8 Mag 2024

Arresto Toti, Liguria nel caos: perché così tanti scandali in politica? – #926

Scritto da: Andrea Degl'Innocenti
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Il presidente della Liguria Giovanni Toti è finito agli arresti domiciliari ieri mattina con accusa di corruzione. Dall’inchiesta della procura emerge una vasta rete di interessi, mazzette, accordi con la mafia e con alcuni potenti imprenditori locali. Cerchiamo innanzitutto di capire come sono andate le cose, anche con l’aiuto della nostra redazione ligure, cosa succede adesso e poi forse dobbiamo anche chiederci come mai la politica ci riserva così spesso questo genere di sorprese. Mi raccomando arrivate alla fine perché vi dico una cosa su come potete dare una mano a ICC e poi qualche consiglio di lettura sul nostro sito.

Dopo i recenti scandali che hanno coinvolto la politica regionale in Puglia e Sicilia, ieri è arrivato un terremoto ancora maggiore, che ha fatto sembrare i casi pugliesi e siciliani delle misere scosse di assestamento. 

Perché nell’operazione scattata ieri mattina all’alba a finire in agli arresti domiciliari, indagato per corruzione, è stato nientemeno che il Presidente della regione Liguria Giovanni Toti. E in ottima compagnia, perché assieme a lui ci sono finiti – fra gli altri – anche Paolo Emilio Signorini, che è l’amministratore delegato del gruppo Iren, una delle più importanti società multiservizi italiane, nonché ex presidente dell’autorità portuale che gestisce il porto di Genova,  e l’imprenditore portuale Aldo Spinelli, in passato presidente delle squadre di calcio di Genoa e Livorno.

Ora, il caso vuole che oggi esca anche la rassegna ligure, dove sul caso si fa un bel po’ di commento, per cui io direi che vi riassumo un po’ i fatti, e poi vi faccio ascoltare un contributo dalla nostra Emanuela Sabidussi che cura la rassegna ligure e vi rimando a quel contenuto se volete approfondire. 

Comunque, torniamo ai fatti. L’inchiesta, come raccontano i giornali, riguarda un vasto giro di corruzione che riguarda vari ambiti, dalla campagna elettorale, alla gestione del porto, alla realizzazione di cantieri e varie opere. Un giro fatto di favori per aziende e imprenditori, in cambio di denaro sonante. Mazzette. Ma anche connivenze mafiose, voti di scambio e interferenze con la campagna elettorale. Insomma, come spesso accade quando gli inquirenti scoperchiano il vaso di pandora della politica, dentro ci trovano un po’ di tutto, tant’è che le indagini si sono anche separate a un certo punto e i giornali parlano di doppia maxi indagine.

Cerchiamo di vederci più chiaro e di distinguere le vicende l’una dall’altra. C’è innanzitutto una questione corruzione che ruota intorno al porto di Genova. In pratica Aldo Spinelli gestiva in concessione un grosso terminal del porto di Genova, il Terminal Rinfuse, in scadenza nel 2021. E Toti, in cambio di soldi, avrebbe prorogato di 30 anni la concessione. Una proroga che fin da subito aveva fatto drizzare le antenne a tutti gli addetti del settore perché era strana. Troppo lunga, e per di più verso un operatore che negli ultimi anni non vantava dei successi eccezionali. 

Cinque giorni dopo il rinnovo, da ben quattro società di Spinelli partono bonifici per complessivi 40 mila euro per il Comitato Giovanni Toti Liguria. Un filino sospetto, ecco.

Nel caso Terminal, poi, entra in gioco anche l’altro pezzo da 90 di questa vicenda ovvero Paolo Emilio Signorini, che avrebbe ulteriormente oliato i meccanismi e accelerato le pratiche di rinnovo all’interno del comitato di gestione del porto, che ai tempi presiedeva. In cambio avrebbe ricevuto da Spinelli (vi faccio la lista della spesa, reggetevi forte): 

– 15mila euro in contanti da Aldo Spinelli

– 22 soggiorni di lusso in un hotel di Montecarlo per un valore complessivo di 42mila euro, 

– fiches per giocare al casinò, 

– una borsa di Chanel, 

  • un bracciale di Cartier
  • il biglietto per una finale di un torneo di tennis e (gran finale)

– una consulenza da 300mila euro al termine del suo mandato da presidente dell’autorità portuale. 

