13 Luglio 2026 | Tempo lettura: 6 minuti

Il mega concerto di Ultimo e i biglietti per persone con disabilità: la musica è davvero inclusiva?

In occasione del mega concerto di Ultimo che si è tenuto a Tor Vergata davanti a 250.000 persone, gli organizzatori hanno lanciato un’iniziativa rivolta alle persone con disabilità. Quali effetti ha avuto?

Autore: Francesco Bevilacqua
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Sabato 4 luglio Ultimo – cantautore romano, all’anagrafe Niccolò Moriconi – è stato protagonista di quello che entrato nella storia come il più grande evento a pagamento mai realizzato in Italia. L’evento è stato commentato, lodato e criticato per molti aspetti – dagli incassi all’impatto ambientale, fino al modo in cui si colloca nello scenario musicale italiano –, ma ce n’è uno che offre spunti di riflessione molto interessanti: la sua accessibilità.

Il mega concerto di Ultimo è stato un evento mastodontico, che ha dovuto affrontare problemi organizzativi altrettanto consistenti. Questo ha complicato ulteriormente l’accesso per persone con disabilità, che richiedono una logistica dedicata. Per assicurare un’esperienza emozionante, il cantautore romano e il suo staff hanno garantito un accesso gratuito e riservato alle persone con disabilità – circa 1500 quelle che ne hanno usufruito – alle prove generali svoltesi due giorni prima del concerto vero e proprio, giovedì 2 luglio.

Il gesto dell’artista è stato generalmente molto apprezzato, anche se da parte di chi si occupa dei diritti delle persone con disabilità c’è stata anche qualche critica, di cui parleremo nel dettaglio più avanti. Una conseguenza senza dubbio positiva dell’iniziativa è stata portare alla ribalta nazionale il problema cronico e grave dell’accessibilità dei concerti e della gestione della biglietteria.

mega concerto di Ultimo

Come funzionava il sistema di accreditamento per persone con disabilità?

Come avviene per la maggior parte dei grandi eventi musicali, anche per il mega concerto di Ultimo le persone con disabilità non potevano acquistare semplicemente i biglietti, ma dovevano presentare una domanda alla onlus Mani Amiche, associazione impegnata nel supporto e nell’integrazione sociale e partner dell’evento. La finestra temporale per farlo? Dal 15 luglio al 15 settembre 2025, praticamente un anno prima dell’esibizione.

Potevano presentare domanda solo le persone con un’invalidità al 100% riconosciuta, come stabilito dalla legge, che prevede altresì che la persona con disabilità usufruisca di un prezzo ridotto mentre la persona accompagnatrice – una sola, che deve essere maggiorenne – possa entrare gratuitamente. La trafila dell’acquisto è proseguita con la comunicazione, a partire dal 1° marzo 2026, dell’esito della domanda presentata; in caso di esito positivo, gli acquirenti hanno potuto procedere al saldo e hanno ricevuto i biglietti a partire dal 4 maggio, mentre le informazioni logistiche – che per una persona con disabilità sono importantissime per organizzarsi – sono arrivate a ridosso dell’evento.

La trafila non è stata dissimile da quella comunemente impiegata anche per altri concerti. Un esempio? Per la serie di esibizioni che Vasco Rossi terrà a Roma nel mese di giugno 2027, la biglietteria ha aperto da pochi giorni e con essa l’accreditamento per persone con disabilità. Si può dunque presentare la domanda già ora, ma l’esito verrà comunicato solo a febbraio 2027, sette mesi dopo l’inoltro e quattro mesi prima dell’evento. Tempistiche analoghe a quelle del mega concerto di Ultimo.

Andare a un concerto deve dare un senso di appartenenza e non un senso di esclusione che la maggior parte degli organizzatori ci fanno vivere

I commenti degli “addetti ai lavori” al mega concerto di Ultimo

Come detto, i commenti all’iniziativa del cantautore sono stati molti e di segni differenti. L’informazione mainstream ha acclamato il gesto definendolo “una grande emozione” e parlando di “concerto più inclusivo di sempre”. Non ci sono peraltro dubbi sulla sincerità di Ultimo e del suo staff e sull’intenzione reale e genuine di offrire a persone che incontrano tante difficoltà logistiche, spesso insormontabili, uno spettacolo dedicato, per una volta. Tuttavia ci sono anche degli aspetti negativi, che puntano di nuovo i riflettori sull’approccio alla disabilità in Italia.

Uno dei temi sul piatto è proprio il contrasto con l’esperienza che in genere una persona con disabilità vive quando assiste a un concerto. A lanciare il sasso è l’attivista Valentina Tomirotti, che riflette: “Dentro una macchina da 250.000 spettatori paganti una serata dedicata costa poco e rende moltissimo in termini di narrazione”, osserva in riferimento al mega concerto di Ultimo, specificando anche che “non è un diritto conquistato, è una concessione arrivata nel momento in cui concederla conveniva“.

Secondo Tomirotti infatti, “fruire a parte, in un’area protetta, mentre gli altri comprano il biglietto e scelgono dove stare non risolve l’accessibilità: la sposta. E rischia di diventare un alibi per non risolverla mai“. Il tema è proprio questo: creare eventi e momenti sperati per le persone con disabilità rischia di diventare un escamotage per non doversi sobbarcare gli sforzi logistici necessari a garantire una corretta fruizione a discapito dell’inclusività. Inoltre diciamocelo: assistere alle prove generali non è come assistere al concerto vero e proprio.

mega concerto di Ultimo
Valentina Tomirotti

Questo approccio è molto diffuso: a inclusività e soprattutto politiche che favoriscono l’indipendenza delle persone con disabilità, viene troppo spesso preferita l’erogazione di servizi di assistenza studiati per essere efficienti e garantire economie di scala. In parole povere: assistere una persona con disabilità è più semplice ed economico che darle gli strumenti per costruire la propria indipendenza. Ma è anche una questione culturale: spesso si parla di “persone speciali” che hanno bisogno di aiuto, con un atteggiamento profondamente pietistico. Un approccio di segno opposto rispetto a quella normalizzazione della disabilità che rappresenta il primo passo per l’inclusione.

Una valutazione del mega concerto di Ultimo la propone anche Sottoilpalcoancheio, progetto di attivismo per rendere i concerti inclusivi e accessibili: “Nonostante non si possa pensare di fare due eventi distinti, nonostante non si potesse avere più di un accompagnatore – niente famiglie o gruppo di amici come a un concerto –, sembra che Ultimo abbia voluto lanciare un segnale. Che sia la volta buona che un artista si sia informato e magari voglia aiutarci a cambiare le cose? Non lo so, ma tutte le persone che hanno partecipato erano felici e nonostante fossero tutte libere di stare dove volessero – anche chi era in sedia a rotelle – non hanno avuto il timore di stare fuori da quello che io chiamo recinto”.

Ben venga dunque l’iniziativa di Ultimo, se non altro perché ha avuto il merito di sollevare dibattiti e riflessioni sul tema. Ma ciò che deve cambiare è anche la politica della gestione dei biglietti: “Spero vivamente che la libertà che hanno respirato al mega concerto di Ultimo” possa giovare “alla battaglia per la libertà di acquistare un biglietto facilmente come gli altri, di poter scegliere il settore dal quale godersi il concerto e di potersi divertire come gli altri. Perché andare a un concerto deve dare un senso di appartenenza e non un senso di esclusione che la maggior parte degli organizzatori ci fanno vivere”.