15 Apr 2024

Al via il primo Action Bootcamp Transistor, il futuro della Sicilia dipende da noi

Transistor è una rete nazionale ideata per accelerare i processi di cambiamento sulla base di un modello di partecipazione dal basso. Dieci gruppi sono già attivi in altrettante città d’Italia e in Sicilia. Con il primo Action Bootcamp Transistor si vuole estendere il progetto a tutta la regione per avviare un confronto con esperti e attivisti. L’appuntamento è a Milo, in provincia di Catania, dal 3 al 5 maggio.

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Catania - Costruire insieme alle attiviste e agli attivisti del territorio la visione di una regione migliore in cui vivere, sulla base di un concetto fondamentale: il futuro della Sicilia dipende da noi. Questo l’ambizioso obiettivo del primo Action Bootcamp nella storia di Transistor, la rete di hub locali promossa da Rinascimento Green per accelerare la transizione ecologica equa e inclusiva nei territori italiani.

Dal 3 al 5 maggio a Milo, un paesino ai piedi dell’Etna, ci sarà una tre giorni di assemblee, workshop e pianificazione intorno ai temi della giustizia climatica e sociale. Abbiamo raggiunto Stephanie Brancaforte, direttrice di Rinascimento Green, per farci raccontare il progetto e come prenderne parte affinché ognuno di noi possa contribuire alla costruzione di un futuro migliore.

Stephanie, cosa vi ha spinto ad organizzare un bootcamp Transistor?

Transistor nasce come modello per alimentare percorsi di partecipazione popolare dal basso nei processi decisionali che incidono sulla vita delle comunità e creare benessere per le persone, coinvolgendo allo stesso tavolo cittadinanza, associazioni e organizzazioni, società civile, enti locali e tutti quegli attori che animano la vita delle città. Il bootcamp rappresenta lo strumento ideale per favorire nuove sinergie, fare incontrare le persone, condividere progetti, sogni ed idee di cambiamento. Questa tre giorni è una fase di semina, in cui coltivare il cambiamento per il futuro della Sicilia.

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Stephanie Brancaforte, direttrice di Rinascimento Green
Perché un bootcamp Transistor in Sicilia?

La Sicilia si trova a un bivio: da un lato è benedetta dalla bellezza, da un patrimonio culturale e paesaggistico inestimabile, dalla ricchezza delle eccellenze locali e artigianali. Dall’altro affronta i rischi dovuti alla siccità, agli incendi, all’incuria e all’inquinamento. È fondamentale unire le forze e scrivere il prossimo capitolo per il futuro dell’isola: non possiamo rimanere indifferenti, lasciando spazio al degrado e alla povertà. Al contrario, dobbiamo prenderci cura insieme della nostra terra e delle persone, attuando iniziative concrete e ambiziose, conservando nel nostro attivismo uno spirito di freschezza e allegria.

Quello in Sicilia è un lavoro che non parte da zero. Abbiamo già promosso diverse iniziative dal basso insieme alla cittadinanza, alla società civile e a comitati locali. Adesso vogliamo estendere il progetto Transistor a tutta la regione, sostenendo le attiviste e gli attivisti con nuovi strumenti e competenze per diffondere il cambiamento in tutta la regione. Auspichiamo che da questo bootcamp nascano iniziative in grado di realizzare concretamente una regione più vivibile ed equa, basata sulle risorse naturali e sulle eccellenze che caratterizzano questa terra.

La Sicilia si trova a un bivio: da un lato è benedetta dalla bellezza, dall’altro affronta i rischi dovuti alla siccità, agli incendi, all’incuria e all’inquinamento

Proprio la Sicilia potrebbe essere la capofila di questo cambiamento che come rete stiamo costruendo per l’Italia, diventando autosufficiente in chiave energetica grazie all’abbondanza di sole e di vento. Durante il bootcamp quindi intendiamo rafforzare i Transistor siciliani già esistenti e puntiamo a crearne di nuovi. Allo stesso tempo stiamo lanciando un questionario rivolto a tutte le cittadine ed i cittadini che vivono la Sicilia.

Quali informazioni pensate di ricavare dal questionario?

Vogliamo indagare lo stato della transizione ecologica nel quadro regionale. Invitiamo a spendere qualche minuto del proprio tempo e contribuire a questa analisi preziosa per lo sviluppo di processi di cambiamento concreti e capaci di rispondere davvero alle istanze delle comunità.

