3 Aprile 2026 | Tempo lettura: 6 minuti
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MigraPoint, lo sportello migranti che favorisce accoglienza e integrazione

Documenti, lavoro, servizi sanitari, orientamento. Tra Sanremo e Imperia l’associazione Mappamondo accompagna persone straniere con MigraPoint e altri strumenti concreti.

Autore: Paolo Cignini
Manifestazione dell’associazione Mappamondo di Sanremo in piazza Duomo a Milano
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In breve

Uno sportello migranti, una scuola di italiano e una rete territoriale che prova a rendere più accessibili diritti e servizi nel Ponente ligure.

  • MigraPoint è lo sportello migranti di Mappamondo attivo tra Sanremo e Imperia.
  • Questo sportello migranti offre orientamento su documenti, permessi di soggiorno, servizi sanitari, lavoro e rapporti con gli uffici.
  • Accanto allo sportello, Mappamondo porta avanti anche una scuola di italiano per stranieri.
  • Queste attività sono state rafforzate all’interno della Rete Impatto Inclusivo, sostenuta dalla Fondazione Compagnia di San Paolo attraverso il bando Territori Inclusivi.

C’è chi arriva con un permesso di soggiorno da rinnovare, chi con un curriculum da scrivere per cercare lavoro, chi con il bisogno di capire da dove cominciare. A volte il nodo è una pratica da sbloccare, altre l’accesso ai servizi sanitari, altre ancora il rapporto con uffici e procedure che, senza orientamento, possono trasformarsi in un labirinto. È in questo spazio di bisogno concreto che lavora MigraPoint, lo sportello migranti portato avanti dall’associazione Mappamondo tra Sanremo e Imperia.

Attivo a Sanremo dal 2008 e poi esteso anche a Imperia in collaborazione con Arci provinciale di Imperia, MigraPoint non è solo uno sportello informativo. Patrizia Trecci di Mappamondo lo descrive come uno strumento che aiuta «le persone straniere nei passaggi più delicati del loro percorso di orientamento e regolarizzazione», da quelle legate ai documenti fino all’uso dei servizi presenti sul territorio. Più che offrire risposte standard, qui si costruiscono percorsi.

Come funziona MigraPoint

Spesso, racconta Trecci, tutto parte da richieste molto pratiche: «Fare un curriculum per potersi presentare per un lavoro», oppure capire «come fare per i documenti, dove rivolgersi e a chi». A Sanremo l’operatore dello sportello ha una formazione giuridica e questo aiuta ad affrontare anche i passaggi più delicati, compreso il rapporto con la Questura. Ma il lavoro non si esaurisce quando una persona espone il problema: si raccolgono documenti, si torna, si verifica, si prova ad arrivare a una soluzione.

Cartello in lingua araba nella sede di Mappamondo a Sanremo
Un cartello in lingua araba nella sede di Mappamondo a Sanremo, segno concreto di un lavoro quotidiano fatto anche di mediazione culturale e accesso ai servizi.

Lo sportello intercetta anche richieste che riguardano la salute e il rapporto con i servizi territoriali. Mappamondo lavora infatti con l’Asl 1 e con i distretti sociali, anche su questioni di sostegno economico. È qui che MigraPoint trova il suo senso più pieno: non sostituirsi ai servizi, ma fare in modo che le persone riescano davvero a raggiungerli e usarli.

I numeri della relazione finale aiutano a dare misura a questo lavoro. Tra maggio 2024 e novembre 2025 MigraPoint ha seguito 58 utenti a Imperia e 104 a Sanremo. A Imperia la richiesta più frequente è stata il colloquio informativo-legale; a Sanremo emergono anche il supporto nei rapporti con enti e associazioni, la ricerca di lavoro, i contatti con la Questura e l’accompagnamento nelle pratiche documentali. Dietro l’etichetta di “sportello migranti” si raccolgono così bisogni diversi, ma tutti legati alla possibilità concreta di orientarsi e accedere ai propri diritti.

Non solo lingua: mediazione culturale e scuola di italiano

Nel racconto di Trecci c’è un punto che allarga subito lo sguardo. La mediazione culturale, spiega, non coincide soltanto con la traduzione linguistica: serve anche ad aiutare una persona a capire «dove è contestualizzata», in quale cultura si trova, quali sono i codici e i servizi con cui deve fare i conti. Non si tratta solo di parlare la stessa lingua, ma di rendere leggibile un contesto.

