22 Set 2017

Gli orti urbani a Bra: solo un grande successo o… linea guida per il futuro?

Scritto da: Ezio Maisto

Gli orti urbani: risparmio, sostenibilità, qualità del cibo ma anche un'esperienza che tutela il territorio, crea relazioni, combatte lo spreco di cibo, educa e genera circuiti virtuosi di economia solidale.

Negli ultimi dieci anni, in Italia e non solo, la quantità di aree che da agricole sono diventate commerciali o industriali per favorire quello che la politica e la stampa tradizionali chiamano “sviluppo”, è cresciuta a dismisura. Tuttavia, oggi si assiste a un fenomeno che può essere letto come una sorta di fallimento epico nella programmazione urbanistica ed economica. Coloro che vivono in zone urbane e che dovrebbero essere i clienti dei megastore che in genere sorgono su queste aree, sono sempre meno interessati al ruolo di consumatori ubbidienti e sempre più inclini a ritagliarsi uno spazio di autoproduzione.

 

L’esperienza più rappresentativa di questa tendenza è l’incremento esponenziale del numero di famiglie che richiede l’assegnazione di un appezzamento di terra nei comuni dove sono attivi degli orti urbani.

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A Bra, per esempio, dal 2012 ad oggi sono stati realizzati 119 orti urbani, 105 lotti da 60 metri quadrati e 14 mini-lotti da 30 metri quadrati. Gli assegnatari di questi lotti, che hanno fatto regolare domanda al Comune, si sono impegnati a coltivare direttamente l’orto insieme ai propri familiari, senza avvalersi di mano d’opera retribuita; a non svolgere sul terreno attività diversa da quella della coltivazione di ortaggi, piccoli frutti e fiori; e a destinare la produzione all’autoconsumo, senza intenti commerciali.

 

Eppure, nonostante la lodevole iniziativa dell’amministrazione, che ha costi davvero contenuti per le famiglie (il canone annuale varia dai 27 euro per un mini-lotto ai 55 euro per un lotto intero), molte domande di assegnazione non possono essere evase per mancanza di un numero sufficiente di lotti.

 

Il motivo di questo successo non sta solo nel fatto – come comunemente si pensa – che l’autoproduzione consente un notevole risparmio (i cittadini a basso reddito spendono tra il 40% e il 60% del loro reddito annuale in cibo) e migliora la qualità dell’alimentazione. Gli orti urbani permettono alle famiglie di investire positivamente il proprio tempo libero ed entrare in relazione con le persone che abitano il quartiere, contribuendo allo scambio di conoscenze e alla convivialità. Con gli orti urbani si imparano metodi di coltivazione sostenibili, si combatte lo spreco di cibo, si occupano gli anziani, si educano i bambini al rispetto della natura e alla stagionalità dei prodotti, si generano circuiti virtuosi di economia solidale. Gli orti sono un freno al dilagare della cementificazione e un veicolo di sensibilizzazione per i cittadini a diventare parte attiva nel combattere i fenomeni speculativi e di degrado.

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Negli orti urbani non si coltiva solo cibo, ma anche la bellezza dei luoghi e la gentilezza dei gesti. Buone pratiche, nuove idee, antichi saperi si fondono in nome di una migliore qualità della vita per tutti.

 

E’ forse giunto il momento in cui il futuro dei territori sia progettato in maniera più coerente ai reali bisogni di chi li vive?

 

Articolo tratto da Piemonte che Cambia

 

 

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