Dal legno post-consumo al mobile: come funziona una filiera circolare
In Italia il legno post-consumo è alla base di un sistema industriale che trasforma scarti e arredi dismessi in nuovi pannelli. Il caso di Gruppo Saviola racconta come la circolarità possa risalire la catena del valore fino all’arredo.
In breve
Analizzando l’attività del Gruppo Saviola proviamo a capire in che modo l’economia circolare si inserisce nella filiera del mobile.
- Non è ancora diffusa l’abitudine di inserire fra i criteri di valutazione di un mobile la sua sostenibilità.
- Il Gruppo Saviola cerca di far capire l’importanza di conoscere tutti i passaggi della filiera e di privilegiare quelle con un impatto ambientale più contenuto.
- Uno degli slogan del gruppo infatti è la “vita infinita del legno”, un materiale che rappresenta una risorsa capace di rinascere all’infinito.
- In Italia la filiera del legno ha un doppio volto: se da un lato il 65% del materiale immesso sul mercato viene riutilizzato, dall’altro l’80% del legno riciclato proviene dall’estero.
- Dal punto di vista di chi acquista, è importante prestare attenzione alla provenienza del legno e privilegiare i prodotti realizzati con materiali riciclati.
Una cucina nuova, un armadio, una libreria: li scegliamo per la forma, il colore, il prezzo. Quasi mai per la filiera. Eppure il mobile è l’ultimo fotogramma di una storia più lunga: materia prima, trasporti, lavorazioni, fine vita. In Italia questa storia ha un tratto peculiare: il legno, a differenza di quanto immaginiamo, può rientrare in circolo su scala industriale. È dentro questo punto cieco che si colloca il caso di Gruppo Saviola: nato negli anni Sessanta nella bassa mantovana è tra i primi a puntare – già dalla fine degli anni Ottanta – sul legno post-consumo per produrre pannelli ecologici.
Non è una questione di slogan. La domanda concreta è: che cosa cambia per l’impatto e per la qualità del mobile finito, quando la materia non arriva dal legno vergine ma da mobili dismessi, pallet e imballaggi? Quando tocchiamo un’anta raramente ci chiediamo da dove venga quel legno, quante volte abbia già vissuto. La filiera resta invisibile: taglio degli alberi, produzione dei pannelli, trasporti, smaltimento. Il lavoro sul Pannello Ecologico® di Gruppo Saviola sposta l’attenzione proprio lì e mostra che il legno non deve per forza avere una sola vita: può rientrare in circolo più volte se l’intero sistema è organizzato in questo senso.

Chi è Gruppo Saviola
Gruppo Saviola nasce nel 1963 a Viadana in provincia di Mantova. Negli anni si allarga, integrando produzione di pannelli, attività chimica e arredamento in kit, ma il cuore resta il lavoro nel mondo del legno-arredo. Tra fine anni Ottanta e anni Novanta prende forma la svolta sul legno post-consumo: prima sperimentazione, poi rete di raccolta, poi un modello industriale stabile. In quegli stessi anni nasce anche il Consorzio del Pannello Ecologico®, pensato per aggregare produttori e partner attorno a un’idea di design più coerente con la circolarità.
Oggi il Gruppo racconta questa identità con l’espressione “vita infinita del legno” e con la definizione “Eco–Ethical Company”. Nelle parole di Alessandro Saviola, Presidente di Gruppo Saviola, «“vita infinita del legno” significa che per noi il legno usato non è mai un rifiuto o uno scarto, ma una risorsa che può rinascere all’infinito». E aggiunge: «Essere una Eco–Ethical Company vuol dire andare oltre la sostenibilità; è un impegno etico che guida ogni scelta, dalla produzione alla chimica, dal design alla logistica».

Il mobile non è un oggetto, è una filiera
Quando scegliamo una cucina o un armadio, in realtà stiamo scegliendo un insieme di materiali e di passaggi: pannelli, colle, bordi, finiture, trasporti. Un “prodotto composto”, appunto. E dentro questa stratificazione si decide la cosa più concreta di tutte: se quel mobile consumerà nuova materia o se, almeno in parte, prolungherà la vita di materia che esiste già. Nel legno la differenza si vede bene. La filiera lineare parte dal taglio, arriva al pannello, diventa mobile e alla fine si chiude spesso con lo smaltimento o con la valorizzazione energetica – cioè il materiale viene bruciato per produrre energia.
La filiera circolare invece prova a riaprire il ciclo: il mobile dismesso non è solo un rifiuto, ma un flusso di materiale che può essere raccolto, selezionato e reimmesso nel sistema produttivo. È in questa seconda traiettoria che si colloca il percorso di Gruppo Saviola. Quella compiuta è una scelta industriale che è stata avviata quando la parola “circolarità” non era ancora nel lessico comune e che oggi si traduce in una domanda semplice: come si trasforma davvero uno scarto in un pannello di qualità?

