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3 Mar 2021

Pachamare, l’ecovillaggio diffuso che riallaccia il legame con la Terra

Scritto da: Veronica Tarozzi

Con l'intento di ricreare un collegamento con Madre Natura, nell'entroterra ligure Alessandro ha dato vita a Pachamare, un progetto di vita suo e della sua grande famiglia in cui agricoltura naturale, bioedilizia e un rapporto sacro con la terra si mescolano dando vita a un luogo sostenibile, etico e felice.

Qualche anno fa, leggendo il libro pubblicato da Terra Nuova Edizioni (di Francesca Guidotti, Presidente RIVE, Rete Italiana Ecovillaggi), ho scoperto un luogo in Liguria che mi ero promessa di visitare di persona alla prima occasione. Dopo un paio di visite fugaci, il Laboratorio Itinerante per la Resilienza – organizzato qualche mese fa dal Movimento Zeitgeist Italia – mi ha finalmente offerto l’occasione perfetta per fare una degna esperienza di questo luogo speciale.

Alessandro Faedda

Qui, nell’entroterra ligure, ubicato a 900 metri di altitudine nel versante ovest delle montagne della provincia di Imperia, da oltre dieci anni sorge il primo nucleo di un ecovillaggio diffuso il cui nome, Pachamare, gioca con le parole “Pachamama” (Madre Terra in lingua quechua), “mare” e “pacciamare” (la tecnica, tipica nella permacultura, di proteggere la terra con materiale organico). Quella che segue è una sintesi della lunga intervista realizzata ad Alessandro Faedda, in occasione dello Zeitcamp 2020, in cui abbiamo parlato di case in paglia, permacultura e di un Nuovo Rinascimento possibile ricreando un collegamento con la nostra essenza più profonda con l’aiuto di Madre Natura (qui la videointervista integrale).

Alessandro, potresti spiegarci come nasce Pachamare e come mai hai cominciato questo progetto di vita insieme alla tua famiglia?

Il progetto nasce da una mia voce interiore che da quando avevo circa vent’anni mi sussurrava nell’orecchio che bisogna ricreare un collegamento con Madre Natura. Il luogo in cui ci troviamo era un terreno abbandonato dal secondo dopoguerra, visto che tutti gli italiani fuggivano dalla campagna per andare a vivere nelle città, per correre dietro al “Miracolo economico”, che in quell’epoca prometteva sicurezza, guadagni facili e via discorrendo. Quindi noi abbiamo ripulito questo terreno dall’abbandono di settant’anni, dove era ripartito parzialmente il bosco e il resto era infestato da rovi, prugnoli e biancospini. Dopo dieci anni di lavoro siamo riusciti a mettere un po’ in ordine la situazione, realizzando parecchi muri a secco per poter coltivare ortaggi nelle terrazze e piantare alberi da frutto, prevalentemente per noi (Alessandro ha una moglie e cinque figli, ndr.), cercando di vivere in modo sostenibile e di ricreare quei ritmi e quella natura che ormai si sono persi per la frenesia che ci attanaglia e che qui cerchiamo il più possibile di allontanare. Dopo un lungo peregrinare, ho realizzato infine che il mio cammino sarebbe stato quello di ricreare un collegamento con Madre Terra e di far crescere i miei figli nella natura. Ovviamente è un impegno, però fa parte della scelta di dedicare il tempo necessario a questi fiori che stavano crescendo.

Puoi descriverci gli orti in permacultura e gli edifici in paglia che avete realizzato?

Abbiamo costruito oltre 500 mq di terrazzamenti e muri a secco utilizzando la scuola ligure dei vecchi maestri di questa regione, che consente di coltivare la terra anche in montagna, creando delle superfici pianeggianti senza usare cemento e altre porcherie, ma solo le pietre del luogo. Ispirati da Masanobu Fukuoka – che sosteneva che se ogni famiglia avesse a disposizione 5000 mq di terra potrebbe auto-sostenersi – per ora abbiamo realizzato circa 2000 mq di orto in permacultura. Abbiamo costruito le case in bioedilizia usando il legname per la struttura, la paglia e la lana di pecora come materiali isolanti e la terra per gli intonaci e abbiamo imparato che con poche migliaia di euro e in poco tempo puoi realmente costruire una casa dignitosa, sana e bella.

Bisognerebbe iniziare a dirlo ad alta voce alla gente: basta credere a ciò che ci hanno raccontato. Ci sono altri modi di vivere, bisogna solo avere il coraggio di fare il passo e cercarli! Quindi il primo corpo della casa è stato costruito in legno e sughero e così pure la seconda parte, ovvero la camera dei bambini. Il terzo corpo invece è stato fatto con la paglia: abbiamo usato le ballette di paglia come mattoni, la struttura sempre in legno, l’architravatura del basamento del pavimento e pure quella del tetto in legno di castagno, l’intonaco interno è in terra e calce, quello esterno in calce e poi appunto abbiamo usato la paglia come tamponamento e isolante termoacustico.