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La nostra società è chiamata ad affrontare contemporaneamente una crisi economica, sanitaria e climatica

Soltanto chi vive quotidianamente sulla propria pelle il territorio può rappresentarne nel modo più fedele e autentico le istanze e le criticità. Soltanto chi vive nel bene e nel male la Sicilia può offrire una fotografia del contesto reale per aiutarci a programmare nella maniera più efficace strategie e iniziative volte a favorire processi di cambiamento duraturo a beneficio della collettività. È possibile partecipare al questionario cliccando qui.

In quali ambiti è necessario intervenire subito per una Sicilia capace di affrontare le sfide di questi tempi?

Gli ultimi anni di attività e di battaglie in Sicilia, la collaborazione con associazioni, comitati e cittadinanza, ci mettono in condizione di avere già chiari alcuni dei punti cardine su cui basare le attività. Pensiamo alla tutela delle risorse naturali, ricchezza da preservare e su cui basare il futuro della regione, e alla bonifica di siti fortemente inquinati. Pensiamo alla salvaguardia dell’acqua, o alla gestione dei rifiuti. Come già affermato in precedenza, sogniamo una Sicilia più autosufficiente, rigenerativa, vivibile ed equa, un modello di regione basato sulle risorse di cui già può godere.

 Come proponete di farlo?

La grande sfida è riuscire, collettivamente, a coinvolgere sempre più persone nella ricerca di soluzioni ai problemi della quotidianità. Soluzioni che risultino efficaci e funzionali, ma che al contempo tutelino la terra, l’aria e l’acqua, preservandone le migliori condizioni, rimanendo più sani e interconnessi tra di noi e con gli ecosistemi che ci circondano. È necessario certamente far comprendere come il cambiamento sia urgente e inderogabile per contrastare l’emergenza climatica e per tutelare il nostro futuro.

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Il governo Schifani ha chiesto lo stato di emergenza nazionale per la crisi idrica in Sicilia

Ma è altrettanto fondamentale rispondere alla crisi economica e alla crisi energetica che stiamo affrontando ormai da anni: cambiare modelli di sviluppo è la chiave per favorire la nascita di posti di lavoro e ridistribuire ricchezza nelle regioni. Per riuscire a raggiungere questi obiettivi riconosciamo grande valore al ruolo dell’attivismo: per questo vogliamo mettere a disposizione delle organizzazioni presenti ogni giorno sul territorio siciliano strumenti efficaci per coinvolgere la popolazione, superare le divergenze e incidere concretamente nelle decisioni degli Enti pubblici.

Pensate di riuscire a raggiungere un pubblico più vasto e meno cosciente della crisi climatica e sociale in atto?

La nostra azione parte da un concetto fondamentale: l’emergenza climatica è un’emergenza sociale. È sufficiente riflettere ad esempio sulla siccità e sulla carenza di acqua, bene fondamentale per la nostra sopravvivenza e per la nostra società. La carenza e la riduzione del patrimonio idrico porta a conseguenze eclatanti, che toccano concretamente la vita quotidiana delle persone, e per cui è importante risalire alle cause e intervenire in maniera strutturale. Comunicare questi aspetti dall’impatto estremamente tangibile e concreto è il primo passo cruciale.

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Consumiamo troppo e per questo sfruttiamo molte più delle risorse che abbiamo a disposizione

Allo stesso tempo crediamo fortemente nell’importanza di rispondere a diverse crisi che colpiscono quotidianamente il nostro paese. Pensiamo alla povertà energetica, alle migliaia di famiglie che potrebbero trarre beneficio dall’efficientamento energetico o da soluzioni come le comunità energetiche rinnovabili. Pensiamo a numerosi settori dell’economia e all’enorme potenziale in termini di nuovi posti di lavoro che il settore dell’innovazione e delle tecnologie rinnovabili offrono.

Senza contare il grande inganno dello sviluppo inquinante privo di regolamentazione e in spregio alla salvaguardia dell’ambiente: troppi siti risultano avvelenati, con gravi ripercussioni sulla salute delle persone, senza aver portato guadagni reali e duraturi per le comunità locali ed i territori, che ne hanno tratto solo danni. Bonificare queste aree, sostituire le attività inquinanti con attività sostenibili, significa costruire una regione più godibile, più giusta. Quanti benefici sarebbe possibile generare per le tasche, per la salute e per la vita della popolazione favorendo il turismo, l’agricoltura d’eccellenza, e altre attività che conferiscono valore al territorio, invece di avvelenarlo?

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