Gli aspetti meno raccontati delle manifestazioni a Bologna per la morte di Abderrahim Fakir (video)
Oltre agli scontri davanti alla Prefettura, la serata bolognese ha coinvolto il cinema all’aperto di Piazza Maggiore, il blocco dell’Interporto e diverse polemiche politiche cittadine.
La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origine marocchina deceduto domenica 19 luglio al Pilastro durante un fermo di polizia, ha innescato una serata di tensione a Bologna che è stata raccontata soprattutto attraverso gli scontri di piazza. Meno note sono rimasti invece alcuni aspetti e alcune conseguenze della mobilitazione. Tra queste, la sospensione della proiezione serale di “Sotto le stelle del cinema”, la rassegna promossa da Cineteca di Bologna e Comune in Piazza Maggiore, trasformatasi in un momento di solidarietà e raccoglimento.
«Il rumore di un elicottero rimasto in volo sopra il centro per diverse ore, insieme all’eco dei lacrimogeni e dei petardi esplosi nei pressi della Prefettura, ha reso di fatto impossibile iniziare la proiezione prevista – ha raccontato il caporedattore di Italia che Cambia Francesco Bevilacqua, presente all’evento – compromettendo la prosecuzione della serata. A quel punto però sono saliti sul palco il direttore della Cineteca e una rappresentante del Comitato Popolare Pilastro, che hanno spiegato la situazione al pubblico e chiesto solidarietà per la famiglia di Fakir, raccogliendo applausi dalla piazza».
“Quello che è successo ieri è la conseguenza della criminalizzazione di un quartiere che ormai da mesi viene portata avanti dalle forze di destra e centrosinistra, di un quartiere nel quale le proteste degli abitanti che chiedono di tutelare i parchi vengono represse in modo violento con manganelli, lacrimogeni, arresti e multe da migliaia di euro, e nel quale una persona che ha bisogno di aiuto, invece di essere soccorsa, viene uccisa in modo brutale dalla polizia”, ha scritto il Comitato Popolare Pilastro, quartiere periferico e considerato difficile.
Proprio qui al Pilastro si trova il parco Mitilini-Moneta-Stefanini, sede del progetto di un museo fortemente contestato dalla gente della zona e dai comitati locali, secondo cui “ll Pilastro non ha bisogno di operazioni calate dall’alto, ma di progetti condivisi, rispettosi del territorio e delle persone che lo abitano. Oggi al Pilastro non esiste un luogo socio-ricreativo per sviluppare integrazione, comunità e solidarietà”.
Parallelamente al presidio davanti alla Prefettura, la mobilitazione si è estesa anche alla periferia cittadina. Il sindacato Si Cobas, che aveva proclamato uno stato di agitazione di 24 ore per la provincia, ha bloccato dalle 22 di lunedì le aziende dell’Interporto di Bologna, il polo logistico dove Abderrahim era attivo nel settore del facchinaggio. Il blocco ha impedito per gran parte della notte l’accesso ai mezzi pesanti, causando rallentamenti proseguiti anche nella mattinata di martedì.
Sul piano politico, la manifestazione ha generato polemiche legate soprattutto a chi l’ha convocata: il sindaco Matteo Lepore, che aveva indetto il presidio come momento di “verità e giustizia” per la vittima, è stato criticato sia dal centrodestra – il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di un tentativo di trasformare una tragedia in polemica – sia da alcuni candidati civici alle prossime comunali del 2027, tra cui Giovanni Favia di Bologna Forum Civico, secondo cui sarebbe stato incoerente per un’istituzione “cavalcare” una piazza destinata a scontrarsi con un altro corpo dello Stato.
Sul tema è intervenuta anche l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, che si occupa della tutela degli operatori e delle operatrici sanitarie in tutta Italia: “È avvilente leggere commenti privi di competenza tecnica sul caso Fakir specialmente quando si citano protocolli come la sicurezza della scena solo per pura esibizione. Sarà il medico legale, tramite l’autopsia, a stabilire se il protocollo BLSD sia stato eseguito correttamente, anche in ambito farmacologico. Inoltre, i dati estratti dal registro interno digitale del defibrillatore chiariranno in modo inconfutabile se la RCP sia stata praticata per oltre 30 minuti. La verità tecnica è custodita nei registri: non c’è spazio per le speculazioni”. Aspetti cruciali per stabilire circostanze ed eventuali responsabilità per la morte di Abderrahim Fakir.








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