3 Apr 2024

Cosa pensi (e provi) sul clima? A Milano un open forum per parlarsi e ascoltarsi a fondo

Spesso ci dividiamo sul tema della crisi climatica: chi la nega, chi ne è terrorizzato, chi resta indifferente. A Milano, un incontro pubblico che usa lo strumento dell'Open Forum vuole aprire un confronto profondo su questo tema, coinvolgendo persone con idee e vissuti diversi. Cosa ne verrà fuori? Ne abbiamo parlato con due degli organizzatori.

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Lombardia - Nell’era dell’informazione, gli esseri umani non sono mai sembrati così distanti dall’avere una visione condivisa della realtà. Un fenomeno che diventa tanto più evidente su temi che generano emozioni forti e paura. Tipo il cambiamento climatico. Negli ultimi anni, da argomento prettamente scientifico confinato in una cerchia ristretta di esperti, il clima è diventato oggetto di dibattito popolare. Di fronte agli allarmi lanciati dagli scienziati le persone si sono divise in nicchie di pensiero che difficilmente comunicano fra loro e quando lo fanno, lo fanno in modo conflittuale: catastrofisti, attivisti, scettici.

Ma è possibile costruire dei ponti fra questi mondi apparentemente distanti? L’Open Forum Milano città tropicale? Bufale e bufere all’orizzonte. Incontriamoci e parliamo del clima nasce proprio per questo. Si tratta di un’iniziativa aperta a tutti organizzata dal Gruppo Open Forum in collaborazione con Casa per la Pace Milano, il 6 aprile 2024 dalle 15 alle 18 presso il Polo Ferrara a Milano. Un evento nato con la partecipazione di attivisti, scienziati, psicoterapeuti e cittadini che si propone come un modello innovativo per affrontare la crisi climatica in maniera costruttiva e inclusiva.

Manifestazioni per il clima

L’idea è quella di mettere in una stanza, in cerchio, persone con idee e provenienze diverse e avviare un dialogo costruttivo in un ambiente sicuro e in grado di accogliere la componente emotiva. «Vogliamo capire cosa sappiamo realmente della situazione climatica, ma anche fare il punto delle emozioni e del vissuto personale dei partecipanti legato a questo argomento», spiega Sandra Salvucci, una delle organizzatrici. Sandra è anche organizzatrice della Scuola italiana di Arte del processo o processwork, una metodologia ideata dallo psicologo statunitense Arnold Mindell. 

L’Open Forum è uno degli strumenti usati nel processwork per facilitare un dialogo aperto e non giudicante. «Attraverso il processwork cerchiamo di accogliere e valorizzare ogni voce presente, creando uno spazio sicuro dove le emozioni possono essere esplorate e condivise», spiega ancora Sandra Salvucci. Questo approccio si basa sulla convinzione che la comprensione reciproca e la condivisione di esperienze possano effettivamente contribuire a superare le divisioni e a trovare soluzioni creative ai problemi comuni.

Possiamo essere contrari solo a ciò che non conosciamo e di cui non abbiamo esperienza personale o ne abbiamo poca

Ma come è nata l’idea? Tutto è partito dall’esperienza di Daniele Quattrocchi, un altro degli organizzatori, come attivista di Ultima Generazione. «Mi sono chiesto: una volta che abbiamo fatto una serie di azioni di disobbedienza civile, che creano disturbo per scuotere le persone, cosa facciamo poi dopo? Se le persone vengono toccate e iniziano a chiedersi cosa sta succedendo, come rispondiamo a questo bisogno?».

Anche Daniele aveva frequentato in passato la scuola di processwork, letto il libro di Mindell sull’Open Forum ed era incuriosito dall’idea di creare uno spazio sicuro e facilitato che potesse accogliere posizioni diverse e potenzialmente in conflitto. «Siamo tutti esseri umani, soffriamo tutti, possiamo trovare soluzioni comuni», racconta Daniele.

Open forum
COME È STRUTTURATO L’OPEN FORUM

L’Open Forum dura circa 3 ore e per partecipare è necessario iscriversi via email – scrivendo a openforum@casaperlapacemilano.it – o form. Possono partecipare fino a 100 persone. Funziona così. All’inizio viene data parola a quattro persone, che rappresentano altrettanti punti di vista sul clima diffusi a livello sociale. In questo caso quattro esperte ed esperti porteranno la voce della comunità scientifica, dell’ecoansia, dell’attivismo climatico e dello scetticismo climatico.

Successivamente tutti i partecipanti potranno parlare, ma non sarà un classico dibattito, né un dialogo. Le persone sono invitate a esprimere quello che provano e pensano nelle modalità che preferiscono e a sperimentare le varie posizioni anche spostandosi fisicamente nella stanza nel corso dell’incontro: cosa si prova mettendosi nei panni della comunità scientifica, degli scettici o degli attivisti? Che cosa significa lavorare per un’azienda inquinante? O essere un agricoltore?

L’obiettivo è quello di capire il punto di vista dell’altro. Ascoltare soprattutto le voci che raramente riescono a parlare. Come spiega ancora Sandra Salvucci, «un open forum non serve a trovare una soluzione ma a facilitare un ascolto profondo e avvicinare le persone attraverso lo scambio di esperienze ed emozioni. Se lo stato d’animo e di coscienza delle persone alla fine sarà diverso da quello iniziale, allora l’esperienza avrà funzionato. Quello che succede poi lo vedremo».

SCUOLA ARTE PROCESSO 2

Altro aspetto interessante, l’evento è pensato per poter accogliere tutti gli stili di relazione: «In genere accogliamo solo stili pacati, il parlare uno dopo l’altro, ma anche la rabbia ha bisogno di essere espressa – spiega Salvucci – perché c’è e qualcuno se ne fa carico al posto di tutti».

UN MODELLO DI PARTECIPAZIONE?

Se funzionerà, questa esperienza potrebbe diventare un modello replicabile anche in futuro. A partire dagli strumenti usati dai gruppi di attivisti e attiviste per il clima. «Con Ultima Generazione stiamo organizzando assemblee popolari in cui persone si confrontano sull’emergenza ecoclimatica – spiega Daniele Quattrocchi –, vorremmo affiancare questo strumento per accogliere la parte più emotiva». 

«Stiamo vedendo che ci sono contrasti sempre più forti – conclude l’attivista – ad esempio la questione dell’agricoltura, nel momento in cui qualche governo prende misure anche tiepide verso la transizione ecologica. Molte persone sono arrabbiate, vedono la transizione come qualcosa voluta dai ricchi per soggiogare i poveri. Diventa sempre più importante avere spazi dove persone comuni possono confrontarsi e cercare di comprendersi sennò i conflitti diventeranno sempre più pesanti e andremo nella direzione del collasso sociale».

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