Iniziano i mondiali di calcio: ecco perché vi consigliamo di non guardarli
Oggi iniziano i mondiali di calcio ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico. L’aspetto sportivo però è messo in secondo piano da mosse politiche, situazione internazionale e atteggiamenti discriminatori.
Alle ore 13 locali di oggi, a Città del Messico scenderanno in campo Messico e Sudafrica per la partita inaugurale della Coppa del Mondo 2026, organizzata congiuntamente dal paese centro-americano, dal Canada e dagli Stati Uniti. L’ora di pranzo è decisamente un orario inusuale per una partita, ma poco importa: ciò che conta è che nel mercato televisivo che conta, quello europeo, la trasmissione arrivi nell’orario giusto, ovvero le 21.
Iniziano i mondiali dunque, anche se le polemiche sono iniziate già da settimane, se non da mesi. Nonostante le promesse tanto confortanti quanto inverosimili di Giovanni Infantino – presidente della FIFA, la federazione calcistica internazionale –, che ha dichiarato che la manifestazione «unirà il mondo», gli Stati Uniti hanno già dimostrato un atteggiamento divisivo e ostile lungo i propri confini.
Notevole imbarazzo ha causato la vicenda della squadra iraniana, che a causa delle restrizioni imposte dalla Immigration americana, hanno dovuto stabilire la loro base a Tijuana, città messicana al confine con gli Stati Uniti, per poi cambiare Stato in occasione delle partite ufficiali. Ancora peggio è andata all’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, premiato come miglior arbitro africano e designato dalla FIFA per dirigere alcune partite del mondiale, che è stato respinto alla dogana di Miami senza alcuna motivazione ufficiale e nonostante avesse un passaporto diplomatico.
Hanno dunque un sapore lievemente ipocrita le dichiarazioni di Infantino che, nel giorno in cui iniziano i mondiali, ha detto di non pentirsi delle scelte fatte: «Se volete criticare il sottoscritto fatelo pure. Ma, per favore, promuovete il fatto che il calcio unisce il mondo». E le divisioni rischiano anche di essere di carattere economico: per dare un’idea di prezzi popolari, l’organizzazione aveva annunciato tempo fa che i biglietti per assistere alle partite sarebbero stati disponibili a partire da 60 dollari.
Un’analisi di QuiFinanza però spiega che questo tariffario è abbastanza aleatorio, poiché non definisce quanti biglietti saranno disponibili a quel prezzo. Inoltre fa notare come, per la prima volta , sia stato introdotto il sistema del dynamic pricing ovvero dei costi che variano in base alle richieste, un po’ come succede per i biglietti aerei delle compagnie low cost per intenderci. Se consideriamo che sono arrivate circa 500 milioni di richieste, è facile immaginare che i prezzi medi schizzeranno alle stelle a dispetto del prezzo minimo che potrà anche rimanere di 60 dollari ma non sarà rappresentativo del costo economico finale di una partita.
La tendenza della FIFA appare sempre meno democratica e sempre più incline a dialogare con le autocrazie: i mondiali del 2018 infatti si sono svolti in Russia, quelli del 2022 in Qatar ed è già stato deciso – senza una votazione, contrariamente a quanto è sempre avvenuto – che nel 2034 la manifestazione sarà ospitata dall’Arabia Saudita.
La contraddizione della Coppa del Mondo americana è evidenziata anche da Valori, che scrive: “L’agenda Trump, tutta concentrata contro i migranti, le donne, i disabili, i gruppi lgbtq+ e le minoranze in generale, ha veramente poco da condividere con i principi dello Human Rights Framework Fifa 2026. E più in generale con tutte le belle parole sull’inclusività di cui si ammanta la Fifa di Infantino mentre appoggia i regimi e copre le loro malefatte. Anche e soprattutto negli Stati Uniti”.
Iniziano i mondiali dunque. Ma noi cosa possiamo fare? La mossa più efficace è sicuramente boicottarne la visione: al di là della questione biglietti, la vera linfa del calcio oggi sono i diritti televisivi e cattive performance in termini di share potrebbero avere degli effetti interessanti. Il sistema è mastodontico, ma questo non significa che tante piccoli azioni messe insieme non possano ottenere un effetto o quantomeno mandare un segnale.






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