Con Mana Chuma il teatro diventa impegno civile e crea comunità a Sud
Tradizione culturale locale e mediterranea, sperimentazione e innovazione risuonano nelle opere della compagnia teatrale Mana Chuma, tra impegno civile e comunità.
In breve
Impegno civile, restanza, ambiente, storia popolare del Sud Italia salgono sui palchi di mezzo mondo grazie alla compagnia teatrale Mama Chuma.
- Originaria della Calabria grecanica, Mama Chuma è una compagnia teatrale che attraverso l’arte attiva processi socio-culturali nei territori in cui opera.
- Secondo Mama Chuma, l’arte ha la forza di unire le persone e di stimolare processi di socializzazione.
- Filo conduttore sono le “storie dei nostri nonni”, narrate come forma di resistenza per dare voce alla gente che ha bisogno di sentirsi raccontata.
- La compagnia ha creato anche tante relazioni significative con soggetti delle territorio come musei, università, ordini professionali.
Mana Chuma, in grecanico – una lingua minoritaria parlata nella costa ionica della Calabria, discendente dai coloni della Magna Grecia – vuol dire Madre Terra. Mana Chuma è anche il nome della compagnia calabro-sicula di teatro contemporaneo che da trent’anni è impegnata nel recupero dell’identità storica e culturale del Sud Italia attraverso un racconto di storie e personaggi della tradizione locale, che si veste di forme artistiche innovative e di contaminazione di linguaggi differenti.
Mana Chuma, in realtà, è molto più di una compagnia teatrale. Se da un lato prosegue il suo impegno e la sua ricerca nell’esplorare storie dimenticate con linguaggi originali e luoghi inediti per il teatro, dall’altro si definisce protagonista di processi socio-culturali nei territori in cui opera con continuità.
È un esempio la rassegna che sta per iniziare. Dal 29 luglio al 2 agosto Reggio Calabria ospiterà EPIC – Esperienze Performative di Impegno Civile, la rassegna di Mana Chuma inserita nell’ambito del progetto Reggio Fest2025: cultura diffusa, con un ricco programma di concerti e spettacoli teatrali. EPIC in realtà non solo è il nome di questo evento, ma il titolo di una rassegna itinerante e costante nel tempo che raccoglie tutta la programmazione culturale svolta sul territorio dalla compagnia calabro-sicula.

La rassegna sarà preceduta da “A calata du suli Fest – Riti di passaggio tra luce e ombra”, una tre giorni di eventi presso il Parco Diffuso della Conoscenza e del Benessere di Pellaro. Il nome è strettamente connesso con il luogo: si tratta di un balcone sullo Stretto e gli spettacoli si terranno tutti alle 19:15, quando il sole declina verso il mare e si spegne dietro i monti della Sicilia. La luce naturale del tramonto è anche una scelta ecologica.
Dalla ricerca artistica della compagnia Mana Chuma, diretta da Massimo Barilla e Salvatore Arena, con la collaborazione del compositore e sound designer Luigi Polimeni e dello scenografo Aldo Zucco, si è sviluppata un’attività che recupera l’identità storica e culturale del meridione, in particolare dell’area dello Stretto, grazie al forte legame tra queste due sponde e alla scelta di professionisti che hanno deciso di restare al Sud e portare la propria creatività in giro per il mondo.
«La compagnia nasce per l’esigenza e la necessità di narrare il mondo dal nostro punto di vista che non può non partire dal contesto e l’immaginario che ci circonda, e questo ci permette di rendere le nostre storie più universali», racconta Massimo Barilla. Oltre alle innumerevoli tournée italiane, Mama Chuma ha calcato palchi internazionali di città come New York, Parigi, Colonia, Malta e Bitola, in Macedonia, dove ha vinto due importanti premi al prestigioso Festival del Monodramma nel 2023. Mana Chuma si è aggiudicata anche il Premio della Critica 2019 dell’ANCT, l’associazione dei critici teatrali italiani per “l’impegno civile che si fa grido di libertà e bellezza”.
Il nostro narrare è legato al concetto di resistenza e una responsabilità morale dell’artista è dare parola a chi parola non ha
Mana Chuma, un teatro che sa di storia, bellezza e impegno civile
Parole e valori che risuonano in modo prepotente nelle opere della compagnia. Molti spettacoli, scritti da Massimo Barilla e Salvatore Arena, hanno a che fare con la rilettura della storia del Sud a partire da episodi specifici. Pagine dimenticate, eppure imprescindibili, per interpretare la storia recente. Il Sud come laboratorio di rivolte del popolo spesso trasformate e strumentalizzate con accordi poco chiari tra mafie, servizi segreti deviati e partiti eversivi. Sono nate così importanti opere di teatro civile che hanno dato vita alla trilogia “A Sud della Memoria” con gli spettacoli “Di terra e di sangue”, “70VolteSud”, “Come un granello di sabbia”.
«La forza di attrazione del territorio ci permette di raccontare la bellezza e l’intimità nonostante le difficoltà e le problematiche non risolte legate alla questione del mezzogiorno. Noi abbiamo scelto di non soffermarci sulle difficoltà, anzi. Raccontiamo le storie che appartengono ai nostri nonni, a chi vive il territorio. Uscendo fuori dal naturalismo, l’unico modo per raccontarlo è la forma poetica che arriva in modo diretto alla gente che ha bisogno di sentirsi raccontata. Il nostro narrare è legato al concetto di resistenza e una responsabilità morale dell’artista è dare parola a chi parola non ha. La resistenza in quanto luogo di possibilità e libertà per gli ultimi che spesso non ce l’hanno», sottolinea Salvatore Arena.

