23 Set 2021

Dall’arte alla psicologia, l’impegno di Paolo Valerio per il mondo transgender – Amore Che Cambia #25

Scritto da: Paolo Cignini
Intervista di: PAOLO CIGNINI E DANIELA BARTOLINI
Video realizzato da: PAOLO CIGNINI

È davvero necessaria una cultura che valorizzi le differenze? Come possiamo costruirla e favorirne la diffusione? Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Paolo Valerio, professore onorario di Psicologia Clinica, Presidente dell’ONIG - Osservatorio Nazionale sulle Identità di Genere e della Fondazione Genere, Identità e Cultura, ma anche artista “ecosostenibile”. Lo abbiamo incontrato nella sua casa napoletana per farci raccontare la sua esperienza nel mondo transgender e le conoscenze che ha sviluppato nel corso degli anni grazie alla sua attività.

Napoli, Campania - Sono a Napoli insieme alla mia collega Daniela Bartolini per incontrare il professore onorario di Psicologia Clinica Paolo Valerio, che è anche Presidente dell’ONIG – l’Osservatorio Nazionale sulle Identità di Genere – e della Fondazione Genere, Identità e Cultura, che ha co-fondato insieme ad altri professionisti allo scopo di promuovere e sostenere una sana cultura delle differenze e dell’inclusione sociale sui temi dell’identità di genere e della sessualità in generale, con un particolare sguardo al mondo transgender, al centro dei numerosi interessi del Professore.

Oltre a ciò Paolo Valerio è anche un artista e la sua opera condensa il senso di questo viaggio e i temi cari a Italia che cambia: contrasto all’inquinamento, cultura e sessualità. La sua casa, nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli, pullula di opere d’arte: «Qualcuno rimane molto meravigliato quando entra nella mia casa è vede le mie creazioni», ci spiega Valerio. E ha ragione, perché la maggior parte degli oggetti che vediamo sembrano rifiuti ricavati dal mare; ma ora hanno assunto un nuovo significato. Ci torneremo alla fine.

ONIG – l’Osservatorio Nazionale sulle Identità di Genere

L’interesse di Paolo Valerio per il tema dell’identità di genere parte da lontano: «È dal 1995 che mi interesso alle tematiche transgender – ci spiega – e, come spesso accade nella vita, ho iniziato per caso». All’epoca Valerio era primario di un servizio di Psicologia e arrivò nel suo studio una persona che intendeva effettuare una riassegnazione chirurgica del Genere, «che allora erroneamente veniva liquidato con un semplice “cambio di sesso”. Era la prima volta che entravo in contatto con una realtà di questo tipo e capii all’istante due cose: che avrei dovuto studiare tanto e che esistevano tantissimi pregiudizi su questo mondo».

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Fu da allora che Valerio spostò la sua attenzione sul lavoro per la salute delle persone transgender attraverso la diffusione di cultura e consapevolezza sul tema, lavorando sull’educazione alle differenze e, allo stesso tempo, creando le condizioni affinché una persona transgender non si sentisse discriminata.

Il primo passo in questa direzione è stata la creazione dell’ONIG, acronimo di Osservatorio Nazionale sulle Identità di Genere, fondato nel 1998, ispirato all’Harry Benjamin International Gender Dysphoria Association inc. (HBIGDA) e di cui Valerio è uno dei co-fondatori. Si tratta di un’associazione che raggruppa psicologi, endocrinologi, chirurghi, avvocati, esperti di varia estrazione ed esponenti di associazioni transgender. L’obiettivo è lavorare insieme per il benessere e la salute delle persone transgender: «L’aspetto qualificante della nostra associazione è che non fa nulla per le persone trans senza coinvolgerle direttamente», precisa Valerio.