È un passaggio decisivo, perché oltre alle difficoltà linguistiche spesso esistono difficoltà culturali: capire perché un servizio è importante, come funziona un consultorio, che cosa cambia quando ci sono di mezzo minori o donne in gravidanza. Quando questo passaggio riesce, il risultato non è solo pratico ma anche relazionale. Lo dice bene Trecci: «Nel momento in cui capisco, mi sento accolto».

Lezione della scuola di italiano per stranieri di Mappamondo a Sanremo
Una lezione della scuola di italiano per stranieri promossa da Mappamondo a Sanremo, attività rafforzata all’interno della Rete Impatto Inclusivo.

Dentro questo stesso orizzonte si colloca anche la scuola di italiano per stranieri, che Mappamondo porta avanti a Sanremo e da poco tempo anche a Imperia. Non è un’attività secondaria, ma un altro strumento concreto di autonomia. Imparare l’italiano incide infatti sulla vita quotidiana, sull’accesso ai servizi e sui percorsi di regolarizzazione. Nell’ultimo anno scolastico la scuola ha registrato 332 iscritti complessivi, di cui 297 a Sanremo e 35 a Imperia. Grazie al progetto Impatto Inclusivo inoltre, Mappamondo ha potuto rafforzare la didattica con l’acquisto di lavagne interattive multimediali.

Tra Sanremo e Imperia, bisogni che non scompaiono

Il lavoro di Mappamondo si muove tra due territori vicini, ma non identici. A Imperia, racconta Trecci, sono più presenti le comunità turche e marocchine; a Sanremo invece, accanto ai marocchini c’è una presenza più forte di persone bengalesi. Cambiano quindi le composizioni sociali e in parte i bisogni che emergono. Parlare di migrazioni, anche in un’area relativamente circoscritta come il Ponente ligure, significa fare i conti con territori concreti e differenze reali.

Guardando a oltre vent’anni di lavoro sul tema, il bilancio resta ambivalente. Qualcosa nei rapporti con i servizi è cambiato, e in alcuni casi – per esempio con l’Asl 1 – oggi esiste una collaborazione più dinamica. Ma Trecci lo dice senza giri di parole: «Visto che esistiamo ancora come associazione vuol dire che non è cambiato tanto». Se il terzo settore continua a essere così necessario è perché il bisogno di orientamento, accompagnamento e mediazione non è stato assorbito dal sistema pubblico.

Donne all’ingresso della scuola di italiano per stranieri di Mappamondo a Sanremo
Alcune donne all’ingresso della scuola di italiano per stranieri promossa da Mappamondo a Sanremo.

Il quadro inoltre resta segnato da diffidenza e razzismo. Trecci lo racconta attraverso un episodio piccolo ma eloquente: durante una distribuzione di segnalibri per la settimana contro il razzismo, alcune persone si rifiutavano perfino di prenderli in mano. Anche per questo servizi come quello offerto dallo sportello migranti MigraPoint continuano a rappresentare, prima che una risposta definitiva, un presidio necessario.

Impatto Inclusivo, una rete che rafforza ciò che già esiste

Nelle parole di Trecci, MigraPoint «è un pezzo», una delle attività che Mappamondo porta avanti sul territorio. Ed è proprio qui che la Rete Impatto Inclusivo mostra uno dei suoi effetti più interessanti: non creare dal nulla esperienze nuove, ma rafforzare e mettere in connessione pratiche che esistevano già. Uno degli aspetti più significativi della Rete, spiega, è stato riuscire a mettere insieme 16 realtà tra associazioni e cooperative, facendole lavorare davvero assieme. L’esempio che porta è quello del FabLab, con cui è stato possibile attivare anche corsi di computer rivolti a persone straniere.

Dentro questa cornice si colloca anche il ruolo della Fondazione Compagnia di San Paolo, che sostiene la rete Impatto Inclusivo grazie alla vittoria del bando Territori Inclusivi e rende possibile un rafforzamento reale delle attività sul territorio. Nel caso di Mappamondo questo ha significato dare più continuità a MigraPoint, migliorare la scuola di italiano e consolidare collaborazioni che altrimenti rischierebbero di restare più fragili. Tra documenti da sistemare, servizi da rendere accessibili, lingue da imparare e diffidenze da scalfire, l’inclusione qui prende la forma paziente dell’accompagnamento.