129 giornalisti uccisi nel 2025: non sono mai stati così tanti. Israele il killer più letale
Nel 2025 sono stati uccisi 129 giornalisti e giornaliste, due terzi di loro dall’esercito israeliano. È il numero più alto mai registrato da quando esiste questa statistica.
Il Committee to Protect Journalists è una ONG indipendente che opera in difesa della libertà di stampa e per garantire i diritti e la protezione dei giornalisti e delle giornaliste a livello mondiale. Nell’ambito di questa attività, dal 1992 pubblica un dossier annuale in cui riporta e analizza le uccisioni delle persone che si occupano di informazione. Pochi giorni fa è stata pubblicata l’edizione relativa al 2025, che ha visto il numero di uccisioni raggiungere un livello senza precedenti: 129.
Come specifica il comitato nell’introduzione al dossier, più di tre quarti delle uccisioni si sono verificate in teatri di guerra. Particolare enfasi viene posta sull’atteggiamento del governo israeliano, che “in modo continuo e senza precedenti ha preso di mira i giornalisti e gli operatori dei media”. Due terzi dei giornalisti uccisi nel 2025 sono stati colpiti dal Governo di Netanyahu e tre di essi sono morti dopo la cosiddetta tregua dichiarata a ottobre 2025. Israele è lo Stato che dal 1992 ha ucciso più giornalisti al mondo.
Interessante e angosciante un’altra statistica fornita dal CPJ: in 47 dei 129 casi di uccisione sono state avviate delle indagini per omicidio. È il numero più elevato dal 1992 ed è, secondo la ONG, la conseguenza di una sempre più diffusa cultura dell’impunità che circonda gli attacchi alla stampa. È importante ricordare che la Regola 34 dello studio del Diritto Internazionale Umanitario consuetudinario equipara i giornalisti ai civili e configura la loro deliberata uccisione come un crimine di guerra.
Nella classifica dei paesi più letali per i giornalisti, come detto, Israele – responsabile di 86 morti nel 2025 – occupa il primo posto con un enorme distacco sul secondo, che è il Sudan con 9 morti. Seguono Messico, Russia e Filippine. Fa riflettere anche il fatto che ben 371 giornalisti nell’arco degli ultimi 15 anni sono stati uccisi da soldati, quindi pubblici ufficiali. “A più di un decennio dall’istituzione da parte delle Nazioni Unite, della Giornata internazionale per la fine dell’impunità dei crimini contro i giornalisti e a più di trent’anni da quando il CPJ ha iniziato a documentarne le uccisioni, l’80% dei delitti rimane impunito“, scrive il Comitato.
Il report sui giornalisti uccisi del Committee to Protect Journalists è accompagnato da una spiegazione chiara ed esaustiva della metodologia utilizzata per raccogliere e organizzare i dati. Anzitutto vengono definiti in maniera molto dettagliata i criteri che consentono di qualificare una persona come giornalista o operatrice dei media. Viene poi chiarita la procedura di accertamento della morte, così come quello per definire un giornalista scomparso oppure imprigionato. Inoltre viene offerto il diritto di replica agli Stati coinvolti di rettificare i dati pubblicati.
Significativo anche uno strumento di ricerca dettagliata che l’utente può utilizzare per consultare l’archivio: ognuno dei giornalisti uccisi è registrato per tipo di morte, organizzazione per cui lavorava, luogo e data di uccisione e naturalmente nome e cognome. Già, perché nelle analisi politiche, militari, statistiche spesso ci si sofferma sui numeri dimenticandosi che tutti questi morti prima ancora che giornalisti erano persone.






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