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7 Ott 2020

Casa Demiranda: il condominio solidale che abbatte i muri della diversità

Scritto da: Emanuela Sabidussi

Il condominio solidale Ca Demiranda nasce dall’obiettivo di favorire la coabitazione in diverse forme e modalità, offrendo opportunità a persone in situazione di disagio e di vulnerabilità sociale. In questa visione il condominio diviene una comunità di persone che convivono e condividono lo stesso spazio e soprattutto un punto di riferimento per il quartiere in cui è inserito.

Esistono barriere invisibili: possono essere culturali, che pongono tabù e muri nel nostro vivere quotidiano, psicologiche, che limitano la nostra piena realizzazione, ma anche sociali, le quali ci impediscono di comunicare e comprendere persone diverse da noi.

Tali barriere sono difficili da vedere, accettare e scardinare. In pochi ci riescono e in ancor meno lo fanno in maniera sistemica, non individuale.
Quando mi hanno presentato il progetto Casa Demiranda di Savona, ho subito visualizzato tanti muri che venivano abbattuti: erano muri di indifferenza, di diversità, di incomprensioni, di odio. Ed è davvero strano parlare di muri abbattuti per un progetto che usa come espediente di aggregazione e di unione i muri di un’abitazione, o meglio, di un condominio.

Casa Demiranda è infatti un condominio che sperimenta nuovi modelli di accompagnamento all’abitare, lavorando per favorire le relazioni tra gli abitanti e non solo: attraverso le interazioni e le attività organizzate mira a migliorare il benessere dell’intera comunità di quartiere circostante.
«Abbiamo creato in questi anni sul territorio savonese – mi spiega Claudia Calabria, responsabile servizi abitativi di Caritas Savona – diversi cohousing: gestiamo differenti tipi di servizi abitativi, dall’accoglienza notturna per i senza dimora ai servizi di secondo livello, fino agli appartamenti condivisi e cohousing. Come servizi abitativi gestiamo nel complesso quindici abitazioni che nascono dalla volontà di mettere a sistema le risorse immobiliari presenti sul territorio, in particolare della Diocesi di Savona Noli, per rispondere al crescente bisogno abitativo».

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Cosa significa abitare
Qual è la funzione per cui nasce un condominio? Casa Demiranda è convinta che alla base vi sia l’obiettivo di “essere una comunità di persone che convivono e condividono lo stesso spazio, una risorsa e non un ostacolo per coloro che ne fanno parte, e soprattutto un punto di riferimento per il quartiere in cui è inserito”. Ed è proprio da questo principio che si è posto l’obiettivo di essere un incubatore di relazioni tra gli abitanti e la comunità circostante, costruendo nuove reti di alleanze con il quartiere ed il territorio.

Inoltre, l’integrazione che Casa Demiranda vuole portare non è solo tra il “fuori e il dentro”, ma più ampiamente cerca di risolvere la dicotomia generazionale che nella società moderna divide in spazi e ambienti di vita differenti le persone, a seconda dell’età anagrafica (anziani da bambini) e dello stato di provenienza (cittadini italiani e stranieri).

La composizione
La coabitazione solidale risponde a differenti bisogni abitativi e per questo sono stati attivati diversi progetti paralleli che permettessero di accogliere persone con esigenze diverse, ma compatibili. Il condominio accoglie dunque alcuni nuclei famigliari in emergenza abitativa (attraverso il progetto Abitare Insieme), permettendo loro di avere un tetto per il periodo di tempo necessario a recuperare la loro autonomia economica, ma anche a famiglie con un basso reddito alle quali è stato possibile accedere a locazioni a canone moderato.

Un alloggio è stato destinato ad “Abitare senza confini”, un progetto del Centro di Accoglienza Straordinario per donne straniere. L’obiettivo dell’accoglienza è garantire assistenza e protezione alla persona insieme agli strumenti necessari perché possa costruire il proprio progetto di vita.
Un ulteriore appartamento è stato destinato ad accogliere giovani in Servizio Volontario Europeo (SVE) attraverso il Programma Erasmus+ impegnati come “volontari europei” in progetti locali nelle aree di grave marginalità e immigrazione. I giovani abitanti, seguiti e formati, sono coinvolti nelle azioni di accompagnamento degli abitanti del condominio e dei cittadini che vengono coinvolti nelle esperienze dei laboratori di comunità.

Due persone senza dimora saranno i beneficiari di un altro alloggio condiviso, rientrando nel progetto nazionale di “Housing First”, un modello di servizio che utilizza l’abitazione come punto di partenza nell’ambito del contrasto all’homelessness.

Lo spazio polifunzionale
Da anni, inoltre, è attiva un’agenzia sociale per la casa, che si occupa di mediazione abitativa, diminuzione della tensione causata dall’emergenza abitativa e nella gestione dei conflitti di vicinato. Il mandato dell’agenzia è favorire l’incontro tra domanda e offerta abitativa, promuovere processi per lo sviluppo di nuovi progetti e strumenti abitativi, garantire l’accompagnamento all’abitare, attraverso il suo ruolo di gestore sociale e mediare i conflitti di vicinato.

«Spazi di incontro e laboratori per il condominio e per il quartiere dove i cittadini stessi possono attivarsi per costruire reti e fare comunità, a partire dalla condivisione di interessi personali e dalla gestione delle problematiche comuni. Le attività consistono anche in momenti di convivialità e incontro e attività orientate a favorire l’integrazione tra cittadini di culture diverse e di diverse età, per riconoscersi come cittadini che possono portare avanti processi partecipativi permanenti. A tale fine è stato adibito a spazio polifunzionale una grande stanza al piano terra del condominio, ristrutturata nel 2018 per attività di aggregazione ed incontro, rivolte ai condomini e agli abitanti del quartiere e nuova sede dell’Agenzia Sociale per la Casa. Uno spazio pubblico aperto e accessibile a tutti, dove mettere in comune i vissuti, anche quelli problematici, dove confrontarsi con culture e generazioni diverse dalle proprie».

Casa Demiranda crede che l’Abitare, avere una casa in cui vivere, debba essere un diritto inscindibile dal sistema di welfare territoriale, allargando lo sguardo dal focus dell’immobile, al contesto sociale, alle relazioni umane e alle reti di alleanza con il quartiere. Come non essere d’accordo?

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