25 Mar 2022

Marta Mingucci: insegno come aiutare l’ambiente e i nostri mari

Scritto da: Davide Artusi

In vista dello sciopero globale per il clima, Marta Mingucci ci parla dell’inquinamento dei fondali del Mediterraneo e dell’importanza della didattica ambientale, soprattutto per i bambini. Ciascuno di noi può contribuire a fermare la crisi climatica e ambientale con piccoli gesti quotidiani, diffondendo cultura e dando il buon esempio.

La Spezia - Stamattina centinaia di migliaia di giovani stanno scendendo nelle piazze per aderire allo sciopero globale per il clima e per la pace. Moltissimi di loro si attivano quotidianamente per diffondere cultura e buone pratiche con l’intento di proporre soluzioni alla crisi ambientale e climatica. Una di loro è Marta Mingucci, maestra d’arte, amante del teatro e guida ambientale escursionistica laureata in Scienze Naturali.

Chi ci segue da un po’ probabilmente ha già sentito parlare di lei: l’avevamo intervistata circa un anno e mezzo fa e qui potete trovare l’articolo che le abbiamo dedicato. Appassionata fin da piccola della natura e in particolare del mondo marino, si sposta da Modena, luogo di nascita, a Levanto, riuscendo a fondere la sua passione per la dimensione naturalistica con quella del mondo dell’arte di strada.

Marta cerca di dare il suo contributo per aiutare una natura che l’uomo sta sempre più danneggiando e ferendo e lo fa attraverso la realizzazione di tour, escursioni e laboratori rivolti ai più piccoli, momenti in cui l’educazione ambientale viene raccontata con un piglio più moderno e divertente. In occasione di questa giornata particolare dedicata all’attivismo climatico, con lei abbiamo parlato dell’importanza della didattica ambientale e delle problematiche legate all’inquinamento marino.

marta
In questi ultimi anni hai notato un mutamento dei fondali del Mar Ligure? Sono sempre più visibili i danni dell’inquinamento?

Da tutta la vita osservo attentamente, per passione e professione, i fondali del Mediterraneo, in particolar modo quelli del levante Ligure. Da 10/15 anni a questa parte il degrado è decisamente visibile e pare diffondersi a un ritmo sempre maggiore. Gli effetti dell’eutrofizzazione delle acque dovuta all’immissione di sostanze inquinanti nei corsi acquatici sono ormai molto evidenti: sospensioni di microalghe con conseguente intorbidimento, mucillaggini, schiume e così via

Ci sono poi altri problemi dovuti alla crescente acidità delle acque che, in particolar modo, rendono dura la vita a quegli organismi che sfruttano il carbonato di calcio disciolto. Di fatto questi animali non riescono più a trovare o a fissare il carbonato di calcio di cui hanno bisogno per costruirsi una conchiglia/scheletro. Questo comporta la diminuzione di molte specie e pregiudica la biodiversità, anche perché in mare la connessione tra gli organismi è altissima.

In quale misura le attività antropiche contribuiscono a questa situazione?

L’inquinamento arriva da più fonti: ci sono inquinanti visibili, ad esempio la plastica di cui si parla tanto, e inquinanti invisibili, di cui si parla pochissimo, ma che sono ancora più pericolosi. Ci sono fattori di inquinamento dovuti agli scarichi delle navi e delle industrie, alle discariche e al rilascio di oggetti solidi, altri invece dovuti ai reflui dell’agricoltura intensiva e degli allevamenti intensivi.

La didattica ambientale, soprattutto se fatta con cuore e con sentimento, è fondamentale: credo che andrebbe fatta anche con gli adulti e non solo con i più piccoli

Come ho scritto in una delle mie opere create con oggetti portati dalle onde e raccolti sulla spiaggia, “tutto ciò che perdi lo ritrovi in mare”. Ecco cosa si trova in acqua: di tutto! E ci sono molti oggetti che percorrono i fiumi prima di arrivare al mare e proprio per questo è giusto dire “in acqua”: perché tutte le acque son collegate con il mare e tutto poi finisce in questo bacino che tanto affermiamo di amare, ma che così poco rispettiamo.

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Com’è possibile ridurre il problema dell’inquinamento marino? Cosa può fare l’uomo per limitare i danni?

A livello individuale si può fare tanto. Anche nel nostro piccolo possiamo dare un contributo per migliorare questa situazione, ad esempio non bisognerebbe utilizzare prodotti chimici per la pulizia della casa, detersivi che non siano biodegradabili, e così per shampoo, bagnoschiuma, saponi, eccetera. La maggior parte di questi prodotti, che si trovano comunemente in commercio, fanno male anche alla nostra salute e aumentano l’eutrofizzazione delle acque.

Per salvaguardare l’ambiente marino è inoltre utile comprare più possibile cibi biologici, fornirsi da piccoli produttori locali o produrre il più possibile da soli. Tutto ciò ha almeno tre vantaggi: contrastare le produzioni intensive e quindi montagne di sostanze chimiche e veleni, ridurre i trasporti e dunque le emissioni CO2 nell’aria, mangiare più sano e con più soddisfazione.

Altri fattori importanti per arginare il problema dell’inquinamento marino sono ridurre il più possibile tutto ciò che comporta gas di scarico e dare il buon esempio con le nostre azioni, parlando di questa problematica. Infine, invito a non raccogliere dalla spiaggia le conchiglie, nemmeno se disabitate: sono una banca di carbonato di calcio che tornerà in circolo nel mare, a favore di quegli animali che ne hanno bisogno per vivere e riescono sempre più difficilmente a recuperarlo.

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Qual è a tuo avviso il ruolo della didattica ambientale nell’opera di sensibilizzazione e responsabilizzazione dell’individuo, in particolare il bambino, rispetto al tema dell’inquinamento?

La didattica ambientale, soprattutto se fatta con cuore e con sentimento, è fondamentale: credo che andrebbe fatta anche con gli adulti e non solo con i più piccoli. Nonostante tutto non bisogna mai smettere di vedere il bello della natura, della vita. Per questo motivo cerco di realizzare tour per tutti. Qui a Levanto, con Associazione Creativamente, stiamo continuando a fare “Avventure dietrocasa” con i bambini dai sei ai dieci anni circa, per far conoscere e vivere il territorio e i diversi ambienti sotto gli aspetti naturalistici, selvaggi e storici.

Stai lavorando a qualche nuova attività o a qualche progetto relativo alla didattica ambientale?

Ultimamente sto lavorando a un nuovo progetto; si tratta di un’Immersione Poetica, ovvero una via di mezzo tra un’Immersione Forestale (o Bagno di Foresta) e uno spettacolo teatrale. Il pubblico partecipa a un cammino a tappe volto all’ascolto dell’ambiente grazie a momenti di meditazione, poesia e interventi teatrali studiati per quel paesaggio specifico. Lavoriamo in stretta connessione con l’ambiente che abbiamo attorno, attraverso momenti di coinvolgimento e interazione. Il titolo del progetto è “Come gli Alberi”, con Ilaria Gozzini (tutto è partito da una sua idea e volontà), Cesare Galli e Carlo Gambaro.

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