà a totale partecipazione pubblica, garantisce il sindaco Manfredi, ma tecnicamente rimarrà comunque possibile vendere quote – anche di maggioranza – a soggetti privati.
“Nel momento in cui si passa da un soggetto di diritto pubblico a una SPA cambiano totalmente le fondamenta giuridiche, si entra in una sfera regolamentata dal diritto privato, ma soprattutto si entra in una logica mercantile, che oggi è protettiva ma questo non impedisce che un domani le decisioni politiche siano orientate in un senso diverso. Tutto diventa più flessibile, si gioca a fare i privati con strutture pubbliche. Si entra in un mondo oscuro che non è quello della trasparenza, del controllo pubblico, proprio del regime pubblicistico”.
Così il giurista Alberto Lucarelli – fra i redattori del quesito referendario del 2011 sull’acqua pubblica e contrario a questa privatizzazione – in un’intervista rilasciata ad Altreconomia. “Non si tratta di un bene pubblico qualsiasi, ma un bene comune: significa gestirlo attraverso una governance aperta ai comitati, ai movimenti, alle associazioni, ai cittadini, ai lavoratori”, ha spiegato Lucarelli in merito al funzionamento di Acqua Bene Comune.
La giustificazione principale addotta da Manfredi e dalla coalizione che ha espresso parere positivo alla trasformazione di ABC in società per azioni si rifà al decreto Draghi del 2022, che vieta alle aziende speciali di gestire l’acqua pubblica. Tuttavia, secondo Lucarelli e altri oppositori della privatizzazione – fra cui anche padre Alex Zanotelli –, questa situazione si sarebbe potuta risolvere semplicemente prorogando la concessione ad Acqua Bene Comune, in modo trasparente e legale.
Sempre nella giornata di venerdì, durante la riunione in occasione della quale la Giunta ha preso la decisione, il Coordinamento campano dei comitati per l’acqua pubblica ha sfilato per le strade di Napoli chiedendo di essere ricevuto per un confronto con l’amministrazione e con i sindacati, che hanno appoggiato la proposta della Giunta. Nessuno di loro però li ha ricevuti e la delibera è stata approvata. Ora la palla passa al Consiglio Comunale, che dovrà votare per rendere esecutivo a tutti gli effetti il provvedimento, mentre la mobilitazione del comitato e di chi si oppone a questo percorso di privatizzazione continua.
“Stanno privatizzando la città, gli spazi pubblici, l’edilizia pubblica. Il progetto su Bagnoli legato all’America’s Cup è un progetto sostanzialmente di privatizzazione: questo è il modello. Il patto per Napoli è un patto diabolico”, denuncia sempre Lucarelli ad Altreconomia allargando il campo. “A fronte di un assegno di 54 milioni l’anno per 21 anni, ogni tre mesi i dipendenti dell’Agenzia delle Entrate vengono a controllare che il Comune abbia fatto una serie di cose. Loro parlano di valorizzazione, ma quel termine significa privatizzare i servizi pubblici essenziali”.








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