Io faccio così #220 – Ri-Generation: l’impresa che riporta in vita gli elettrodomestici dismessi

Riusare, Rigenerare, Ridurre. Sono le parole chiavi di Ri-Generation, impresa che rigenera elettrodomestici destinati alla discarica e li rivende a prezzi più economici rispetto al prodotto nuovo, contribuendo a combattere lo spreco di risorse ambientali e umane. Grazie alla collaborazione con il Sermig, Ri-Generation sta creando anche nuovi posti di lavoro, rivolgendosi a persone che il lavoro lo avevano perso durante la crisi. Un progetto di Economia Circolare a tutto tondo.

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L’economia circolare applicata agli elettrodomestici, con l’obiettivo di creare lavoro: la Storia di oggi è sul progetto Ri-Generation, ideato da Astelav in collaborazione con il Sermig, il Servizio Missionario Giovani, che “attraverso la rigenerazione degli elettrodomestici cerca di costruire una mentalità in contrasto con lo spreco di risorse umane e ambientali”.

 

Rigeneration nasce da un’idea di Astelav, un’azienda storica italiana con sede a Vinovo, in provincia di Torino, che dal 1963 è uno dei principali distributori europei di accessori e ricambi per elettrodomestici. Ernesto Bertolino, che è il managing director di Astelav, aveva una visione già da prima della nascita di Ri-Generation: “Vendendo ricambi, da sempre abbiamo avuto una propensione ad incentivare la riparazione e la rigenerazione. Inoltre, abbiamo capito un fenomeno ancora più importante: riparare oggi è un’esigenza ambientale, umana, sociale, un’opportunità di lavoro: in poche parole, un’occasione per l’uomo e per migliorare il nostro Pianeta”. Dall’esperienza di Astelav parte così il progetto Ri-Generation.

 

 

Come funziona Ri-generation

In sostanza, Ri-Generation ripara e rivende elettrodomestici danneggiati, altrimenti condannati a divenire rifiuti, rispecchiando così in pieno i principi dell’economia circolare.

 

Tutti gli elettrodomestici, una volta che finiscono di funzionare, diventano genericamente dei RAEE, Rifiuti di Apparecchi Elettrici ed Elettronici, e vanno smaltiti secondo precise normative europee. Recenti normative hanno introdotto una novità per i distributori di elettrodomestici: al momento della vendita di un elettrodomestico nuovo, il distributore è obbligato a ritirare i vecchi elettrodomestici: “Qui ci inseriamo noi – ci spiega Enrico Bertolino – perché nel momento in cui il vecchio elettrodomestico viene ritirato, diviene automaticamente un RAEE. A quel punto, prima che vada in triturazione negli impianti appositi, viene da noi acquistato, testato e riparato in laboratori appositi formati dal nostro team, e dopo rimessi in commercio. Un processo a tutti gli effetti produttivo, che lo differenzia dalla riparazione semplice effettuata da un tecnico in casa”.

 

I prezzi di rivendita dei vari elettrodomestici sono estremamente concorrenziali rispetto al mercato: “Possiamo stimare che il prezzo dell’elettrodomestico è inferiore della metà rispetto al prodotto nuovo: per fare un esempio, una lavatrice di alta gamma, una 9kg di classe A+ con delle buone caratteristiche, può costare intorno ai 400 euro e rigenerata costa sui 200 euro”.

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I prodotti rivenduti hanno una garanzia di un anno, vengono venduti in tre punti vendita di Ri-Generation a Torino oppure online. Il tema dei RAEE negli ultimi anni ha assunto un ruolo importante nel dibattito pubblico: nel 2017, in Italia, sono stati prodotti oltre 90000 tonnellate di rifiuti RAEE “R2”, i cosiddetti “Grandi Bianchi” che comprendono, tra i tanti, anche le lavatrici, le lavastoviglie, i frigoriferi e i forni elettrici di vario tipo.

