Benetton non paga le lavoratrici, gli attivisti presentano il “conto”
Benetton non ha garantito il TFR a 28 lavoratrici, così gli attivisti della Campagna Abiti Puliti glielo hanno ricordato presentando uno scontrino gigante.
Ieri oltre 50 attivisti e attiviste di Clean Clothes Campaign (CCC), provenienti da 21 paesi diversi, si sono radunati davanti al negozio Benetton in Corso Vittorio Emanuele, a Milano. Al gruppo si è unita anche una delegazione dei SUDD Cobas oltre a due delle 28 lavoratrici croate che aspettano da due anni il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto (TFR): donne che hanno cucito capi Benetton per decenni e che, dal 2024, si trovano senza lavoro e senza indennizzo.
Quando il colosso della moda italiano ha deciso di lasciare la Croazia nel 2024, non ha garantito che la fabbrica subfornitrice Leonarda d.o.o. di Daruvar fosse in grado di corrispondere alle lavoratrici quanto dovuto per legge. Oltre la metà del TFR è ancora da pagare, l’altra è stata nel frattempo liquidata dal governo croato. Il debito residuo ammonta a 50.000 euro: una cifra che il Gruppo Benetton, con un fatturato che sfiora il miliardo, guadagna in meno di trenta minuti.
Il gruppo ha consegnato simbolicamente a Benetton uno scontrino gigante – srotolato da una trampoliera – con gli importi da saldare a ciascuna delle lavoratrici dell’ormai chiusa fabbrica croata. Accanto agli attivisti della Clean Clothes Campaign, in Corso Vittorio Emanuele erano presenti anche Smiljka Vuk e Fina Vondraček, ex operaie della Leonarda d.o.o., venute a Milano per mettere un volto alla vertenza.
Per Smiljka Vuk, il licenziamento è stato qualcosa di inaspettato: «Ho lavorato in fabbrica per 19 anni. Per tutto quel tempo abbiamo lavorato con il salario minimo, il sabato, con straordinari non pagati. Nel 2024 abbiamo perso il lavoro dall’oggi al domani. Sono venuta in Italia per far sentire la nostra voce a Benetton. Non stiamo chiedendo molto, solo quello che ci spetta».
Mario Iveković, presidente del sindacato che rappresenta le lavoratrici croate, Novi Sindikat, ha dichiarato: «Queste lavoratrici non possono aspettare oltre. Benetton deve garantire che chi ha contribuito ai suoi profitti riceva l’intero TFR il prima possibile. Abbiamo contattato il Gruppo più volte su questa questione, ma non abbiamo mai ricevuto risposta. Siamo venuti in Italia anche per questo: siamo disponibili a incontrare i vertici aziendali».
«Con 917 milioni di euro di fatturato, Benetton può tranquillamente garantire che queste lavoratrici vengano risarcite» afferma Deborah Lucchetti, portavoce di Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della CCC. «Benetton dice che il suo marchio rappresenta colore, unità e valori sociali. Ma quello che vediamo è una realtà ben diversa: perdita del lavoro, TFR non pagati e silenzio nei confronti di chi ha contribuito per anni al valore del marchio».
In un momento in cui il gruppo Benetton è impegnato in un processo di ristrutturazione in Italia, la CCC si augura che questo percorso includa accordi sindacali a protezione di tutte le lavoratrici della sua catena produttiva, ovunque si trovino. Per la CCC non esistono lavoratrici di serie A e di serie B: chi ha cucito i capi del gruppo merita le stesse tutele e gli stessi diritti, che lavori a Treviso o a Zagabria. La CCC invita chiunque voglia sostenere le lavoratrici della Leonarda d.o.o. ad aderire alla petizione online, con cui si chiede a Benetton di saldare il debito e di adottare misure preventive per evitare che casi simili si ripetano in futuro.






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