Israele assalta di nuovo la Flotilla in acque internazionali
Nella mattinata di ieri gli incursori della marina israeliana hanno assaltato di nuovo la missione umanitaria Global Sumud Flotilla in acque internazionali, sequestrando molti attivisti.
Dopo il primo abbordaggio del 30 aprile scorso, in occasione del quale la marina israeliana aveva assaltato le imbarcazioni civili della Global Sumud Flotilla in acque internazionali a largo della Grecia, nella mattina di ieri gli incursori della Shayetet hanno effettuato una nuova azione ai danni delle imbarcazioni della missione umanitaria, sempre in acque internazionali.
“Israele ha di nuovo attaccato illegalmente e intercettato violentemente la nostra flotta internazionale di imbarcazioni umanitarie e sequestrato i nostri volontari che avevano intrapreso una missione legale per rompere l’assedio illegale a Gaza e aprire un corridoio umanitario. Gli Stati hanno l’obbligo di proteggere i loro cittadini. Le bandiere degli Stati presso cui le imbarcazioni sono immatricolate rappresentano un obbligo di proteggere tali imbarcazioni e istituire dei processi di pirateria nei tribunali nazionali”, scrivono gli attivisti sui social della missione.
Come riporta anche il nostro Andrea Degl’Innocenti della rassegna stampa di oggi, “l’attacco è avvenuto ancora una volta in acque internazionali, a 250 miglia dalle coste di Gaza. I 52 velieri che compongono la missione hanno a bordo oltre 400 persone provenienti da 45 paesi, tra cui diverse decine di italiani. Quale sarà il destino nelle prossime ore” per gli attivisti della Flotilla? Secondo alcune fonti sarebbero state attaccate oltre 40 imbarcazioni e rapiti più di 300 attivisti su circa 500. Alcune barche sono ancora in viaggio verso le cose della Palestina.
L’organizzazione della Flotilla lancia un appello chiedendo che la gente faccia pressione sui propri governi affinché a loro volta chiedano a Israele di rilasciare gli attivisti sequestrati, di consentire il compimento della missione umanitaria e di interrompere il blocco in atto a Gaza. L’invito è quello di “inviare una e-mail al Ministro degli Esteri del proprio Paese e un’altra all’ambasciatore israeliano chiedendo di rilasciare immediatamente ogni connazionale già arrestato, di assicurare un corridoio sicuro per quelli ancora in mare e di compiere azioni concrete per porre fine al blocco illegale di Gaza e al genocidio”.
Sempre attraverso i propri canali social, l’organizzazione della Global Sumud Flotilla sta diffondendo i video pre-registrati dagli attivisti che, mostrando il passaporto del loro Paese – 45 quelli rappresentati a bordo delle barche della missione –, invitano conoscenti e concittadini a fare pressione sul proprio Governo, richiamando gli obblighi imposti dalla Convenzione di Ginevra e dal Diritto della Navigazione. A questo proposito, già nella giornata di ieri si sono creati i primi presidi per chiedere il rilascio dei prigionieri. Qui la mappa delle mobilitazioni in atto nelle varie città italiane.






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