“Figli della libertà”: si può imparare fuori dalla scuola?

Si riesce ad imparare al di fuori degli schemi scolastici? Chi cresce libero diventerà comunque schiavo? Sono queste alcune delle domande che si pongono Lucio Basadonne e Anna Pollio, registi di “Figli della libertà” e genitori di Gaia, che frequenta una scuola libertaria. Il documentario racconta il viaggio di questa famiglia attraverso altre realtà per scoprire le esperienze di chi, come loro, ha scelto per i propri figli modelli educativi differenti da quelli tradizionali.

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Qual è il modo migliore per preparare i propri figli alla vita? Esiste un’unica risposta o vale la pena conoscere tutte le possibili soluzioni che si aprono di fronte a un problema?  “Figli della libertà” partecipa racconta la storia di una bambina, Gaia, che frequenta una scuola libertaria: qui non ci sono banchi né compiti a casa, non esistono regole o imposizioni. Poi Lucio Basadonne e Anna Pollio, registi e genitori di Gaia, iniziano a chiedersi: “Avremo fatto la cosa giusta? È questo il tipo di educazione che può preparare nostra figlia alla vita?”.

 

Inizia così il loro viaggio alla scoperta delle tante realtà che praticano un sistema di educazione naturale, senza mai la pretesa di dare risposte ma anzi, sempre cercando di suscitare domande. Lucio e Anna intervisteranno pedagogisti, educatori e medici pediatri, genitori e insegnanti che hanno compiuto le stesse scelte e gli adulti di oggi che da bambini hanno frequentato scuole libertarie. Si spingono fino alla Summerhill School, nel Regno Unito, l’unica scuola-collegio dove si pratica l’insegnamento naturale.

 

Ma qual è la vera differenza tra una scuola “tradizionale” e il metodo naturale? Il tratto distintivo è l’autonomia del bambino. Nella scuola di Gaia e in tutte le realtà visitate durante il viaggio di Lucio e Anna, i bambini – semplicemente – scelgono. Decidono quali progetti approfondire, organizzano le proprie scadenze e gli impegni scolastici in maniera autonoma, stabiliscono insieme quando giocare e quando studiare.

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Alcuni controbattono, così il bambino si abitua solo a fare ciò che più gli piace senza accettare compromessi! Per rispondere, viene naturale chiedersi – senza alcuna pretesa di dare una risposta accettabile all’unisono – è davvero indispensabile nella vita fare ciò che non ci piace? È necessario abituare i propri figli alla competizione o può esistere un modo diverso di approcciare l’esistenza?

 

Il film non dà risposte, si chiude anzi con una citazione illuminante: “La verità è uno specchio caduto dalle mani di Dio e andato in frantumi. Ognuno ne raccoglie un frammento e sostiene che lì è racchiusa tutta la verità” (Gial-al-Din Rumi).

 

Certo non esiste la Verità assoluta ma è bene porsi alcune domande. Guardare “Figli della libertà” può certamente essere un modo per entrare nell’argomento da vicino e iniziare a interrogarsi.

 

Fino al 13 febbraio è possibile contribuire al crowdfunding partecipa lanciato da Lucio e Anna per ripagare tutte le spese di un anno di viaggio e riprese. Non appena verrà raggiunto l’obiettivo finale, il film verrà messo on-line e sarà disponibile per tutti.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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