A Camilla, il supermercato autogestito di Bologna, arrivano i primi studenti da Gaza
Camilla, la prima food coop italiana, ha aderito all’iniziativa dell’Università di Bologna per accogliere studenti a studentesse di Gaza, giunti in città nei giorni scorsi.
Camilla è la prima food coop d’Italia. Si tratta di un supermercato autogestito da prosumer – neologismo che unisce le parole “produttore” e “consumatore” –, in cui i clienti sono anchi gestori dell’emporio. Oltre all’attività commerciale, Camilla organizza e partecipa a molte iniziative che riguardano diversi ambiti, dal consumo consapevole alla finanza etica, dall’inclusione alla sostenibilità ambientale.
Fra i vari progetti, il supermercato autogestito del capoluogo emiliano ha deciso di aderire anche al “ponte per Gaza” proposto dall’Università e dal Conservatorio di Bologna. L’Alma Mater ha infatti aderito ai corridoi universitari che consentono a studenti e studentesse gazawi di lasciare il loro paese, dove l’aggressione israeliana ha cancellato qualsiasi possibilità di studiare, per proseguire i loro percorsi accademici in Italia. Attualmente sono 72 le persone selezionate per partecipare al progetto e quello bolognese è uno dei 21 atenei italiani che hanno deciso di sostenerle per esercitare il loro diritto allo studio.
Sette di loro sono giunti a Bologna pochi giorni fa. Si tratta di due studenti e cinque studentesse del Dipartimento di Matematica e di Ingegneria, che avevano fatto domanda a dicembre. Dopo un iter e un’attesa di mesi, sono finalmente riusciti ad arrivare. In settimana i soci e le socie di Camilla hanno accolto il gruppetto presso il supermercato autogestito. La food coop fa infatti parte delle rete di realtà locali che hanno aderito all’iniziativa e che, unendo le loro forze, si stanno organizzando per garantire non solo il diritto allo studio, ma anche vitto, alloggio e beni di prima necessità ai rifugiati.
Nello specifico, la rete di solidarietà è composta dal collegio Superiore dell’Ateneo ed Er.Go – Azienda Regionale per il diritto allo studio, che si impegnano a garantire vitto e alloggio iniziale; un gruppo di docenti ha coperto le spese per l’assicurazione sanitaria; l’Antoniano, ente del terzo settore, assicurerà pasti a partire da aprile; Bologna per Gaza, Ex Aequo Soc. Coop Impresa Sociale e Coop Alleanza 3.0 Soc.Coop stanno offrendo supporto per la divulgazione dell’iniziativa. La food coop Camilla infine sta offrendo ospitalità e supporto organizzativo.
Non solo: per sostenere il progetto è stato lanciato un crowdfunding che ha l’obiettivo minimo di raccogliere 35.000 euro. “Questa cifra – scrive lo staff che ha lanciato la raccolta fondi – coprirà le spese vive di tutti i 15 studenti fino a ottobre. Se supereremo questo traguardo, potremo garantire loro la possibilità di restare anche per l’anno accademico successivo e richiedere lo status di rifugiati per completare gli studi. Ogni contributo, piccolo o grande, è un mattone fondamentale per la costruzione di questo ponte verso il futuro. Non stiamo solo offrendo un aiuto economico, stiamo offrendo il diritto allo studio e la libertà di scegliere il proprio destino”.
Quello dei corridoi universitari è un percorso non semplice, che sta funzionando grazie all’attivazione dal basso delle comunità universitarie e della società civile. Per mesi infatti il Ministero degli Affari Esteri, che avrebbe dovuto coordinare le attività, non ha fornito alcune risposta alle decine di ragazzi e ragazze che avevano vinto la borsa di studio per venire a studiare in Italia. Diverse università italiane hanno aderito al programma nell’ambito del quale sono inseriti i corridoi universitari, denominato IUPALS – Italian Universities for Palestinian Students, che sinora ha consentito di evacuare circa 230 giovani.
Oltre a quello dei sette ragazzi e ragazze che il supermercato autogestito Camilla ha accolto questa settimana, sono previsti altri arrivi a Bologna: uno studente di conservatorio – anche lui bloccato da mesi a Gaza in attesa che le istituzioni avviino il trasferimento – e undici studenti e studentesse selezionate da poco. “fra cui una giovane madre con una bambina di 3 anni. Non hanno fondi personali nemmeno per il pagamento delle tasse di iscrizione. Speriamo che arrivino fra 3 o 4 mesi!”, scrive ancora lo staff del progetto. “Ma non ci fermiamo! Selezioneremo altri studenti già dal mese prossimo. Ci sarà molto lavoro per ottenere la loro evacuazione”.






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