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30 Nov 2020

Savona si attiva dal basso fra orti urbani, buone pratiche e attivismo ambientale #2

Scritto da: Daniel Tarozzi
Riprese di: Daniel Tarozzi
Montaggio di: Paolo Cignini

A Savona DoMani è oggi. Autoproduzione, cohousing, scambi europei, roseti, orti, cultura, progetti con i rifugiati, fridays for future. Elisa e Giampiero ci raccontano come due generazioni diverse stiano lavorando insieme per cambiare questa città. E ci stanno riuscendo partendo da un roseto che rischiava di essere cemento.

Quando si pensa alla Liguria vengono in mente le spiagge affollate, le Cinque Terre, l’Acquario e i vicoli di Genova, De André, il confine con la Francia, magari la Lunigiana o l’eco-villaggio di Torri Superiore. I più fortunati pensano all’entro terra ligure con tutte le sue valli ricche di natura e sorprese. I più critici pensano ad una regione che invecchia e a qualche centrale inquinante. Ma proprio nessuno, o quasi, pensa a Savona e ad una serie di progetti innovativi che popolano questa cittadina del ponente ligure. E invece ce ne sono. Alcuni ve li abbiamo già raccontati, ma oggi vogliamo presentarvi le persone che ci hanno introdotto alla scoperta dei fermenti savonesi, ovvero Giampiero e Tiziana Aschiero e la figlia Elisa.

I soci fondatori di DoMani

Non fatevi ingannare dalla parentela. Pur essendo una stessa famiglia, genitori e figli sono qui due organismi complementari ma allo stesso tempo autosufficienti, portatori di due diversi approcci al cambiamento che si sono armonicamente fusi in un progetto che già dal nome vuole puntare al futuro partendo dall’agire adesso: DoMani. Domani come il futuro, e DoMani, come due mani, che sono necessarie ad attivarsi per coltivare un orto, piantare un roseto, autoprodurre saponi o ristrutturare un vecchio casale per farci un cohousing in cui diverse famiglie scelgono di trascorrere la terza parte della loro vita. Dove? Nel cuore di Savona, presso il Roseto dei Papi, una sorta di oasi circondata da palazzoni, che doveva essere vittima di speculazione edilizia e grazie ad un gruppo di famiglie illuminate è invece diventato un luogo di natura, cultura, bellezza, aggregazione.

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ATTIVATI

Ci sono stato molte volte quest’anno. Ho ascoltato le storie di tante associazioni e di tante persone, giovani, giovanissime, adulte, novantenni. Le ho ascoltate seduto in un giardino mentre mangiavo un magnifico pranzo auto-prodotto con una tavolata di sconosciuti subito divenuti amici. Le ho ascoltate mentre osservavo Elisa e i suoi amici produrre saponi e shampoo con gli scarti dell’olio. Le ho ascoltate mentre Guglielmo potava gli alberi da frutta, mentre Giampiero, Lucia, Rachele, Francesca – solo per citarne alcuni – autocostruivano una compost toilet. Le ho ascoltate seduto tra le rose o passeggiando tra gli orti, mentre intorno a me, silenziosi e imponenti, incombevano decine di palazzi, che però in qualche modo sembravano svanire tra le fronde delle piante.

E allora ho scoperto che Savona è ricca di fermenti e fermentati. Fridays for future, giovani attiviste, adulti impegnanti nel movimento della decrescita felice, nella RIVE, nei gruppi di acquisto, nelle università. Ci sono progetti con i rifugiati di Casa Demiranda, progetti nelle scuole, mercatini dell’usato, progetti in permacultura.

Non solo. Le mani, infatti, sono attive nel savonese, ma la testa è volta verso l’Europa, verso il mondo. Elisa, che ha circa 25 anni, è appena rientrata da sei mesi in Islanda e sei in Estonia e ci racconta come secondo lei e secondo i suoi amici di DoMani «l’Italia abbia delle potenzialità pazzesche. Siamo tutte persone che hanno sperimentato gli scambi europei, i progetti Erasmus o altro. Sono occasioni incredibili per conoscere giovani da tutta Europa e per confrontarsi su come una stessa tematica possa essere vissuta in modi diversi in posti diversi. Diamo per scontato che viaggiare sia un diritto, che sapere parlare una lingua che ci accumuna sia normale, ma non lo è. Se uscissimo di più dal nostro angolino scopriremmo un mondo meraviglioso, persone meravigliose che possono trasmetterci tanto e cresceremmo , portando a casa il cambiamento. Perché se non si va fuori, non si scopre il bello che c’è e non lo si può portare poi qua. Vogliamo essere promotori di questo scambio, portando ragazzi di tutta Europa a Savona».

Giampiero, invece, mi racconta le tantissime esperienze che ha incontrato e ricostruisce in pochi minuti un viaggio lungo sette anni che ha trasformato il luogo in cui ci troviamo da una discarica di rovi abbandonati a un cuore pulsante di natura e cultura. E poi, lontano dalle telecamere, c’è Tiziana che continua a dire che lei non fa niente e invece fa tutto. E intorno a lei gli altri fondatori e attivisti e frequentatori di questi luoghi del cuore e dell’anima. Guardate il video, scoprire cosa stanno combinando Giampiero, Elisa e gli altri e poi lo capirete anche voi: Savona, insomma, può stare tranquilla. Il DoMani è assicurato. E noi, quando pensiamo alla Liguria, possiamo pensare anche a lei.

Per ascoltare l’intervista integrale clicca qui.

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