Secondo Brian May i Queen non suoneranno a Glastonbury per difendere i tassi
La band rinuncia a esibirsi al celebre festival per protesta contro l’abbattimento dei tassi promosso dal fondatore Michael Eavis. Una decisione che riaccende il dibattito sul rapporto tra musica, politica e ambiente.
I Queen non suoneranno al Glastonbury Festival. Brian May, storico chitarrista della band, ha confermato che il gruppo non salirà sul palco di Worthy Farm per protesta contro l’appoggio del fondatore del festival, Michael Eavis, alla campagna di abbattimento dei tassi.
«Cerchiamo di salvare questi animali da anni, e continuano a essere uccisi», ha dichiarato May in un’intervista al Daily Mail. Non è la prima volta che il musicista si esprime in modo critico su Glastonbury: già nel 2019 e nel 2023 aveva escluso ogni partecipazione futura, ribadendo il proprio dissenso verso le scelte ambientali della direzione del festival.
Al centro dello scontro c’è una questione controversa: il ruolo dei tassi nella diffusione della tubercolosi bovina. Michael Eavis, allevatore di mucche da latte e fondatore del Festival, è tra i sostenitori della necessità di abbatterli per contenere la malattia. May, al contrario, considera la misura «una tragedia e un crimine contro la fauna selvatica». La sua posizione non si limita alla protesta: è cofondatore di Save Me, organizzazione che da anni promuove il benessere animale e si oppone a pratiche come la caccia alla volpe e, appunto, l’abbattimento dei tassi.
Nel Regno Unito l’abbattimento dei tassi è una pratica autorizzata dal governo per cercare di contenere la diffusione della tubercolosi bovina (bTB), una malattia che colpisce il bestiame e ha pesanti ricadute economiche per gli allevatori. Secondo i sostenitori di questa misura, i tassi rappresentano un serbatoio della malattia e la loro riduzione, tramite campagne di abbattimento selettivo, è considerata necessaria. Le licenze per l’uccisione vengono rilasciate da enti pubblici e riguardano ogni anno decine di migliaia di animali. La strategia, avviata nel 2013, si è protratta nel tempo nonostante l’opposizione di una parte del mondo scientifico e ambientalista.
Le critiche riguardano sia l’efficacia della misura, ritenuta da molti studiosi poco solida dal punto di vista scientifico, sia l’impatto ambientale ed etico. Secondo diverse ricerche, l’abbattimento non garantisce una riduzione significativa della malattia e può persino peggiorare la situazione, alterando il comportamento territoriale dei tassi. Inoltre, molti animali uccisi risultano sani. Organizzazioni animaliste e parte della società civile chiedono l’abbandono della pratica in favore di strategie alternative come la vaccinazione, già in sperimentazione in alcune aree. Negli ultimi anni il governo ha avviato una revisione della politica, con l’intenzione dichiarata di eliminare progressivamente l’abbattimento a favore di approcci meno invasivi.
In un panorama musicale sempre più attento alle cause sociali e ambientali, la vicenda accende il dibattito. Da un lato, c’è chi considera la scelta dei Queen un segnale forte, capace di accendere i riflettori su una tematica ambientale spesso trascurata. Dall’altro, c’è chi la vede come una semplificazione eccessiva di una questione complessa, in cui le esigenze degli allevatori si intrecciano con quelle della tutela della fauna.
Non è la prima volta che Glastonbury finisce al centro di controversie animaliste. Nel 2018, l’attore Peter Egan aveva lanciato un appello al boicottaggio del festival proprio per gli stessi motivi. Eppure, nonostante le polemiche, l’evento continua ad attrarre migliaia di spettatori e grandi nomi della musica internazionale. L’edizione 2026 ha visto sul palco nomi come The 1975, Neil Young e Olivia Rodrigo, mentre per il 2027 si vocifera la presenza di Sam Fender, Ed Sheeran, Rihanna e Little Simz.






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