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27 Ott 2020

Il Boschetto: da spazio abbandonato a orto dove si coltivano insieme frutta, verdura e tempo!

Scritto da: Lorena Di Maria

La periferia è l'anima viva della città e non un luogo di abbandono ed emarginazione, come spesso ci viene raccontato. Lo testimonia il Boschetto di via Petrella a Torino, che ha trasformato un angolo del quartiere in un progetto di agricoltura urbana dove bambini, famiglie, soggetti fragili e residenti si prendono cura degli orti che qui sorgono. E a breve il progetto crescerà, con la realizzazione di SPIGA, un forno comunitario che avvicina i residenti all'autoproduzione e all'artigianato. Vi raccontiamo in quest'articolo tutti i dettagli su questo bellissimo progetto creato dalla comunità per la comunità!

Ci troviamo nel quartiere di Barriera di Milano a Torino in quello che tutti conoscono come “il Boschetto”, un progetto di orticoltura urbana che sta facendo rivivere spazi troppo spesso dimenticati della periferia della città. Qui non si coltivano solo ortaggi: si coltiva aiuto reciproco, tempo condiviso e nuove amicizie. Ed è proprio l’aspetto umano quello intorno al quale gira tutto.

L’obiettivo, sin dalla sua nascita, è agevolare l’inclusione sociale di soggetti vulnerabili e svantaggiati attraverso pratiche agroecologiche e stimolare valori di cittadinanza attiva avvicinando le persone alle pratiche di agricoltura urbana sostenibile e alle tematiche ambientali. Come vi abbiamo raccontato in un nostro precedente articolo, tutto questo è stato ed è possibile grazie al progetto “AgroBarriera”, che nasce da un lavoro di co-progettazione fra la ong RE.TE. e altre associazioni del territorio.

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Cosa succede al Boschetto? Qui ci sono circa 20 orti singoli che vengono assegnati ai cittadini tramite bando, ma anche orti collettivi aperti alle scuole del territorio e alle associazioni del terzo settore. Si svolgono laboratori e attività educative, workshops all’aperto, momenti conviviali e di festa, per creare una comunità più forte, solidale e coesa. Il Boschetto è insomma un posto speciale, dove la differenza tra le persone diventa un valore condiviso. In questi anni la comunità intorno al Boschetto è cresciuta e i suoi sogni e desideri condivisi hanno dato splendidi frutti!

Ad esempio, grazie a un corso sulla panificazione naturale, è nato il desiderio di realizzare un forno comunitario per fare di questo luogo uno Spazio di Panificazione Inclusivo per la Generazione Artigiana, che i suoi ideatori, Arthur, Antonella, Danilo, Maria, Egidio e Serafino, hanno chiamato “SPIGA”.  Proprio qualche giorno fa, insieme a Maria Scalisi e Giuseppe Deplano, responsabile di AgroBarriera di RE.TE. ONG, abbiamo approfondito tutti i dettagli del loro progetto e questa volta vi racconteremo tutti gli aggiornamenti sul Boschetto di via Petrella.

Perchè questo progetto nasce proprio a Barriera di Milano?

Il Boschetto è uno degli orti del progetto AgroBarriera gestito da RE.TE Ong insieme a diverse associazioni che operano nel quartiere Barriera di Milano; parliamo di un territorio spesso agli onori della cronaca per episodi di criminalità e per la difficile integrazione tra i residenti. Pochi sanno che Barriera è un laboratorio urbano a cielo aperto in cui si prova a ridisegnare la città del futuro, costituita non solo da progetti urbanistici d’avanguardia ma, soprattutto, da nuove progettazioni sociali. Un quartiere per noi ricco, dove la differenza è valore e potenziale strumento di sviluppo territoriale.

Cosa succede al Boschetto?

Al Boschetto si realizzano dal 2015 attività didattiche con le scuole, progetti di doposcuola, percorsi di reinserimento socio lavorativo per categorie fragili, tanti eventi per sensibilizzare i cittadini alla tutela dell’ambiente ed al rispetto dei diritti umani. Il Boschetto, come gli altri orti del progetto AgroBarriera, è uno spazio in cui, più che coltivare ortaggi, si coltivano le relazioni e si cura la comunità. L’approccio di cura nei confronti della natura e delle piante viene allargato a tutti i protagonisti del progetto.

In che modo queste attività potranno essere integrate a quelle del Progetto SPIGA?

Con SPIGA andremo a potenziare i processi già avviati, portando delle novità e delle riflessioni che completano il tema del rispetto dei cicli naturali. Immaginiamo laboratori con i bambini sul ciclo del grano dalla spiga alla pagnotta, laboratori di formazione e sensibilizzazione, eventi conviviali per rafforzare la comunità non trascurando mai le fasce più delicate che soffrono di povertà alimentare. In questi mesi abbiamo visto un aumento delle code per i pacchi alimentari; è per questo che con SPIGA ci impegneremo a produrre del pane di qualità che verrà consegnato nel quartiere, andando a potenziare il progetto Food Pride che si occupa di recupero e distribuzione del cibo con sede a Torino.

In che modo pensate sia importante recuperare il rapporto tra giovani e agricoltura?

Le nuove generazioni soffrono di un distacco netto rispetto alla conoscenza dei prodotti utilizzati per realizzare quello che mangiamo; in quest’ottica, la materia prima sembra aver perso valore. Le implicazioni sono moltissime, ma quello che deve farci riflettere è la presa di coscienza del distaccamento totale tra l’agricoltura e il consumo di un prodotto agricolo. Porre l’accento sulle tipologie di grano e su come i processi agricoli cambiano in relazione al grano che si va a coltivare può essere uno dei punti centrali sul perché far riflettere i giovani sulla questione dei grani.

Come intendete favorire la rigenerazione artigiana della periferia torinese?

Crediamo che lo sviluppo del quartiere debba ascoltare e saper declinare l’identità del luogo. Per Barriera di Milano, ad esempio, l’artigianato è uno dei temi caratterizzanti. Il progetto vuole sensibilizzare la cittadinanza, coinvolgendo anche i più piccoli, all’acquisto e consumo etico di pane di qualità, realizzato con farine genuine del territorio attraverso un processo di lievitazione naturale. Innovando e rinnovando la tradizione delle antiche botteghe artigiane si attiverebbe un processo di scoperta delle tradizioni e del saper fare, con l’obiettivo di attrarre nuovi giovani artigiani che creino qui le proprie botteghe e diano spazio alla loro creatività. Le attività di sensibilizzazione, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030, creeranno un bacino di nuovi potenziali acquirenti di “prodotti di qualità”.

Per supportare il progetto SPIGA e contribuire alla sua realizzazione è possibile fare una donazione tramite la campagna di crowdfunding. C’è tempo fino a fine ottobre!

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