Addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow food
È morto ieri, 21 maggio, Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, della rete Terra Madre e dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Ha dedicato la sua vita a cambiare il mondo partendo dal cibo.
“Chi semina utopia raccoglie realtà”. Oggi la home page di Slow Food – movimento che da quarant’anni promuove una cultura e una pratica di un cibo giusto, etico e sostenibile – si apre con una delle frasi più care al suo fondatore, Carlo Petrini, morto ieri all’età di 76 anni nella sua casa di Bra, in provincia di Cuneo. Non solo Slow Food: Petrini aveva fondato anche la rete internazionale di “comunità dell’alimentazione” Terra Madre e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Sarebbe tuttavia riduttivo ridurre l’impegno di Carlo Petrini al solo settore alimentare e gastronomico. Pur partendo dal cibo infatti, il fondatore di Slow Food ha sviluppato un sistema diffuso ed eterogeneo, che cerca di intervenire sui grandi problemi della nostra epoca, dalle disuguaglianze sociali alla crisi climatica, dall’economia alla politica. «Quello della fame è un problema di politica internazionale. Spetta a tutte le comunità rafforzare la sensibilità nei confronti dei governanti, perché i contributi che l’occidente ricco destina a queste economie povere sono irrilevanti», ci ha raccontato in occasione di un incontro diversi anni fa.
“Oggi sentiamo fino in fondo il valore, la potenza delle idee, dell’intelligenza, della creatività che stanno dietro alla nostra chiocciola. E allora possiamo dirlo a voce alta, mettendo da parte qualunque ritrosìa: oggi salutiamo un genio”. Così lo staff di Slow Food saluta Carlo Petrini. Un ricordo commosso ma che guarda più avanti che indietro: “La cosa più importante che possiamo e dobbiamo fare tutti, per onorare la memoria di Carlo, è ritrovare subito la bussola e, come ci ha detto lui, restare uniti e tenere la barra dritta. Perché siamo custodi di un grande tesoro. E il futuro di questo nostro bel movimento è il minimo che dobbiamo a Carlo”.
Gastronomo, giornalista e scrittore, Petrini fondò Slow Food nel 1986 – fra due mesi il movimento festeggerà infatti i quarant’anni di attività – e ne fu presidente fino al 2022. Un’altra idea rivoluzionaria fu quella di fondare un’università dedicata al cibo, alla sua produzione, al suo legame col territorio, ai suoi risvolti sociali e ambientali. Nacque così, nel 2004, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – frazione di Bra, paese natale di Carlo Petrini –, che in questi vent’anni e passa ha accolto più di 4000 persone uscite dall’ateneo con una formazione in gastronomia, diventata in seguito materia di un corso di laurea anche nelle università pubbliche.
Dopo Slow Food è arrivata la rete internazionale di Terra Madre, che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori, artigiani, cuochi, giovani, accademici ed esperti. Muovendosi fra i numerosi nodi del network, Carlo Petrini ha viaggiato tantissimo in giro per il mondo per fare rete e divulgazione. Divulgazione che ha portato avanti anche con le sue numerose pubblicazioni: da Le ragioni del gusto e Slow Food revolution, fino a Buono, pulito e giusto, sono numerosi i libri pubblicati sui temi a lui cari.
Salutandolo per un’ultima volta, ricordiamo i suoi insegnamenti e concludiamo con la stessa fra con cui lo stesso concluse la nostra chiacchierata qualche anno fa, all’insegna del cambiamento e del potere trasformativo della comunità: «Penso che il mondo si possa cambiare con l’ausilio di molte persone, con il cambiamento nei fatti e nei comportamenti individuali che sanno incidere sull’ambiente, sulla politica e sulla comunità. Credo, in particolare, che le comunità siano delle forme di aggregazione che possono cambiare il mondo. Una comunità può avere obiettivi ambiziosissimi e magari impostarli, crederci e realizzarli, semplicemente perché ha una sicurezza affettiva».






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