L’ONIG ha diversi punti informativi diffusi in alcune città italiane e tutti i soci lavorano in un’ottica “depatologizzante”, che non vede la persona transgender come portatrice di un disagio, bensì come espressione di uno dei tanti modi in cui si può oggi manifestare la propria identità di genere. Come recita il suo statuto, “l’associazione si propone di approfondire la conoscenza di queste realtà a livello scientifico e sociale, attraverso il confronto e la collaborazione di tutte le realtà interessate e la promozione di aperture culturali verso la libertà di espressione delle persone transgender.

È volta inoltre alla “definizione di linee guida di intervento medico, chirurgico, psicologico e legale a garanzia della qualità dell’assistenza alle persone che intraprendono percorsi di adeguamento e a garanzia delle attività dei professionisti”. «L’aspetto importante è prestare ascolto alle istanze delle persone trans dando anche una risposta a quelli che sono i loro bisogni di salute», sottolinea Paolo Valerio.

«Questo talvolta può significare, come avete approfondito con il nostro amico Massimo Lavaggi e con Carmen Ferrara, l’uso di ormoni oppure il ricorso a interventi di chirurgia affermativa di genere. Oltre a ciò, siamo vicini alle persone transgender anche da un punto di vista legale per l’istanza di cambio anagrafico, affinché venga riconosciuta alla persona il genere percepito indipendentemente da quello assegnato alla nascita».

Anche Paolo Valerio ci conferma che nel corso degli anni i fruitori dei servizi offerti dall’ONIG si sono ampliati e diversificati. Grazie a un aumento di consapevolezza sul tema, oggi sempre più genitori, insieme ai figli minorenni, si rivolgono all’ONIG per sostenerli nel percorso di affermazione della loro identità di genere. È aumentata anche la scolarizzazione media degli utenti ed è un segnale incoraggiante: significa che le discriminazioni in ambito scolastico e Universitario – «anche grazie a strumenti come la carriera alias», ci ricorda Valerio – sono meno frequenti rispetto al passato, quando proprio a causa di queste moltissimo percorsi formativi di persone transgender si interrompevano bruscamente.

«Ma è necessario continuare a lavorare sulla diffusione della cultura della diversità, mai abbassare la guardia. Purtroppo l’Italia è uno dei paesi in Europa con il maggior tasso di diffusione di violenze fisiche e verbali inflitte alle persone transgender. È un buon segnale che emergano, perché significa che c’è meno repressione e le persone hanno il coraggio di denunciare. Ma c’è tanto lavoro da fare».

La Fondazione Genere, Identità e Cultura e Sinapsi

Proprio in base a queste considerazioni, il professor Paolo Valerio è anche uno dei co-fondatori della Fondazione Genere, Identità e Culturale, di cui è attualmente il Presidente. La Fondazione è nata con lo scopo di approfondire alcune tematiche legate alle persone transgender e all’identità di genere, cercando di offrire altri spazi oltre a quelli offerti dalle strutture pubbliche, in maniera tale di dare a queste tematiche dignità di ricerca. A tale scopo ci spostiamo, durante l’intervista, nella sede della Fondazione, dove Valerio ci mostra la biblioteca.

Valerio ci racconta come questa biblioteca sia «una delle più ricche di volumi riguardo ai temi del mondo LGBTQIA+, con oltre un migliaio di testi a disposizione per poter ampliare la conoscenza e la consapevolezza. Molti studenti e studentesse si rivolgono a noi per raccogliere materiali per la tesi di laurea o per approfondire delle ricerche».

Oltre alla Biblioteca, la Fondazione promuove altre attività per diffondere consapevolezza e conoscenza. Una di queste sono le borse di studio, che vengono concesse a psicologi e a professioniste e professionisti che vogliono lavorare con bambine e bambini intersessuali. La Fondazione inoltre organizza, insieme a psicologi e psicologhe con cui collabora, interventi nelle scuole per la diffusione della consapevolezza sui temi dell’identità di genere e fa parte di un gruppo di lavoro che ha sviluppato un Protocollo d’intesa con il carcere di Poggioreale e con quello di Pozzuoli allo scopo di fare formazione su questi temi e per dare un ascolto alle condizioni trans in condizioni di detenzione.