Comunque: quello del Terminal portuale non sembra essere stato l’unico regalo di Toti a Spinelli. Regalo si fa per dire, visti i lauti compensi. Comunque: altro “regalo” a Spinelli, secondo l’accusa, sono le Colonie Bergamasche di Celle Ligure. Trattasi di un complesso di villette collocato in una delle zone più belle ed esclusive della Liguria, con caseggiati immersi in un bosco e vista mare, più spiaggetta privata aldilà dell’Aurelia. 

Da un paio d’anni sono in corso i lavori di un’operazione da cento milioni di euro. Con questi soldi la società Punta dell’Olmo, di proprietà sempre di Aldo Spinelli assieme al figlio Roberto, vuole realizzare una cittadella di super lusso con molti appartamenti per super ricchi. Solo che per far tutto questo, serviva mettere le mani sulla spiaggia. Operazione, dice sempre la Procura, perfettamente riuscita sempre grazie all’intercessione di Toti.

Complessivamente, Toti avrebbe ricevuto in tutto da Spinelli mazzette per 74mila euro, per oliare tutte queste vicende.

Poi, per chiudere il filone corruzione, c’è il caso Esselunga, che non coinvolge direttamente il presidente della regione, ma il suo capo di gabinetto (quindi ecco un dirigente molto fidato) Matteo Cozzani, che secondo la procura avrebbe agevolato l’apertura di due punti vendita della catena di supermercati in cambio di un grosso aiuto pubblicitario in campagna elettorale (in pratica in cambio Francesco Moncada, consigliere di amministrazione di Esselunga avrebbe acquistato lo spazio un pannello luminoso installato sulla terrazza Colombo, il grattacielo più alto di Genova, per la campagna elettorale di Toti).

E questo è il filone mazzette. Poi c’è il filone corruzione elettorale / mafia. In pratica, facendo un po’ di ricostruzioni trasversali a vari giornali, ho capito che a Genova c’è una forte comunità riesina, ovvero di Riesi, comune siciliano della provincia di Caltanissetta. E come mai c’è questa forte comunità riesina? Perché in molti sarebbero fuggiti da Riesi durante la guerra di mafia della zona negli anni ’90, e fra questi c’erano molti parenti dei fratelli Cammarata, i boss locali, che sbarcarono a genova ma hanno continuato a vivere di malaffare. 

Ecco, la comunità riesina portava almeno 400 voti secondo le indagini, e allora l’entourage di Toti non avrebbe esitato a contattarli. Nelle ultime elezioni regionali del 2020 Matteo Cozzani, coordinatore regionale della campagna elettorale per la Lista “Cambiamo con Toti Presidente”, assieme ad altri, avrebbe preso accordo con due personaggi legati secondo la procura la clan dei Cammarata e promesso diversi posti di lavoro ed il cambio di un alloggio di edilizia popolare per convogliare i voti degli elettori della comunità riesina verso la sua lista. 

Gli ultimi tassello del puzzle riguardano ancora Matteo Cozzani, che nel 2014 assieme al fratello e due soci, con operazioni poco chiare, ha rilevato il lussuoso Grand Hotel di Porto Venere e ora sta lavorando per aprire uno stabilimento nell’isola Palmaria. Hotel peraltro in cui si svolgevano diversi degli incontri segreti che sono finiti nelle carte degli inquirenti.

E che sarebbe in affari illeciti anche con  – pensate un po’ – un altro pezzo grosso, Saverio Cecchi presidente di Confindustria Nautica e anima del Salone Nautico internazionale di Genova, la più grande fiera di tutta la Liguria.

Insomma l’immagine che arriva è ahimé la stessa che abbiamo osservato tante volte in passato, ed è quella di una rete di favori, mazzette, accordi e favori elettorali anche di stampo mafioso. Insomma, è il solito minestrone i cui ingredienti sono il peggio del peggio della nostra società. 

Prima di capire che cosa succede adesso in Liguria e di fare qualche considerazione finale, passo la parola ad Emanuela Sabidussi che proprio oggi ha pubblicato la puntata mensile della rassegna ligure, e che ci mostra una dimensione diversa di questa vicenda, ma altrettanto inquietante. A te Emanuela.

