15 Mar 2024

Case green, l’Europa vuole azzerare le emissioni al 2050! – #896

Scritto da: Andrea Degl'Innocenti
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Il parlamento Ue ha approvato la direttiva Case green, con cui vuole raggiungere l’obiettivo emissioni zero entro il 2050 per tutto il settore immobiliare europeo. Parliamo anche dei dubbi di fattibilità del progetto del Ponte sullo Stretto, del lancio di starship, l’astronave che forse farà tornare gli esseri umani sulla luna, delle elezioni presidenziali in Russia di oggi, dell’amnistia per gli indipendentisti catalani e infine di autoproduzione e di altri animali.

In questi due giorni di mia latitanza – scusate, avevo da fare – è successa una cosa importante. Il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva sull’Efficienza energetica degli edifici (Epbd), conosciuta anche come direttiva sulle “case green”, che ha l’ambizioso obiettivo di azzerare le emissioni dell’intero parco immobiliare europeo entro il 2050.

Per farlo, è previsto che ogni stato invii un piano nazionale di ristrutturazione, che includa una tabella di marcia e degli obiettivi intermedi da raggiungere. Piano che andrà approvato entro il 2026 e andrà aggiornato ogni 5 anni.

Vediamo meglio in cosa consiste questa nuova direttiva. Come racconta su Wired Riccardo Piccolo, “La novità più importante del testo riguarda le ristrutturazioni”. Ogni stato membro, all’interno del proprio piano, dovrà prevedere una riduzione progressiva del consumo di energia degli edifici residenziali, con un taglio del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. 

I paesi potranno decidere su quali edifici concentrarsi. L’unico vincolo sarà garantire che almeno il 55% della riduzione del consumo medio di energia primaria sia ottenuto attraverso la ristrutturazione degli edifici con le peggiori prestazioni, ovvero quelli più energivori.

Oltre a questo la direttiva si concentra sull’eliminazione dell’uso di combustibili fossili nelle abitazioni, inclusa l’utilizzo delle caldaie a gas metano. La data definitiva in cui entrerà in vigore il divieto doveva essere il 2035 e invece è stata posticipata al 2040, ma già dal prossimo anno i paesi europei non potranno più offrire incentivi fiscali per l’acquisto o l’installazione di questi sistemi di riscaldamento. 

La direttiva sottolinea che in quest’ottica saranno cruciali (e da incentivare / agevolare) le pompe di calore, e in generale l’elettrificazione dei sistemi di riscaldamento, che facilita l’utilizzo delle energie rinnovabili nei nuovi edifici a zero emissioni. Un altro cambiamento riguardo i nuovi edifici costruiti nell’Unione Europea, è che dovranno essere tutti “solar-ready”, cioè predisposti per l’installazione di impianti fotovoltaici o solari termici sui tetti. Mentre per gli edifici già esistenti idonei, i pannelli solari dovranno essere installati gradualmente a partire dal 2027.

Questo è il sunto. E devo dire, mi sembra un ottimo punto di partenza. Fra l’altro, il punto di forza di questa direttiva è che prevede degli obblighi di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni. Cioè: non prevede solo incentivi all’efficienza energetica, tipo il bonus 110% per intenderci (che va comunque bene eh, personalmente ho sempre pensato che fosse una misura migliorabile, ma comunque positiva) ma prevede sì possibili incentivi, ma nell’ottica di una complessiva riduzione. 

Ed è una differenza enorme, perché sappiamo che esistono meccanismi economici piuttosto controintuitivi noti come effetto rebound o Paradosso di Jevons per cui se usiamo una risorsa (in questo caso l’energia) in maniera più efficiente, il consumo complessivo di quella risorsa aumenta invece di diminuire.  

In quest’ottica è interessante che il criterio per valutare gli edifici in Europa non sia più la classe energetica (che segue appunto criteri di efficienza) ma la media di consumo (che invece segue un criterio più reale). In altre parole, io posso avere la casa più efficiente del mondo, ma se continuo a sprecare un sacco di energia perché ci costruisco la piscina, la pista per elicottero, una cabina frigo di 6 metri per sei e ho una temperatura di 15 gradi ad agosto, non va comunque bene. Contano i consumi reali, non l’efficienza. Quindi di nuovo, molto bene.

Ovviamente tutta questa transizione comporterà un sacco di lavoro. L’Ue ha già calcolato che quasi il 60% delle abitazioni europee richiede interventi di ristrutturazione entro il 2050. Mentre solo un quarto degli edifici già soddisfa i requisiti imposti dal nuovo regolamento, in particolare quelli recentemente costruiti. 

Ora la palla passa agli stati. E devo dire che in Italia il recepimento potrebbe essere un po’ problematico. Perché l’attuale maggioranza ha criticato da sempre e pesantemente l’unica misura che il nostro paese ha fatto in quel senso, ovvero per l’appunto il 110%. E anche in occasione del voto europeo si è schierata in maniera compatta e contraria. Anzi, non solo: per la serie “facciamoci riconoscere”, un europarlamentare della Lega, tale Angelo Ciocca, è stato allontanato dall’aula per aver fischiato prolungatamente con un fischietto durante tutta la votazione. La speaker, nel farlo allontanare, ha ripetuto varie volte che non è mai successa una cosa simile.

