2 Marzo 2026 | Tempo lettura: 7 minuti

Il Ludobus, il furgone che porta in giro giochi tradizionali per creare socialità e inclusione

Il Ludobus è un furgone che porta giochi tradizionali nei Comuni dell’imperiese e, dentro la rete Impatto Inclusivo, costruisce spazi di relazione tra residenti e persone accolte, puntando sulla ripetizione e sulla presenza nel territorio.

Autore: Paolo Cignini
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La partita si blocca dopo pochi minuti. Non perché qualcuno litiga. Perché arrivano loro – due ragazzi pakistani e un bengalese – e dicono che così non si gioca. Il tavolo è quello del Carrom, gioco diffuso in Asia meridionale, e in pochi istanti le regole cambiano. È una scena piccola, ma contiene già l’idea di tutto il progetto. Il Ludobus ha portato quel tavolo in piazza come parte di un percorso che, negli ultimi diciotto mesi, ha attraversato la provincia di Imperia dentro la rete Impatto Inclusivo, sostenuta dalla Fondazione Compagnia di San Paolo. Il gioco non è un semplice intrattenimento: è un dispositivo che altera gli equilibri. Quando qualcuno conosce meglio le regole, il centro si sposta.

«Non appena è stato visto da ragazzi pakistani e bengalesi, sono accorsi e ci hanno polverizzati», racconta divertito Fabio Boero, coordinatore del Ludobus. I ragazzi spiegano le varianti, discutono su quale sia quella “giusta”, mostrano gesti imparati da piccoli. Intorno al tavolo si crea un capannello, qualcuno osserva, qualcuno prova, qualcuno chiede. In quel momento non c’è chi accoglie e chi viene accolto: c’è chi sa e chi impara.

Partita di Carrom durante una tappa del Ludobus nella provincia di Imperia, all’interno del progetto Impatto Inclusivo.
Una partita di Carrom durante una tappa del Ludobus nella provincia di Imperia.

È da qui che parte il lavoro del Ludobus dentro alla rete di Impatto Inclusivo: l’obiettivo è creare situazioni in cui le etichette si sciolgono e restano le persone. Non c’è chi “porta” qualcosa a qualcun altro. C’è uno spazio condiviso che cambia equilibrio a seconda di chi lo attraversa. Il gioco diventa un terreno neutro dove le gerarchie si sospendono.

Che cos’è il Ludobus e come si inserisce nella rete

Il Ludobus nasce più di dieci anni fa dentro la Cooperativa Sociale L’Ancora, con sede a Sanremo, attiva nei servizi educativi e nell’accoglienza. L’idea iniziale era semplice: riportare i giochi tradizionali nelle piazze, nella loro versione da strada, come occasione pubblica di incontro. Negli anni il progetto si è evoluto, rinnovando strumenti e modalità operative. Non è solo un furgone carico di giochi, ma un modo di abitare lo spazio pubblico.

«Il Ludobus è fisicamente un furgone che gira per i paesi dell’entroterra e della costa, portando giochi di legno di varie dimensioni», spiega Boero. Le tappe toccano i Comuni dell’entroterra tra Imperia, Savona e Ventimiglia, ma anche centri come Sanremo, Taggia e Imperia. A volte si lavora nelle piazze, altre negli oratori o nei saloni parrocchiali, adattandosi al contesto.
Una parte dei giochi è acquistata, un’altra è autocostruita con adolescenti del territorio. Il lavoro si avvale anche della consulenza dell’associazione culturale e ludica Ludo Ergo Sum. La costruzione dei giochi è già un pezzo del processo educativo.

Partita di Carrom durante una tappa del Ludobus nell’ambito del progetto Impatto Inclusivo in provincia di Imperia.
Una partita di Carrom durante le attività del Ludobus nell’ambito della rete Impatto Inclusivo, provincia di Imperia.

Dentro una rete territoriale

Il Ludobus è una delle azioni inserite dentro Impatto Inclusivo, rete sostenuta dalla Fondazione Compagnia di San Paolo che articola il lavoro su più ambiti: supporto e accompagnamento al lavoro, sportelli Migrapoint, abitare, area ludica ed eventi pubblici diffusi sul territorio. Non si tratta quindi di un intervento isolato, ma di un tassello dentro una strategia territoriale articolata. Il gioco entra in una rete che lavora su lavoro, casa e accesso ai servizi.

«Il progetto è stato sviluppato su più ambiti», spiega Anna Fraioli, responsabile del progetto. «Nell’ambito ludico abbiamo inserito il Ludobus perché porta i giochi nelle piazze dei Comuni dell’entroterra, luoghi distanti dai centri principali e capaci di intercettare un’utenza differente». Il decentramento è parte della strategia: uscire dai poli maggiori per raggiungere territori meno presidiati. In un territorio ampio e frammentato, il furgone ha funzionato come collegamento concreto. «Ha percorso molte tappe. Ha creato una sorta di filo che ha collegato città e paesini opposti». La mobilità del Ludobus diventa così un’infrastruttura relazionale.

