Io faccio così #21 – Panta Rei, un Centro di esperienze per l’educazione e la formazione alla sostenibilità

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Condivisione e consapevolezza, bioedilizia e responsabilizzazione, formazione e relazioni umane. Sono questi gli ingredienti che, sapientemente mescolati alla terra cruda e ad altri materiali del posto, hanno dato vita al Centro di esperienze per l’educazione allo sviluppo sostenibile Panta Rei: un incantevole microcosmo dolcemente incastonato in una cornice naturale di rara bellezza. Situato nel cuore dell’Umbria, regione che ospita molte tra le esperienze più avanzate d’Italia, Panta Rei poggia sulla parte alta di una collina che scende fino al lago Trasimeno ed è circondato dagli alberi.

 

 

“Tutto scorre e ritorna”. La storia di Panta Rei

La storia di Panta Rei  risale agli anni ’70, attraversati in Italia e all’estero da quell’onda dei movimenti di contestazione giovanile sorti come reazione alla standardizzazione dei caratteri della società di massa, al consumismo, allo sfruttamento economico e ad un sistema di valori basato sul successo e sul profitto.

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Ed è proprio in quel periodo che un gruppo di persone si ritrova in Umbria e si confronta sulla possibilità di recuperare terre abbandonate e sperimentare nuove forme di allevamento alternative alla zootecnia a stabulazione fissa. Tra le persone motivate da questa passione vi è Dino Mengucci, fondatore negli anni successivi della cooperativa La Buona Terra, proprietaria del terreno e delle strutture, che gestisce un’azienda agricola a conduzione biologica e che dalla fine degli anni’80 opera come fattoria didattica.

 

Dall’esperienza della fattoria-scuola e dalla constatazione della non-consapevolezza di molti gesti quotidiani, matura il progetto di Panta Rei, di cui Dino Mengucci è presidente e fondatore. Due eventi, in particolare, conducono alla nascita del Centro:
– un incendio che nel 1992 distrugge le stalle, lasciando un obbrobrio di Eternit e ferro;
– la scoperta, in occasione di un convegno internazionale sull’educazione ambientale, del Cat (Centre for Alternative Technology) in Galles, il cui metodo educativo è basato sulla responsabilizzazione nell’uso delle risorse.

 

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Dino Mengucci, presidente e fondatore di Panta Rei

Da una riflessione sulla ridefinizione del posto, guidata dalla volontà di recuperare e riqualificare i terreni e le strutture, nasce quindi il progetto di Panta Rei che si concretizza tra il ’97 ed il ’98 (con la partecipazione ad un bando dell’Unione europea che finanzia la struttura) e che diventa operativo nel 2001. Per non sovrapporre le attività della cooperativa La Buona terra e della fattoria didattica si sceglie il tema dell’abitare.

Sperimentazione e responsabilità: i pilastri di un nuovo modo di abitare

“Abitare è anche costruire la nostra casa secondo determinati criteri, mantenerla e prevedere la possibilità di riprodurla”, spiega Sanni Mezzasoma che, insieme a Dino Mengucci è l’anima di questo posto.
La realizzazione del centro parte dal recupero di tre strutture zootecniche. La scelta di recuperare le strutture, anziché demolirle, è uno dei punti fondamentali del progetto perché in questo modo si è mantenuto un legame con la storia dell’area.
Gli edifici sono stati recuperati utilizzando materiali da costruzione a basso impatto ambientale come legno, terra cruda, sughero, paglia, pietra, canna di lago.

 

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Dal punto di vista impiantistico Panta Rei si contraddistingue per la bassa intensità tecnologica. Si è scelto infatti di prediligere un approccio pratico basato su un abbassamento del livello tecnologico ed un’importanza maggiore data alla responsabilizzazione. L’idea – spiega Sanni – è quella di far emergere nelle persone “l’istintualità sostenibile” piuttosto che fornire loro una soluzione tecnologica che supplisca ad una mancanza di consapevolezza e responsabilità.

 

Imparare facendo: formazione e informazione a Panta Rei

La pratica è dunque uno dei pilastri fondamentali di Panta Rei, un luogo per costruire occasioni di apprendimento e sperimentazione, per vivere esperienze in cui il legame tra le nostre azioni abituali e le loro conseguenze appaia diretto. Più che offrire una soluzione Panta Rei vuole portare un aumento della possibilità di scelta.

 

Panta Rei non cerca la collaborazione di persone che abbiano specifiche competenze, ma che siano piuttosto appassionate di una determinata modalità. Non ci interessa realizzare il prototipo perfetto e universalmente valido, ma realizzare qualcosa che si possa comprendere, mantenere e riprodurre”.

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“Più che la ricerca del modello perfetto – continua Sanni – siamo interessati alla sperimentazione sull’aumento della possibilità di scelta. Non siamo spaventati dall’errore perché spesso sbagliare aiuta ad imparare, così come per i bambini: inutile dare loro la soluzione prima che sperimentino”.

 

Educare alla consapevolezza dei gesti quotidiani

Panta Rei, pertanto, è stato ed è un cantiere permanente, un organismo in costante evoluzione anche grazie all’apporto dei partecipanti, che ricavano informazioni, competenze, conoscenze, pratiche e tecniche attorno ai temi della sostenibilità e ai temi del costruire e del produrre nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente.

Durante workshop, campi di lavoro, campi scuola, corsi di formazione, seminari, progetti di agricoltura sociale, sono stati realizzate parti importanti delle strutture e degli impianti del Centro.

Imparare facendo, in quest’ottica, diventa la chiave per educare le nuove generazioni alla consapevolezza dei gesti quotidiani, mission ispiratrice del Centro.

 

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“Sono entusiasta della crescita di sensibilità nelle persone. Fino al 2008 – ammette Dino Mengucci – avevo una visione molto pessimista dell’Italia. Ora vedo raddoppiare gli individui coscienti ogni anno. Vi è un fermento incredibile e una grande voglia di cambiare, come testimoniano le tante persone che vengono continuamente a proporre idee e progetti”.

 

Per saperne di più leggi:

 

io-faccio-cosi-libro-70810Daniel Tarozzi

Io faccio così
Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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