A Roma il Comune chiude Informagiovani: “È la rinuncia politica a prendersi cura delle nuove generazioni”
Operatori e operatrici sociali di Roma sono in agitazione per la chiusura del servizio Informagiovani, l’unico presidio pubblico e relazionale rimasto nella capitale per aiutare i ragazzi a orientarsi nel presente e nel futuro.
Lavoratori e lavoratrici dello sportello Informagiovani di Roma sono in agitazione in seguito all’annuncio della chiusura del servizio da parte dell’amministrazione di Roma Capitale. La decisione è stata fortemente criticata, anche perché – secondo le persone che lavorano al servizio – non sarebbe motivata da questioni economiche ma da una scelta politica di cancellare l’attività in presenza di orientamento e la relazione umana con orientatori esperti demandando qualsiasi prestazione al sito web e alle pagine social.
Una logica escludente secondo operatrici e operatori dello sportello Informagiovani, oggi ubicato in una sede unica presso l’ex Mattatoio in zona Testaccio: “In un periodo storico e culturale in cui la comunità scientifica e anche la politica sono concordi nel riconoscere il problema dell’isolamento digitale dei giovani, con tutte le conseguenze psicologiche che ne derivano, i giovani romani si ritroveranno soli a interfacciarsi con un device“, scrivono.
L’accento viene posto sul significato politico della decisione. Da un lato si teme che il servizio attualmente fornito da Informagiovani – concepito come un atto di cura e finalizzato ad “attivare riflessività, promuovere l’equità sociale e aiutare i ragazzi a fare scelte di valore per trovare una strada che dia senso alla loro vita e che contribuisca al progresso della società” – venga sostituito da eventi e percorsi di orientamento privati che hanno l’unico scopo di alimentare il mercato del lavoro.
Dall’altro viene sottolineato come rischino di venire meno le caratteristiche che hanno reso lo sportello un vero e proprio bene comune: “Un servizio pubblico di orientamento è un’infrastruttura democratica che serve anche a livellare le disuguaglianze, a dare a chi ha meno le stesse opportunità di chi ha di più. L’orientamento pubblico non può ridursi a un ufficio informativo, a un mero sportello per trovare informazioni o a un luogo di profilazione degli utenti. Non serve a catalogare i ragazzi, ma ad aiutarli a trovare il proprio posto nel mondo: non è solo orientamento al lavoro o alla formazione, è orientamento alla vita, alla consapevolezza di sé e alla cittadinanza”.
Forti critiche vengono rivolte anche al modo in cui sarà ricollocato il personale: “Gli undici orientatori del servizio Informagiovani verranno trasferiti, dal 1° giugno e senza nessun confronto sindacale, nelle biblioteche comunali per svolgere un lavoro che non è il loro. Parliamo di esperti e professionisti formatisi per accogliere, ascoltare e facilitare la progettualità dei giovani, inseriti in un settore dove operano altri colleghi con una differente e ben definita professionalità. Dunque, un mancato riconoscimento di entrambe le professionalità. Considerando inoltre che esiste ancora una graduatoria aperta di personale qualificato per le biblioteche, una lista d’attesa in cui compaiono probabilmente molti di quei giovani che gli stessi orientatori hanno ascoltato e guidato nel corso degli anni”.






Commenta l'articolo
Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi
RegistratiSei già registrato?
Accedi