Mana Chuma propone una contaminazione continua, una tradizione che si rinnova confrontandosi con il cambiamento, con la poesia – grazie anche alla presenza di Elizabeth Grech –, con la tecnologia e con i linguaggi sperimentali, dando un volto a quel ponte immateriale – forse invisibile agli occhi di molti – che unisce le due sponde e che permette di costruire rapporti e relazioni attraverso l’arte, la cultura e la bellezza. «L’arte ha la forza di unire le persone, di stimolare un processo di socializzazione. La resistenza sta nel fatto di ricercare la bellezza dove apparentemente non c’ è. Uno stimolo a creare e creare incontri rispetto ai luoghi e alle persone», continua Salvatore.
Le collaborazioni di Mana Chuma e i progetti futuri
Mana Chuma ha instaurato negli anni molte relazioni, come quella con l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna del Ministero della Giustizia, con il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC), con l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e con l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Reggio Calabria. «L’impegno civile non è solo sul palcoscenico, ma è fatto anche di azioni concrete con vari interlocutori del territorio all’interno di una strategia in cui il teatro è il pilastro fondante di una visione altra», sottolinea Massimo.

Mana Chuma, attiva su più fronti, è tra i soci della rete di nuova drammaturgia siciliana Lati-tudini, tra i membri dell’International Theatre Institute Italia (ITI) e dell’International Network for Contemporary Performing Arts (IETM), e conta anche innumerevoli collaborazioni strutturate con altre compagnie teatrali italiane. Fuori dall’Italia con il REF, il Réseau Euromed France, una rete di organizzazioni della società civile francese, nell’ambito di un progetto Erasmus+ collabora con il progetto “Mob in Med”, una campagna di sensibilizzazione sulla condizione difficile vissuta da molti giovani del Mediterraneo rispetto al tema della mobilità che partirà a ottobre.
Con un piede al Sud e uno in giro per il mondo, Mana Chuma quest’anno ha inaugurato una nuova “casa” per la compagnia: uno spazio multi disciplinare nei pressi del porto di Reggio Calabria, dove tra archivi, prove e lezioni di teatro si continuerà a sperimentare e a raccontare il territorio per fare comunità. «In un momento storico complesso si recupera il senso e il valore profondo del teatro che, forse in momenti “più tranquilli”, si tende a dimenticare. Il teatro nasce come elemento comunitario e deve tornare a esserlo per attraversare i tempi di crisi», conclude Massimo.









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