25 Ago 2022

Cosa ci insegna la vicenda dei cinghiali del parco della Maggiolina a La Spezia?

Scritto da: Valentina D'Amora

Da diversi giorni tantissime persone stanno “facendo muro” davanti al parco La Maggiolina di La Spezia per difendere due famiglie di cinghiali. La vicenda sembra aver aperto un vaso di Pandora: che messaggio si può leggere? Ne abbiamo parlato con un etologo, il dott. Francesco De Giorgio, che ci ha detto qual è la sua opinione in merito.

La Spezia - Nei giorni scorsi una famigliola di cinghiali è finita per errore nel parco della Maggiolina a La Spezia e lì è rimasta da diciassette giorni. Il motivo? In attesa che le istituzioni decidessero il da farsi sono state chiuse tutte le uscite. Proprio mentre sembrava che la Regione Liguria fosse decisa a trasferire i cinghiali in una struttura per la macellazione, centinaia di volontari di associazioni provenienti da tutta Italia ma anche semplici cittadini, famiglie locali e non, hanno presidiato giorno e notte il cancello del parco con l’obiettivo di impedire il prelievo e l’abbattimento degli animali.

Così, per più di due settimane due cinghiali femmina e sette cuccioli sono rimasti “blindati” all’interno del parco, in attesa di un destino incerto. Il loro reato? Essere usciti dai boschi, oltrepassando i confini immaginari della città. In pochissimo tempo ne è nata una barriera umana per difendere quelle creature sì, ma anche i propri valori, in primis empatia e compassione, che è, mai come oggi, importante trasmettere ai nostri figli per il loro bene e per il bene dell’umanità.

La mobilitazione di questi giorni è stata grande e sentita e il presidente della Regione, Giovanni Toti, è intervenuto più volte sui social per tranquillizzare i presenti: “Siamo al lavoro per una soluzione non cruenta”, si leggeva nei suoi post. La buona notizia è che gli animali verranno lasciati vivere, ma in una struttura in provincia di La Spezia, perché i veterinari ASL hanno espresso dubbi sul lungo trasferimento dalla parte opposta della Liguria, in provincia di Imperia, dove un rifugio li avrebbe potuti accogliere.

cinghiali maggiolina spezia

Il fatto che sia a La Spezia che a Roma tantissime persone si siano schierate a favore della vita – anziché dello stomaco – farà capire alle istituzioni che i tempi stanno cambiando? E così come la grande partecipazione popolare alla vicenda della Sfattoria degli Ultimi non è un episodio eccezionale, ma la normalità servirà a modificare il solito copione di violenza e farà attuare soluzioni più sagge e foriere di buon senso? Nel caso di La Spezia, per esempio sul tavolo delle opzioni era giunta molto presto una soluzione non cruenta: un piccolo santuario circondato dalle montagne, dove questa famiglia di cinghiali avrebbe potuto vivere un vita serena e degna, ha dato da subito la propria disponibilità ad accogliere gli animali.

Qual è il punto? Come siamo arrivati a tutto questo? Dov’è la casa dei cinghiali: nei boschi? Forse. Ne ho parlato con l’etologo Francesco De Giorgio (ve l’abbiamo presentato qui).

Nelle ultime settimane si è letto ovunque “Animalisti, se volete i cinghiali portateli a casa vostrain alternativa a “La casa dei cinghiali è nei boschi”. Che ne pensi?

Se vogliamo guardare questi animali come soggetti con proprie scelte, decisioni, prospettive, interessi e non come meri oggetti di arredamento romantico-naturalistico, allora il ragionamento deve essere più articolato, meno ideologico e meno semplificante, perché questo può avere un impatto più o meno positivo nella qualità delle pratiche di convivenza e di vita.

Esserci farà capire che c’è una quantità enorme di persone che ama gli animali e che ha voglia di vedere cose diverse.

Il bosco non è più, quindi, una buona residenza per i cinghiali?

Il bosco può essere un luogo noiosissimo e deprivante, soprattutto se sono cinghiali “di mondo”, cioè con una fame insaziabile di scoprire. Il fenomeno dei cinghiali che si muovono in aree urbane non è solo dato da una spinta a cercare cibo facile o evitare pressioni venatorie, ma anche frutto di uno spirito di esplorazione, della voglia di conoscere e vivere posti nuovi, anche quando si tratta di marciapiedi, piazze e spiagge.

I cinghiali del parco della Maggiolina, infatti, sono stati rinchiusi perché hanno oltrepassato l’arbitraria linea di demarcazione natura/città.

La differenza tra natura e città la facciamo soprattutto noi umani, mentre per un cinghiale, per una volpe, per un falco, non ci sono confini netti, habitat predefiniti e case preassegnate. Guardare agli animali, anche umani, in modo nuovo e moderno, permette di portare il nostro sguardo oltre il predefinito, apprezzando un indefinito.

I tempi sono maturi per fare una rivoluzione. Oltre a La Spezia saremo anche in altri posti dove sta per compiersi un atto di violenza e forse così inizieranno a cambiare le cose. Esserci farà capire che c’è una quantità enorme di persone che ama gli animali e che ha voglia di vedere cose diverse.

presidio a la spezia
Un’immagine del presidio, tratta dalla pagina Facebook I cinghiali della Maggiolina – La Spezia
La vicenda spezzina e tutta la partecipazione di cittadini, volontari e famiglie con bambini dà voce a un’esigenza chiara, netta, lampante: è arrivato il momento di cambiare.

Decisamente: ci sono cambiamenti che possiamo fare da soli, altri che richiedono una partecipazione più ampia, altri ancora che avvengono ineluttabilmente da soli. Anche se ci sono grandi sacche di resistenza collegate alla questione animale, molte cose stanno cambiando sia sulla base di scelte personali, sia perché ci si raduna come società contro qualcosa divenuto culturalmente inaccettabile. Inoltre i tempi cambiano, cambiano le sensibilità, cambiano le lotte.

Ecco, la questione di La Spezia ha ben mostrato l’instaurarsi di una sovrapposizione di queste tre forze di cambiamento, con un significato importante che è la necessità di modificare l’approccio agli animali, soprattutto da parte delle istituzioni. In questo senso, come etologo che tiene al punto di vista animale, auspico che tale prospettiva non venga più negata, che non ci siano più animali belli e animali brutti, animali utili e animali nocivi, animali che vengono amati e altri che vengano uccisi, che si veda riconosciuto il ruolo importante dei rifugi, che cambi il ruolo della sanità animale, non più visto come funzionale alla salute umana, ma che affianchi e supporti le associazioni e i loro volontari, che si evolva anche il ruolo degli etologi, da asserviti allo specismo a militanti della conoscenza, dell’etica e del cambiamento. Al servizio degli animali.

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