Audio disponibile nel video / podcast

Grazie Emanuela, è davvero incredibile questa sorta di doppio pensiero. E mi sorprende sempre come nessuno si sorprenda, quando succedono queste cose. vabbé, ora ci torniamo. Intanto cerchiamo di capire cosa succede adesso.

La conseguenza principale è che per effetto della legge Severino Toti è stato sospeso con effetto immediato dal suo incarico. Nel frattempo la reggenza della Regione ricadrà su Alessandro Piana, il vice di Toti. Nel medio termine però la situazione è più incerta. 

Su Repubblica Michela Bompani dipinge diversi scenari.

  1. Dimissioni: Data la situazione legale di Toti, molti nel mondo politico si aspettano che possa dimettersi. Ma Toti ha mostrato una forte tendenza al garantismo, soprattutto verso se stesso, affermando più volte la propria innocenza, quindi non è detto.
  2. Sfiducia: Se Toti scegliesse di non dimettersi, potrebbe essere costretto a farlo attraverso una mozione di sfiducia, che potrebbe essere supportata sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Questo porterebbe alla caduta non solo del presidente ma di tutto il consiglio regionale.
  3. Sia in caso di Sfiducia che di dimissioni, si andrebbe alle Elezioni anticipate. Il mandato di Toti scadrebbe a settembre 2025, ma si potrebbe votare già all’inizio del prossimo autunno. Questo scenario è facilitato dallo statuto regionale che prevede elezioni entro sessanta giorni dalla cessazione delle funzioni del presidente.
  4. Ad ogni modo, se la fine di Toti è segnata, il centrodestra si troverà a gestire un cambio di leadership politica, visto che Toti, ex Forza Italia, è esponente di un partito minoritario che ha fondato con Lupi e che si chiama Noi Moderati. I famosi Moderati col rolex. Comunque a quel punto entrerebbero in gioco ulteriori giochi politici interni al centro destra che per adesso lasciamo perdere.

Comunque, direi che con la ricostruzione del caso per oggi possiamo fermarci qui. Veniamo al commento. Vorrei riprendere quella sensazione di non stupore che citava Emanuela prima e ripartire da lì. Seguitemi. Quando le cose continuano a ripetersi uguali a se stesse, significa che non siamo di fronte al caso ma a un pattern ben preciso. 

Possibile che così tanti politici, soprattutto quelli ai vertici, siano corrotti? Siano delle brutte persone? Non può essere un caso no? Allora, credo che questa constatazione sia la risultante di due forze. Una è: il potere corrompe. Cioé, trovarsi ai vertici per molto tempo rende più soggetti a cedere, almeno una volta, almeno per provare, e poi magari una seconda, e poi una terza.

La seconda forza invece non è interna alla psiche umana ma è a come è progettato il sistema: il sistema elettorale privilegia persone poco oneste. È un sistema puramente quantitativo, non conta come io mi procuro i voti, né di chi, conta solo quanti voti ottengo. E allora è chiaro che chi è senza scrupoli ha un vantaggio competitivo. 

Detto ciò, vi risparmio oggi il pippozzo sui modelli di governance e tutto il resto, non vi tedio oltre e vi invito davvero ad andare ad ascoltarvi la rassegna ligure, che ve ne parla Emanuela. 

Siamo in periodo di dichiarazione dei redditi, e allora io nel dubbio vew lo ricordo. ma lo sapete che potete donare il 5*1000 a ICC? 

Fare un giornalismo libero non solo dalle influenze esterne ma anche dalle pigrizie mentali, gli stereotipi, i sensazionalismi e i bias cognitivi è davvero una sfida, molto bella ma anche molto difficile, che richiede tempo ed energie.

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Vabbé io ve l’ho detto, fate vobis. Se siete interessati trovate tutti i riferimenti sotto Fonti e articoli

Siamo a fine puntata e come al solito ho chiesto in questo caso al nostro caporedattore Francesco Bevilacqua di raccontarci gli articoli più interessanti usciti oggi su ICC. A te Francesco.

Audio disponibile nel video / podcast

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