Quindi ecco, per quanto il nostro paese sia obbligato a recepire la direttiva, sappiamo che il diavolo sta nei dettagli, e che si può recepire una direttiva senza recepirla veramente, o del tutto. Per cui ci sarà da stare un bel po’ attenti, ma intanto celebriamo questa decisione della Ue.

Ue che è un organismo, anzi un insieme di organismi, complessissimi e spesso contraddittori. Ve lo dico qui perché proprio domani, sabato 16 marzo esce la nuova puntata di INMR+ in cui parleremo con un ex parlamentare europeo, Dario Tamburrano, il padre delle normativa sulle comunità energetiche e i prosumer energetici, che racconta proprio l’evoluzione del Green Deal, che per alcuni aspetti è stato molto depotenziato negli anni. 

E in questa puntata che vi consiglio di non perdervi, Dario ci presenterà una tesi piuttosto inquietante, ovvero che il Green deal sia ormai, perlopiù un piano di transizione dell’economia europea verso un modello non solo o non tanto ecologico, ma bellico. Trovate il link sotto fonti e articoli.

Qualche settimana fa abbiamo dato la notizia dell’ok al progetto del Ponte sullo stretto di Messina da parte del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa. Con tanto di dichiarazioni giubilanti del ministro delle infrastrutture Matteo Salvini, che si è lanciato in previsioni un filino azzardate: “avvieremo i cantieri nel 2024 e inaugureremo la grande opera nel 2032.

Solo che la faccenda è un po’ più complessa di così: ieri durante un question time alla Camera (i question time sono quei momenti in cui i parlamentari interrogano tendenzialmente il governo o i membri di una commissione che sta lavorando a una legge) ed è venuto fuori che all’interno del parere favorevole del comitato scientifico esterno sul progetto del Ponte sullo Stretto ci sarebbero però ben 68 rilievi scientifici da effettuare prima dell’avvio dei lavori, per determinare la resistenza ai venti, la tenuta sismica, la tenuta dell’acciaio e un sacco di altri aspetti.

Anche perché parliamo di un progetto di vent’anni fa, che quindi va aggiornato con tutte le scoperte scientifiche e gli studi realizzati nel frattempo. Questo lavoro preventivo potrebbe nel migliore dei casi rallentare molto, nel peggiore bloccare… anzi: nel peggiore dei casi rallentare molto, nel migliore bloccare proprio la realizzazione dell’opera.  

Comunque, proprio oggi pubblichiamo un articolo molto approfondito sul Ponte su ICC, a firma di Elisa Cutuli e con un’intervista a Stefano Lenzi di WWF Italia. Che devo dire tocca praticamente tutti i punti importanti legati alla questione Ponte sullo Stretto.  

Oltre alle novità citate, riepiloga le principali criticità dell’opera: dai costi esorbitanti, di cui una parte sono detratti dai budget regionali di Sicilia e Calabria, ai dubbi sull’effettiva necessità e sull’impatto del progetto, alla demolizione di circa 250 abitazioni per la costruzione, ai potenziali danni ambientali in una zona di protezione speciale. Tutto ciò a fronte di una previsione sui flussi molto bassa, rispetto alla capacità del ponte. çLetura consigliatissima, trovate come al solito il link sotto fonti e articoli.

Dopo due tentativi falliti, Space X è riuscita a mandare la sua astronave Starship nello spazio, segnando un punto a favore per il sistema di lancio più potente al mondo, sebbene ancora in fase di prova. L’entusiasmo è stato di breve durata, perché, nonostante non fosse previsto il recupero, l’astronave ha terminato il suo viaggio in modo piuttosto spettacolare, disintegrarsi rientrando nell’atmosfera prima di toccare l’obiettivo nell’oceano Indiano.

Questo lancio, partito con qualche ora di ritardo, aveva l’ambizioso obiettivo di testare i progressi fatti nello sviluppo di Starship, cruciale per le future missioni lunari della NASA con equipaggio umano.

Nonostante il lavoro di decenni e le aspettative astronomiche, incluse quelle di raggiungere Marte, l’avventura spaziale di SpaceX ha incontrato non poche turbolenze, dimostrando che la strada per l’esplorazione spaziale è tutt’altro che lineare. Starship, con le sue dimensioni imponenti e i motori alimentati da un cocktail futuristico di ossigeno liquido e metano, promette di rivoluzionare il trasporto spaziale, se solo riuscirà a superare le sfide tecniche che finora hanno rallentato il suo sviluppo.