 

In generale, la produzione di RAEE è in aumento di circa il dieci per cento ogni anno, e non tutta viene smaltita nel modo più consono: nel 2015, in Italia, solo 250000 tonnellate di Rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici sono stati smaltiti nel modo più corretto, ma questi rappresentano solamente il quaranta per cento del totale dei rifiuti. Sono infatti stimati in 350000 tonnellate i RAEE che, purtroppo, finiscono in discariche abusive, abbandonati nelle campagne o nei boschi oppure esportati illegalmente verso i paesi in via di sviluppo, per essere utilizzati come fonte di componenti e materie prime di recupero.

 

Ri-Generation diventa così un modello di impresa, replicabile, che risolve un problema creando più opportunità: incluso la creazione di posti di lavoro.

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La collaborazione con il Sermig: il lavoro e le donazioni

Ri-Generation è un progetto che vede la collaborazione, oltre che di Astelav, del Sermig: si tratta del Servizio Missionario Giovani, organizzazione composta di volontari fondata da Ernesto Oliviero nel 1964 e che si occupa di sostenere persone in difficoltà economica e sociale. “Insieme al Sermig abbiamo individuato la necessità di dare una risposta forte all’esigenza più importante e delicata di questi ultimi anni: quella del lavoro – ci spiega Ernesto Bertolino – e la nostra comune passione per il non spreco e per il riutilizzo, si è rivolta anche in direzione di quelle persone che hanno perso il lavoro a causa della crisi o per altri motivi. Abbiamo collaborato insieme nel cercare alcune persone che avessero già elevate competenze professionali nella riparazione di elettrodomestici, oppure persone o ragazzi giovani che mostrassero una buona predisposizione nell’apprendere questo tipo di lavoro.

 

Abbiamo così formato un team di tecnici assunti per Ri-Generation, di età variegata: siamo riusciti ad introdurre in azienda persone ultracinquantenni, che avevano perso il lavoro, insieme a ragazzi poco più che ventenni. Una storia che ricordo come esempio di economia circolare applicata al lavoro è quella di un ragazzo del Mali, che da bambino aggiustava biciclette in Africa: dopo un periodo di tirocinio durato sei mesi con Ri-Generation, continuerà la sua attività lavorativa con noi come riparatore di elettrodomestici. Penso anche alle competenze più specifiche recuperate, come quelle di Amos, un ragazzo rumeno che ha dimostrato una buona propensione verso l’elettronica e che oggi è un eccellente riparatore di lavastoviglie”.

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Oggi Ri-generation impiega otto persone: sei di loro sono tecnici di laboratorio e due si occupano della vendita del prodotto. Ma la collaborazione con il Sermig non è finita qui e si è estesa anche al settore delle donazioni: “Ri-Generation accetta anche elettrodomestici che, per vari motivi, non sono più utili alle persone. Il Sermig ci aiuta ad intercettare quelle persone sul territorio che si stanno liberando di un elettrodomestico e noi ci occupiamo della logistica di queste donazioni: ritiriamo direttamente il potenziale rifiuto e, come gli altri, presto diventa un nuovo elettrodomestico perfettamente funzionante”.

 

La reazione nei confronti del progetto da parte del pubblico è molto buona e si può dividere in due livelli: qualità percepita e vendite. “Il problema più istintivo è quello della qualità del prodotto: essendo rigenerato, potrebbe essere percepito come qualitativamente inadeguato. Vi assicuro che le persone che vengono nei nostri punti vendita, spesso, non riescono a distinguere se una delle nostre lavatrici sia un prodotto nuovo o rigenerato. Questo si rispecchia nei nostri obiettivi, perché l’attività sta andando molto bene, soprattutto per la vendita diretta nel negozio: anche la vendita online sta crescendo, è chiaro che si tratta di un processo che richiede più tempo ma l’andamento generale positivo di Ri-Generation ci spinge ad aumentare la produzione e l’attività di laboratorio, e quindi di conseguenza ad impiegare anche nuove persone per far crescere il progetto, oltre alla possibilità di poter aprire nuovi negozi come Ri-Generation anche in altri luoghi d’Italia, oltre che a Torino”.

 

Il tutto nel segno della Riduzione, del Riuso e della Rigenerazione.

 

Intervista: Daniel Tarozzi e Paolo Cignini

Riprese e montaggio: Paolo Cignini

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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