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18 Set 2020

CirculART, moda etica e filiera tessile alla Fashion Revolution Week

CirculART è il progetto di Cittadellarte - Fondazione Pistoletto dedicato al tema della moda etica, grazie al lavoro di un team di artisti che hanno dialogato con la filiera dell’industria dell’abbigliamento e con le organizzazioni che, sul territorio, hanno scelto di abbracciare il concetto di sostenibilità. La mostra, che si svolgerà dal 18 settembre al 4 ottobre, farà parte della prima edizione della Fashion Week Revolution di Bergamo, per contribuire a diffondere, tramite l’arte, una moda più etica, responsabile e sostenibile.

Who Made My Clothes? O meglio, chi fabbrica i miei vestiti? Chi li confeziona? Di chi sono le mani che cuciono i miei abiti? È una domanda, uno spunto di riflessione, un cambio di paradigma. Ormai è sempre più conosciuta la campagna Fashion Revolution, format di rilevanza mondiale che vuole porre l’attenzione su un concetto diverso, più responsabile e sostenibile, di approcciare il mondo della moda.

Smuovere le coscienze dei consumatori e la consapevolezza del costo reale di un sistema moda che rappresenta un’emergenza ambientale e sociale, ma anche stimolare un cambiamento radicale e collettivo, che includa grandi e piccoli marchi, brand e aziende, per ripensare un futuro all’insegna del un basso impatto e di un lavoro dignitoso.

La Fashion Revolution Week è un movimento nato in Inghilterra – per mano di Carry Somers e Orsola de Castro – e prende principalmente spunto dai tragici fatti accaduti il 24 aprile 2013 a seguito del crollo di una fabbrica di abbigliamento a Savar, un distretto di Dacca, capitale del Bangladesh, dove migliaia di persone lavoravano in condizioni disastrose nelle fabbriche di abbigliamento. Il bilancio fu tragico 1133 morti e più di duemila feriti. La settimana della Fashion Revolution vuole ricordare, ogni anno, questo tragico evento e tenere alta l’attenzione sulla moda più sostenibile nel rispetto dell’ambiente e delle persone.

Sono sempre più numerose le grandi città che, per su scala globale e nazionale, hanno dato vita alla propria Fashion Revolution Week. Ora e per la prima volta, l’evento giungerà anche a Bergamo per la sua prima edizione, con un progetto di lunga durata che assume un valore ancor più rilevante nell’ambito del Made in Italy e nel contesto della manifattura tessile, che trova nella provincia bergamasca numerose eccellenze internazionali.

Tra i suoi organizzatori c’è La Terza Piuma, associazione che nasce dalla forte passione per la moda etica e lo stile di vita sostenibile, che darà vita a una serie di eventi e iniziative che si terranno tra fine settembre e novembre.

Tra questi segnaliamo CirculART, una mostra curata e prodotta da Cittadellarte – Fondazione Pistoletto e dedicata ai temi della moda etica e sostenibile, che si svolgerà dal 18 settembre al 4 ottobre a Palazzo Agliardi. Come riporta la nota stampa dell’evento, «lo scopo del progetto è quello di spingere la ricerca artistica a confrontarsi con i diversi comparti che compongono la filiera tessile, lavorando con organizzazioni che hanno scelto di abbracciare l’idea di sostenibilità e di sviluppare la loro attività in modo innovativo e lungimirante».

Gli artisti che hanno realizzato il progetto, per l’occasione, si sono addentrati nei processi di produzione tessile, focalizzandosi non solo su una fase ma prendendo in considerazione l’intera filiera, partendo dall’utilizzo o dal riutilizzo delle materie prime: lana, legno, cotone, indumenti usati, rimanenze di produzione.

Gli artisti, fra cui Laura Harrington, Silvia Giovanardi, Juan Manuel Gomez ed Emanuele Marullo, «si sono interrogati sul significato di sostenibilità nella filiera del tessile, dal reperimento delle materie prime fino ai processi di finitura dei capi e la produzione di accessori come etichette e cerniere lampo. Si sono confrontati con persone che – per ognuna delle aziende coinvolte – ha spiegato nel dettaglio i processi di produzione, l’utilizzo delle risorse naturali come acqua, boschi e pascoli, il rapporto tra produzione e globalizzazione».

Nel complesso, il progetto è un invito ad agire che non si limita alle importanti questioni ambientali legate all’industria della moda, ma prende anche in considerazione l’intero sistema di vita del pianeta, dove l’industria della moda è inestricabilmente connessa alla salute e alle risorse naturali.

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