Per Fraioli il Ludobus rappresenta «il mezzo principale per collegare luoghi diversi». Uno strumento che mette nello stesso spazio persone con background migratorio, fragilità differenti e cittadini del territorio senza gerarchie predefinite. L’obiettivo non è costruire un evento simbolico, ma produrre occasioni ripetute di contatto. Il progetto vuole raccontare l’inclusione non come concessione o aiuto unidirezionale, ma come spazio condiviso in cui i ruoli si ridefiniscono. Non è una questione di lessico, ma di posizione nello spazio pubblico. In piazza non si distinguono beneficiari e operatori: si distinguono solo competenze, curiosità e disponibilità a mettersi in gioco.

Il Ludobus durante una tappa del progetto Impatto Inclusivo nella provincia di Imperia.
Il Ludobus in piazza durante una tappa del progetto Impatto Inclusivo, provincia di Imperia.

Un lavoro che si prepara prima di arrivare in piazza

«Non è solo il giorno dell’evento che caratterizza il Ludobus», spiega Boero. «C’è tutta una preparazione dietro: scelta dei giochi, manutenzione, organizzazione delle tappe». Il furgone non trasporta semplicemente materiali, ma è dotato di un dispositivo che va costruito e rimesso a punto ogni volta. La dimensione organizzativa è parte integrante dell’intervento. Si lavora nei Comuni dell’entroterra imperiese, ma anche nel savonese e fino a Ventimiglia. «Sono paesi molto diversi tra loro, con dinamiche e pubblici differenti». Questo significa adattare ogni volta l’allestimento e modulare tempi e modalità. Non esiste una formula standard replicabile senza modifiche.

«Alcuni giochi li abbiamo autocostruiti insieme ai ragazzi», racconta. Coinvolgere adolescenti non solo come fruitori, ma come parte attiva nella costruzione degli strumenti, cambia la relazione con l’iniziativa. Il Ludobus si costruisce nel tempo, attraverso pratiche ripetute e riconoscibili. Quando si torna negli stessi luoghi, qualcosa cambia. «Le persone iniziano a riconoscerti». Non è solo una questione di partecipazione numerica, ma di relazione che si consolida. La continuità trasforma un evento in presenza.

Cosa resta dopo che il Ludobus riparte

«Non è semplice valutare quantitativamente questi interventi», dice Boero. «Non si tratta solo di contare quante persone partecipano». Il dato numerico non restituisce ciò che accade intorno ai tavoli, nei dialoghi informali, nelle relazioni che si riattivano al passaggio successivo. La differenza sta nella ripetizione. Quando il furgone rientra nello stesso paese, non riparte da zero. I tavoli vengono riconosciuti, qualcuno si avvicina già sapendo come funziona. «C’è un’abitudine che si costruisce». È nella durata che il progetto mostra la sua efficacia.

Gioco in legno utilizzato dal Ludobus durante una tappa nell’entroterra della provincia di Imperia.

Alternativa più descrittiva:

Gioco tradizionale in legno proposto dal Ludobus nell’ambito del progetto Impatto Inclusivo.
I giochi tradizionali in legno sono al centro delle attività del Ludobus nell’ambito di Impatto Inclusivo.

«Stiamo pensando di lasciare alcuni allestimenti in modo permanente in certi centri», racconta Boero. Non per sostituire il passaggio del Ludobus, ma per rendere meno episodico quel tempo condiviso e favorire continuità locale. Dentro Impatto Inclusivo, il Ludobus è una delle azioni, ma è anche la più visibile perché occupa lo spazio pubblico e lo trasforma temporaneamente. Nella ripetizione costruisce una presenza riconoscibile, che torna e viene attesa. La piazza diventa laboratorio di convivenza concreta.

Un gioco che non assegna ruoli

Quel tavolo di Carrom, all’inizio del racconto, torna alla fine con un significato più chiaro. Quando i ragazzi pakistani e bengalesi si avvicinano e iniziano a spiegare le regole, il centro si sposta senza bisogno di dichiarazioni formali. L’equilibrio cambia davanti agli occhi di tutti. «Sono arrivati e ci hanno polverizzati», raccontava Fabio. Non c’è chi integra e chi viene integrato. C’è chi conosce una pratica e la mette a disposizione.

Il gioco sospende le categorie e redistribuisce competenze. Il Ludobus non aggiunge un’etichetta al territorio. Costruisce situazioni in cui persone diverse condividono uno spazio e delle regole comuni, scoprendo che il confine tra chi insegna e chi impara può cambiare in pochi minuti. Ed è forse proprio in questa oscillazione che il progetto trova la sua forma più solida.