Dal rifiuto al pannello: cosa intendiamo per Pannello Ecologico®
Alla base c’è un’idea semplice: usare solo legno di recupero – dai vecchi mobili ai pallet, fino agli imballaggi – al posto del legno vergine. «Il Pannello Ecologico® nasce oltre trent’anni fa da un’idea di mio padre Mauro. È il primo pannello al mondo realizzato al 100% con legno post-consumo, senza utilizzare materia prima vergine», racconta Alessandro Saviola.
In parallelo, spiega il Presidente del Gruppo Saviola, è cresciuta anche la rete di raccolta: «Abbiamo costruito una rete dedicata, oggi evoluta in una Business Unit, Savionet, che conta oltre 40 centri operativi in Italia e in Europa» e che «permette di recuperare ogni anno fino a 1,65 milioni di tonnellate di legno post-consumo». È lì che il tema del Pannello Ecologico® smette di essere un concetto e diventa una filiera: logistica, selezione, pulizia, produzione, controllo.
Per essere credibile, questo ciclo deve reggere anche dal punto di vista tecnico ed estetico: il pannello deve essere stabile, lavorabile, in grado di accogliere finiture e texture. Scegliere un pannello nato da legno riciclato non significa rinunciare al gusto: è un modo diverso di arrivare allo stesso risultato, caricandolo di un significato in più. «Pannello Ecologico® garantisce qualità, design e performance pari ai materiali tradizionali», dice Saviola, «dimostrando che riciclo e bellezza possono convivere senza compromessi».

La “vita infinita” del legno: il quadro italiano
In Italia il riciclo del legno è organizzato da oltre venticinque anni attorno a Rilegno, consorzio nazionale che coordina raccolta e avvio a riciclo degli imballaggi in legno. Nel 2023 sono state avviate a riciclo circa 1,64 milioni di tonnellate di legno, con un tasso di riciclo degli imballaggi vicino al 65% rispetto all’immesso al consumo. Dentro questi numeri Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, invita a leggere un tratto italiano spesso poco percepito: «Possiamo dire che siamo una superpotenza nell’economia circolare». Ma nello stesso respiro aggiunge un elemento che complica il quadro: «L’80% del legno che noi usiamo per questo settore viene dall’estero».
È in questo contesto che il Pannello Ecologico® di Gruppo Saviola va letto per quello che è: non l’unico caso virtuoso e non il “salvatore del pianeta”, ma un esempio concreto di come la circolarità possa diventare infrastruttura industriale e risalire la catena del valore fino all’arredo. E se si allarga lo sguardo al comparto dei pannelli, il quadro è ancora più netto: secondo “L’Italia in 10 Selfie” circa il 93% dei pannelli truciolari prodotti in Italia è realizzato con legno 100% riciclato. In altre parole, qui la circolarità smette di essere un racconto e diventa filiera.

Cosa possiamo fare quando scegliamo un mobile
Tutto questo rischia di restare sullo sfondo se non entra nelle nostre scelte di ogni giorno. Quando compriamo una cucina o un armadio guardiamo quasi sempre lo stile, l’organizzazione degli spazi, il budget. Accanto a questi criteri possiamo aggiungere una domanda in più: che storia ha il legno di questo mobile? Chiedere se i pannelli contengono legno riciclato, domandare quali certificazioni esistono, provare a capire se il produttore lavora con filiere basate sul legno post-consumo non è una fissazione da addetti ai lavori.
È un modo concreto per rendere visibile la filiera, spingendo aziende e rivenditori a esplicitare scelte che oggi spesso restano implicite. Sapere che ci sono filiere strutturate e modelli industriali che trasformano vecchi mobili, pallet e imballaggi in nuovi arredi ci dà un criterio in più. Possiamo chiederlo, possiamo pretenderlo, possiamo premiare chi si muove in questa direzione.
Ed è qui che torna il nodo culturale. Realacci lo dice in modo netto: «La distanza sicuramente c’è». Ma aggiunge che non si colma con linguaggi per specialisti; si riduce quando la sostenibilità diventa comprensibile e verificabile per chi compra. Nella sua lettura il motore più forte non è solo etico. Conta il concreto impegno che sostenibilità e qualità vadano insieme, cioè che un prodotto sostenibile sia anche migliore e che l’impresa più affidabile. In pratica, al momento dell’acquisto, domande su tracciabilità e certificazioni non sono un vezzo “green”, ma il modo più semplice per capire cosa stiamo davvero portando in casa.

Il legno come infrastruttura di un’economia diversa
Immaginare un mobile come un oggetto alla sua seconda, terza o quarta vita cambia la prospettiva. Non vediamo più solo una cucina nuova, ma una catena di passaggi in cui il legno è stato raccolto invece che bruciato, trasformato invece che scartato. La “vita infinita del legno” diventa la possibilità di costruire filiere in cui il materiale rientra più volte nel ciclo produttivo, riducendo la pressione sulle foreste e sulle discariche.
Il caso di Gruppo Saviola mostra che questo approccio può diventare un modello industriale stabile, inserito dentro una filiera nazionale del riciclo che da anni produce risultati misurabili. Da una parte ci sono le scelte di chi progetta, investe, costruisce reti e impianti. Dall’altra ci sono le scelte di chi arreda la propria casa. In mezzo c’è una domanda che possiamo tenere con noi ogni volta che apriamo una scheda tecnica o parliamo con un rivenditore: quale storia di legno vogliamo portare in casa?









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