Paolo Valerio sostiene che «in tutti i contesti in cui operiamo, il concetto cardine per noi è che non sia mai violata la dignità delle persone transgender. Dobbiamo e vogliamo promuovere, a tutti i livelli, una sana cultura delle differenze». In quest’ambito, Valerio ci ricorda di essere il Presidente Onorario di SinAPSi, un centro di Ateneo che offre servizi per l’inclusione attiva e partecipata degli studenti, dove è presente (tra gli altri) anche un servizio antidiscriminazione e cultura delle differenze. Tutte le informazioni sulle attività di questo servizio si possono trovare su questo sito.

paolo valerio

Oltre la scienza: arte, sessualità e sostenibilità

Come vi accennavamo all’inizio, siamo rimasti colpiti dalla casa in cui ci ha accolto il professor Valerio (offrendoci anche una zuppa deliziosa per cena). Mentre io e Daniela curiosiamo nelle varie stanze, ci accorgiamo che un po’ ovunque sono presenti degli oggetti particolari: reti da pesca, pezzi di plastica, sassi di vario tipo, addirittura dildo e oggetti vari per la masturbazione. Sono tutti assemblati insieme in quelle che sembrano essere delle vere e proprie creazioni.

«La particolarità della vita è che, se lo vogliamo, riesce sempre a stupirci», sostiene Paolo Valerio e capiamo che la nostra intervista vira verso un nuovo spazio di espressione del Professore. «Faccio parte di quella corrente che oggi viene comunemente definita “arte povera” e che a me piace definire “arte ecosostenibile”», ci spiega.

Da alcuni anni infatti, Valerio frequenta diverse spiagge della costiera napoletana (e non solo), raccoglie alcuni dei rifiuti che il mare riporta a riva e li assembla insieme dando vita a vere e proprie opere d’arte. Una di queste, alcuni anni fa, è stata premiata alla Biennale dell’Arte Contemporanea di Salerno e ha attratto le attenzioni persino di Mariela Castro, che gli ha permesso di esporre le sue opere a Cuba.

«Io raccolgo quella che la gente comunemente chiama monnezza» spiega Paolo Valerio. «Gran parte di essa è plastica, la quale nel corso degli anni viene modellata dagli elementi naturali, soprattutto levigata dal mare naturalmente. Successivamente assemblo tutto questo materiale in opere dotate di un messaggio, che come potete vedere dal video qui sopra spesso hanno a che fare con il tema della sessualità e dell’identità di genere». Valerio si sposta in tutta la casa, ci spiega alcune delle sue innumerevoli opere, si emoziona mostrandocene una dedicata allo scomparso Diego Armando Maradona, una delle icone contemporanee della città.

Una delle mostre più importanti di Paolo Valerio, sunto della sua attività artistica, è quella denonimata “Gender Roles, Gender Cages and Surroundings”, curata da Raffaele Loffredo a Castel dell’Ovo, a Napoli, nell’estate del 2016. «Nella scelta del titolo compresi che mi sfuggiva il legame tra la mia attività scientifica di ricerca sul mondo transgender, volta all’emersione di tematiche davvero poco conosciute solo pochi anni orsono, e la mia attività artistica».

«Il legame è rappresentato dalla ricerca sull’ignoto: come andavo, tempo fa, a studiare persone considerate ai margini – come ad esempio i miei studi sui femminielli napoletani, dando dignità scientifica a queste soggettività – allo stesso tempo vado alla ricerca dell’immondizia per donargli una nuova vita e una nuova dignità».

Paolo Valerio conclude chiarendo che «questo lavoro di emersione e di donare nuova vita a questi oggetti abbandonati per me non significa affatto legittimare l’abbandono dei rifiuti, anzi, il mio obiettivo è sottolineare che tutto ciò che pensiamo sia scomparso, ai margini, prima o poi riemerge e faremmo bene a evitarne le cause. Come nelle discriminazioni: lavorare sulla cultura per evitare, alla nascita, il problema».

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