29 Dic 2023

Le migliori notizie del 2023 – #855

Siamo alla fine dell’anno e puntuale come le tasse arriva la tradizionale puntata con le migliori notizie del 2023. Con qualche novità, nel format, rispetto agli scorsi anni.

Caro 2023, siamo alla fine, e come alla fine di ogni anno mi chiedo, per cosa sarai ricordato? Viviamo anni che di certo ci ricorderemo in futuro, che passeranno ai libri di storia, che hanno cambiato il corso degli eventi, e devo dire non per cose particolarmente positive, come pandemie, nuove guerre, crisi ecologica, irruzione dell’AI. Ma come si dice, anche il 2023 ha fatto cose buone.

Scherzi a parte, a volte l’enormità soverchiante degli eventi di attualità ci fa dimenticare le tante cose belle che succedono e che sono successe. Un po’ perché, come si dice, fa più rumore un albero che cade che cento che crescono. Un po’ perché soffriamo del bias cognitivo del declinismo, un po’ perché il giornalismo alimenta questa tendenza, si dice “Bad news are good news. Good news is no news. No news is bad news” – vabbè risentitevela 2-3 volte e la capite. Insomma, tutto questo pippone per dirvi che come da tradizione ho deciso di mettere assieme le migliori notizie del 2023 per farvelo vedere sotto una luce diversa.

E per darvi un po’ un retrogusto vintage, ho fatto un po’ come in quelle serie anni novanta, che per risparmiare budget ogni tanto mettevano insieme quelle puntate fatte di spezzoni di vecchie puntate, in cui i protagonisti ricordano cose. Quindi ecco, ci sarà il me di oggi, 29 dicembre 2023, che introduce il me di momenti diversi dell’anno, così potrete anche osservare l’evolvere della mia barba, se la cosa vi interessasse. 

Va bene iniziamo.

L’anno è praticamente iniziato con una notizia grossa grossa. Era il 17 gennaio e ve la lascio ascoltare dal me di allora, vi metto anche un effetto flashback che fa ancora più vintage, tiè:

Contributo disponibile nel video/podcast

Messina Denaro era molto malato poi pochi mesi dopo è morto, il 25 settembre scorso ma questa è un’altra notizia.

Saltiamo febbraio, mese rinomatamente inutile se va bene, infausto se va male, e andiamo al 1 marzo, quando raccontavamo, con Guardian, dell’impegno dell’amministrazione Lula per contrastare la deforestazione illegale.

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La cosa è proseguita bene, tant’è che a fine anno la deforestazione dell’Amazzonia è calata di oltre il 50%, nonostante la siccità estrema che ha favorito gli incendi. 

Pochi giorni dopo arriva lo storico accordo delle Nazioni Unite sul Mare:

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Accordo che verrà poi ratificato più avanti, il 21 giugno.

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Marzo è stato un mese particolarmente prolifico e il giorno numero 29 raccontavamo di una notizia apparentemente minore, ma dall’impatto significativo su almeno una parte di mondo, in quanto a riduzione dei rifiuti.

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Andiamo ancora avanti di pochi giorni e il 4 aprile parlavamo di api senzienti e piante che parlano fra loro, ovvero dei nuovi e rivoluzionari studi sull’intelligenza degli insetti e delle piante.

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Andiamo a fine aprile, quando l’Ue presenta dei nuovi indicatori per misurare l’impatto delle sue politiche ambientali. 

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Saltiamo a piedi pari maggio e giugno, e arriviamo a luglio, al 19 luglio, giorno in cui arriva una notizia attesa da anni, da molte persone:

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Dopo la pausa estiva, siamo al 5 settembre, una delle prime puntate è stata dedicata non a una notizia specifica, ma a un fenomeno in forte crescita: ovvero le cause e le azioni intentate dai cittadini contro stati e multinazionali per inazione climatica. Vi faccio ascoltare solo un brevissimo estratto perché è difficile da sintetizzare, ma trovate questa puntata come tutte le altre sotto FONTI E ARTICOLI.

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Il 27 ottobre invece è arrivata una notizia interessante, ovvero che la Danimarca ha approvato una nuova legislazione per ridurre il consumo di carne.

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Siamo in dirittura d’arrivo, siamo al 10 novembre, data in cui viene approvato l’accordo Ue sul ripristino della natura. È un buon accordo? È un cattivo accordo? Di sicuro è un accordo storico:

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Veniamo all’ultima notizia, siamo ormai al 29 novembre e arriva la notizia di una grande vittoria dei movimenti ambientalisti e sociali a Panama, che riescono a far chiudere una enorme miniera a cielo aperto di rame che avrebbe devastato alcuni delicati ecosistemi. Rientra, se vogliamo, sempre nel cappello dei cittadini contro le multinazionali, ma l’ho lasciata a parte perché è una questione che abbiamo seguito molto da vicino, ci abbiamo dedicato anche una puntata di INMR+ e fra l’altro siamo stati gli unici a farlo.

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Colgo l’occasione per dirvi che tutte queste notizie che avete ascoltato sono state possibili, nel senso di finanziate, anche dalle persone che si sono abbonate, che oltre a finanziare i contenuti per abbonati ci aiutano a lasciare libere e accessibili a tutti un sacco di informazioni, fra cui anche INMR. Quindi ecco, se pensate che tutto questo abbia un valore, potete abbonarvi. Buon anno.

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