Gli unici due nemici della paglia sono l’umidità permanente che la può far marcire e i roditori che possono annidarsi dentro. Per il resto ha un coefficiente termico elevatissimo: le case in paglia costruite con tutti i crismi sono classificate A++, sono top della gamma, perché hai una parete di 50 centimetri che mantiene fresco in estate e caldo in inverno e l’intonaco permette di regolare l’umidità interna della casa, perché se la casa è troppo umida assorbe l’umidità in eccesso, se secca rilascia umidità. Una casa naturale fa davvero stare bene: sono dieci anni che ci vivo dentro e non me ne rendo quasi più conto, ma la gente che viene, abituata a vivere dentro appartamenti costruiti in cemento e laterizio, quando entra a casa nostra si rende proprio conto del cambio di umidità, dell’aria, dell’energia. Quindi è una casa che fa bene a chi la costruisce, a chi la vive e al pianeta.

Raccontaci degli altri progetti in embrione e quelli che state per realizzare.

Grazie a Quercus, la nuova associazione che stiamo fondando, l’idea è quella di dar vita a dei veri e propri campi di lavoro della durata di due mesi in cui si potrà imparare a costruire delle abitazioni in bioedilizia, naturalmente rispettando i crismi necessari per fare una casa a norma di legge. Ma il mio sogno più grande è quello di poter aprire una fattoria didattica per trasmettere ai bimbi, che saranno gli adulti di domani, l’importanza di ricreare il rapporto sacro con Madre Terra, che per me oggigiorno è fondamentale per la sopravvivenza dell’umanità su questo pianeta. È il momento in cui bisogna lavorare coi bambini, perché noi generazioni precedenti, dopo anni di condizionamenti, facciamo più fatica ad approcciarci alla terra. I piccoli invece, se “presi” per tempo, possono essere i portatori di un nuovo messaggio.

Inoltre, stiamo dando il via a un canale web radio che si chiamerà “Radio Rievolver”, in cui parleremo del concetto della “ri-evoluzione”, nel senso che io devo evolvere per stare bene con me stesso, quindi “chi sono/cosa sto facendo/sto dando un senso alla mia esistenza?” saranno le domande su cui ci fonderemo per sviluppare questo progetto. Si può partire da questo slancio per cambiare noi stessi come individui e poi cambiare veramente il mondo; però bisogna partire dal sé. Si tratterà di un canale in cui parlare e divertirci, toccando le tematiche che affrontiamo tutti i giorni nelle nostre discussioni quotidiane (qui un video di presentazione di Radio Rievolver).

Secondo te il periodo drammatico che stiamo attraversando a livello nazionale e planetario può offrirci l’occasione di un profondo cambiamento in positivo?

Stiamo avvelenando i fiumi, la terra, l’aria, ci stiamo avvelenando noi perché mangiamo cibo avvelenato; a causa delle vaccinazioni, dei farmaci, le nostre relazioni sono avvelenate, quindi c’è proprio da trovare un nuovo modo di vivere. Bisogna rieducarci alla semplicità dei ritmi del pianeta terra per poi riscoprire che c’è veramente molto di più che ci è stato nascosto, occultato, perché ripartire dalla Terra non vuol dire arrivare, ma ricreare il collegamento con la Madre per poi ritrovare un nuovo mondo spirituale. Il Covid è solo il sintomo di una nuova malattia che appesta l’uomo da tempo e c’è solo da porsi le giuste domande per andare nella nuova direzione, attingere a fonti diverse d’informazione, fare ricerche per trovare il proprio modo di auto-guarirsi e quindi di conseguenza guarire ciò che c’è attorno a noi e ricreare le basi per il nuovo mondo.

Anche perché, dal mio punto di vista, il male è partito dall’Europa: noi siamo stati la popolazione che ha esportato il sapere e la conoscenza tecnologica annientando le popolazioni indigene in tutto il pianeta, perché ci spaventavano nella loro naturalezza e spontaneità, nel loro rapporto con la natura, con quell’equilibrio che avevano creato. Noi nella nostra presunzione e superbia li abbiamo annientati. Quindi sono convinto che debba proprio ripartire da qua la rinascita, anziché esportare la distruzione, esportare la creatività, la creazione, la bellezza. Secondo me è ora di attuare davvero una ri-evoluzione per dare una nuova speranza a questa umanità: perché ora siamo in un momento di nuovo Medioevo in cui probabilmente c’è bisogno di un nuovo Rinascimento e quindi abbiamo bisogno di guerrieri che escano allo scoperto. Ce ne sono, c’è gente che si sta esponendo e sta iniziando a manifestare il dissenso verso il potere.

Cos’è per te l’Italia che cambia?

L’Italia è sempre stata un faro su tante cose, siamo un popolo di inventori, di costruttori, di menti eccelse in diversi rami. Vedo quello italiano come un popolo di cuore, perché siamo capaci di amare, accogliere e quindi dobbiamo semplicemente ricreare il collegamento con questa nostra fonte energetica che è già dentro di noi. Credo che l’Italia possa pian pianino riscoprire questa sua natura divina e quindi possa veramente incidere positivamente, attingendo al cuore e all’amore per trasformare questo buio che ci attanaglia in luce che potrà avvolgerci.

Stiamo perdendo la capacità di sognare eppure l’Italia è costellata di straordinarie esperienze di cambiamento! 
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