Il viaggio di Starship si inserisce in un contesto più ampio di sperimentazione e apprendimento, con SpaceX che raccoglie dati preziosi da ogni test, anche quelli che finiscono in fiamme, per affinare il design e le performance di questa nave spaziale da record. Anche se oggi non ha raggiunto il suo obiettivo finale, il successo parziale del lancio rappresenta un passo importante verso future missioni spaziali, con l’obiettivo non solo di tornare sulla Luna ma, un giorno, di varcare le soglie verso mondi ancora inesplorati.

Si tratta di un tema di cui comunque riparleremo, magari ci facciamo anche una puntata di INMR+ perché la nuova corsa allo spazio è molto diversa da quella del secolo scorso e ha tante tante implicazioni.

Piccola pausa dalle notizie, per darvi una notizia più nostra, che penso ti interessi non in quanto persona originale e attenta a quello che succede nel mondo (questo è il profilo tipico dell’utente di ICC) ma proprio in quanto utente di ICC. 

Ovvero che abbiamo pubblicato una serie di novità sul nostro sito web che lo rendono più facile da navigare. Ad esempio da oggi se siete registrati o se vi registrate gratuitamente al sito avrete tutta una serie di funzioni nuove. Ad esempio molti/e di voi ci dicono che non riescono a stare dietro ai tanti contenuti interessanti che pubblichiamo. Da oggi potrete salvarvi articoli, rassegne, schede della mappa fra i preferiti in modo da poterli leggere in un secondo momento. 

Molte novità riguardano poi la mappa, che è molto più navigabile, e la vostra area personale, da cui potrete gestire i vostri preferiti, i vostri annunci in bacheca e tante altre cose. Vi lascio un articolo a firma del nostro direttore che presenta le novità.

Al volo, due news dall’estero. La prima è che oggi si vota per le presidenziali in Russia. Ovviamente lunedì faremo un po’ più di commento, ma la realtà è che non è che ci sia molto da dire. Perché la vittoria di Putin non è minimamente in discussione anche per l’assenza totale di una opposizione vera e propria. 

Oltre a ciò, Putin sembra godere comunque di un sostegno abbastanza solido da parte della popolazione. Poi ovviamente è difficile capire quanto solido e profondo sia questo sostegno, se è il frutto inevitabile del clima di repressione e della mancanza di alternative, oppure se è un sostegno convinto e reale. È una cosa davvero difficile da capire perché non ci sono purtroppo fonti neutrali e attendibili su questo, o se ci sono non le conosco. Forse il dato più importante che ci sarà da rilevare sarà il tasso di partecipazione: nel 2018 è stato del 67,5%.

Ultimo aspetto da sottolineare di queste elezioni è che si viterà anche in quelli che la Russia definisce i suoi nuovi territori, che fino a poco fa erano territori ucraini e in via di russificazione. Con città come Mariupol, sul Mar Nero, prima distrutte dalle bombe russe e poi ricostruite. Per la prima volta si potrà votare da remoto, online, anche dalla Crimea occupata nel 2014, e tre milioni di russi si sono registrati per farlo, nonostante i timori per un controllo del voto da parte delle autorità. Lunedì ne riparliamo.

Non se se vi ricordate che quando si è formato il nuovo governo di Pedro Sanchez in Spagna molte polemiche erano legate all’accordo con gli indipendentisti catalani di Junts per Catalunya. Visto che le elezioni non avevano espresso una maggioranza chiara, Sanchez si era infatti dovuto accordare con alcuni partiti minori, fra cui vari gruppi indipendentisti e autonomisti. Le polemiche erano dovute soprattutto al fatto che questo accordo si basava su una richiesta centrale da parte degli indipendentisti, ovvero l’approvazione di un’amnistia per tutti i leader indipendentisti catalani in carcere.

Ecco, ieri il Congresso spagnolo ha approvato in prima lettura la legge in questione. Una legge molto criticata da destra, ma anche da sinistra, perché molti sostengono che sia una concessione eccessiva nei confronti di un movimento che, con il referendum del 2017, attaccò direttamente la Costituzione spagnola. Secondo i sondaggi più della metà dei cittadini spagnoli è contraria alla concessione dell’amnistia.

Come racconta il Post, “L’amnistia serve anche a Junts per poter candidare alle elezioni regionali della Catalogna l’ex presidente catalano Carles Puigdemont, che organizzò il referendum del 2017 e da allora vive all’estero per sfuggire alla giustizia spagnola”.

Spesso in questa rassegna parliamo, anzi invitiamo ognuno a fare la sua parte in termini di impatto ecologico e cambiamento degli stili di vita. Ecco oggi su ICC parliamo di autoproduzione, che è un tema abbastanza centrale perlomeno da esplorare, quando si parla di stili di vita. Ma non vi dico altro, passo la parola al direttore DT che ci parla di questo, del rapporto con gli animali, e vi da anche appuntamento a Fa la Cosa giusta a Milano, dove alcuni di noi saranno presenti e quindi potrete anche incontrarci. A te Daniel

Audio disponibile nel video / podcast

Oggi è venerdì, è tempo anche di rassegna sarda. Quindi passo la parola anche ad Alessandro Spedicati.

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