Comunità energetiche: una manifestazione contro la burocrazia che ostacola la transizione
Il Movimento Nazionale della Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali ha organizzato una mobilitazione per martedì 16 giugno davanti al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica a Roma.
Le comunità energetiche rinnovabili sono delle aggregazioni di singole persone, famiglie, imprese o enti locali che si mettono insieme per produrre, condividere e gestire energia rinnovabile localmente. Un’idea semplice ma rivoluzionaria che potrebbe garantire un canale privilegiato per portare avanti la transizione energetica, risolvere le inefficienze della produzione centralizzata di energia elettrica e supera i combustibili fossili, altamente inquinanti.
Il condizionale è d’obbligo però, poiché ci sono grossi ostacoli alla diffusione massiva delle comunità energetiche. Da ormai otto anni la legge le riconosce tramite la Direttiva europea 2018/2001, che consente la creazione di entità giuridiche autogestite che controllano la produzione, la distribuzione e il consumo di energia. Ciononostante l’attuazione pratica in Italia è fortemente ostacolata dalla burocrazia.
Secondo i dati del GSE, il gestore dei servizi energetici, attualmente in Italia sono attive circa 600 comunità energetiche rinnovabili, che nel 2025 sono cresciute ben del 240% rispetto all’anno precedente, con un balzo in avanti incredibile rispetto ad appena cinque anni fa, quando se ne contavano solo 22 su tutto il territorio nazionale. Da questi dati emerge dunque che l’interesse e la ricettività nei confronti di questo tipo di iniziativa sono molto alti, quindi non c’è alcun problema di scarsità di domande.
In un’intervista rilasciata a Qualenergia, il coordinatore laziale del Movimento Nazionale della Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali ha sottolineato alcuni punti critici emersi in occasione di un incontro con il GSE avvenuto pochi giorni fa, come l’incertezza dell’incentivazione e la scadenza del 31 dicembre 2027 per i sostegni del decreto CER del 2023, scadenza che potrebbe creare problemi alle migliaia di domande di attivazione che stanno subendo rallentamenti e speriamo che la data sia messa in discussione. Il movimento delle comunità energetiche chiede anche maggiore aiuto sui territori nell’accompagnamento verso le CER, pensando ad esempio ai piccoli Comuni, con sportelli fisici locali, non virtuali.
A proposito di questo, ha assunto una posizione chiara e netta il Movimento CERS, che poche settimane fa ha approvato un manifesto in cui avanza alcune richieste specifiche: l’implementazione di politiche sistemiche efficaci, nello specifico lo stanziamento di risorse economiche dedicate e la definizione di un quadro omogeneo per la destinazione di aree pubbliche; la costituzione di un tavolo permanente a cui partecipino rappresentanti del movimento CERS, del GSE e del Ministero; un adeguamento fiscale che tenga conto della natura no profit delle comunità energetiche.
Ma non basta: vista l’inazione delle istituzioni e gli impedimenti burocratici che non accennano a diminuire, considerata l’importanza strategica che le comunità energetiche rappresentano nell’ottica della transizione e rilevata la consistenza della domanda da parte dell’utenza, il movimento CRES ha indetto una manifestazione prevista per le ore 11 di martedì 16 giugno a Roma, di fronte alla sede del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. “Dopo un presidio al GSE il movimento punta dritto alle istituzioni: la creazione delle CERS è rallentata da una burocrazia farraginosa, servono cambiamenti strutturali, sostegno economico e processi partecipativi, ora”, scrivono gli organizzatori.
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