Nazionale italiana di powerchair bloccata a terra: Easyjet non carica le carrozzine
Gli azzurri del powerchair football hanno dovuto rinunciare a un torneo internazionale perché Easyjet si è rifiutata di imbarcare sull’aereo una delle sei carrozzine in dotazione agli atleti.
Il powerchair football – letteralmente “calcio in carrozzina” – è una disciplina riconosciuta da quasi dieci anni da Comitato Paralimpico Internazionale in cui gareggiano persone con patologie neuro-muscolari e ortopediche. Strumento fondamentale per giocare sono delle carrozzine elettriche appositamente progettate, attraverso le quali atleti e atlete colpiscono la palla seguendo regole che sono simili a quelle del calcio.
Proprio ieri la nazionale italiana di powerchair football era attesa a Glasgow, in Scozia, dove si sta tenendo un torneo di preparazione ai campionati mondiali. In calendario c’era la partita contro la Danimarca. Partita che però non si è mai giocata perché gli atleti azzurri non sono riusciti a partire. Lunedì infatti, al momento dell’imbarco dall’aeroporto di Fiumicino, la compagnia aerea Easyjet con cui volava la squadra si è rifiutata di imbarcare una delle sei carrozzine in dotazione alla nazionale.
In una nota la Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport ha chiarito quanto accaduto: “La delegazione aveva programmato la trasferta con largo anticipo, completando tutte le procedure richieste dalla compagnia aerea EasyJet per il trasporto delle carrozzine elettroniche e degli ausili degli atleti. Tutti gli adempimenti previsti erano stati regolarmente eseguiti, proprio per garantire una partenza sicura e senza criticità”.
Nonostante questo, poco più di un’ora prima dell’orario previsto della partenza, Easyjet ha comunicato che l’aereo che avrebbe effettuato il servizio, un A320, poteva caricare solamente cinque carrozzine e che quindi la sesta sarebbe rimasta a terra. Una soluzione ovviamente inaccettabile, se non altro perché le carrozzine sono ausili senza cui gli atleti non solo non possono giocare, ma non possono neanche muoversi, spostarsi, andare in giro.
In un comunicato, il Comitato Italiano Paralimpico ha ribadito che quello alla mobilità non è un privilegio né una concessione, ma un diritto costituzionale e civile fondamentale. “L’episodio odierno provoca un triplo, gravissimo danno: umano, per i sacrifici compiuti dagli atleti arrivati da ogni parte d’Italia e costretti a rinunciare al sogno di indossare la maglia azzurra in Scozia; sportivo, in quanto compromette la preparazione agli imminenti Mondiali; ed economico, gravando sui bilanci federali per oltre 20.000 euro tra biglietti, alloggi e logistica persa”, ha sottolineato il Presidente del CIP Marco Giunio De Sanctis.
Sul caso è intervenuta anche l’associazione Nessuno è escluso, che si occupa di sostegno alle famiglie che convivono con una disabilità grave o gravissima: “Oggi non è stata umiliata soltanto una Nazionale italiana. Oggi è stato umiliato lo Stato. Una squadra composta da atleti con disabilità, dopo aver richiesto per tempo tutte le autorizzazioni, dopo aver ricevuto conferme formali, – ricordiamo che tutto ciò vale solo per le persone con disabilità – viene lasciata a terra come se fosse un problema logistico da risolvere all’ultimo minuto. No, non è un problema logistico. È il fallimento di un sistema che continua a considerare i diritti delle persone con disabilità come qualcosa di negoziabile”.
Il CIP ha chiesto un intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’ENAC, l’ente che si occupa dell’aviazione civile, che ha annunciato di aver avviato un’indagine. Al di là di protocolli e normative, questo episodio testimonia come la strada per la reale accessibilità in Italia sia ancora lunga. La direzione però è chiara e la indicano i numerosi progetti che lavorano non solo per la rivendicazione dei diritti, ma anche per la diffusione di una cultura della disabilità fondata non sull’assistenzialismo e sul paternalismo, ma sulla costruzione di condizioni che favoriscano l’autonomia.








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